Fiction neorealista, la invoca il Senato

Fiction neorealista, la invoca il Senato

La fiction deve tornare ad essere più vera, deve parlare alla società dei suoi valori profondi, non lasciarsi andare al "verosimile e al fenomenale": questo chiede il Senato ai produttori e ai broadcaster

    Una scena di Boris

    La fiction deve tornare ad essere più vera, deve parlare alla società dei suoi valori profondi, non lasciarsi andare al “verosimile e al fenomenale”: questo chiede il Senato ai produttori e ai broadcaster. Che abbiano visto Una Sera d’Ottobre?

    Ovviamente il riferimento a Una Sera d’Ottobre è scherzoso, l’argomento invece è dannatamente serio: il Senato ha organizzato un ciclo di incontri destinato agli operatori del cinema, della fiction e del teatro italiano, chiamati a riflettere insieme sui contenuti della narrazione audiovisiva (e teatrale) italiana nella speranza che si giunga a un orientamento più ‘neorealista’ nelle produzioni domestiche.
    Tre gli incontri previsti, come dicevamo, promossi dalla Commissione giustizia del Senato (presieduta da Filippo Berselli) e dalla Commissione igiene e sanità del Senato (presieduta da Antonio Tomassini) che si terranno al Teatro Eliseo di Roma con il seguente calendario: lunedì 26 si parlerà di crimine e giustizia, il 30 novembre di famiglia e sanità-malasanità, il 21 dicembre delle grandi biografie e dei romanzi storici.

    L’obiettivo è quello di organizzare un osservatorio votato alla valutazione della qualità dei prodotti nostrani: su qauli parametri è difficile capirlo, ma stando alle parole di Berselli e Tommasini il fulcro starebbe nella capacità di rappresentazione dei profondi valori della nostra società. “Recuperare i valori della sicurezza, del sacrificio e del senso dello Stato, raccontare l’Italia senza che il verosimile prevalga sulla verità o il fenomenale sull’ordinario” sintetizza Il Giornale raccogliendo le parole dei presidenti della Commissione, che hanno gia incontrato pubblicamente alcuni dei rappresentanti del mondo audiovisivo e teatrale italiano (Franco Scaglia di Rai Cinema, Andrea Purgatori di Cento Autori, Piero Maccarinelli di Artisti Riuniti, Lino Banfi – ormai imprescindibile se si parla di fiction -, Carlo Bixio di Publispei, Matilde e Luca Bernabei della Lux Vide, Giorgio Grignaffini, direttore di Fiction Mediaset e Fabrizio Del Noce, ancora ai vertici di RaiFiction).

    E se Del Noce ribatte sul punto della necessità di una fiction ‘neorealista’ – cavallo di battaglia della sua strategia fictional – capace di “raccontare i tanti problemi della società di oggi senza puntare al facile scandalo, trattando della crisi della famiglia, della violenza sulle donne e dell’immigrazione, ma anche del consumismo e dei modelli di vita“, Grignaffini si dice d’accordo, vedendo nella media serialità di titoli come I Cesaroni o Distretto di Polizia i formati più adatti per svolgere questo compito.


    Ci sorge una domanda: ma la fiction italiana non è già sufficientemente politically correct? Se dev’essere neorealista che lo sia davvero: ma chissà perché immaginiamo facilmente che il buon Del Noce non sarebbe così propenso a inserire titoli davvero ‘neorealisti’ nei piani di produzione RaiFiction. Se poi questo si traducesse in meno Barbarossa e più La Meglio Gioventù allora potremmo essere anche d’accordo.

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