Fiction italiana in declino? Parlano Scheri e Grasso

La fiction italiana è in crisi? Stando ai risultati d'ascolto e alle tante cancellazioni sembrerebbe di sì, ma la situazione è più profonda e riguarda la capacità di raccontare delle storie

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    Si è conclusa due giorni fa la miniserie di Canale 5 Anna e i Cinque. In attesa dello sbarco di Amiche Mie, dal 5 novembre sempre su Canale 5, ne approfittiamo per fare il punto sullo stato della fiction italiana, prendendo spunto dalla recensione di Aldo Grasso su Einstein (RaiUno) e dalla soddisfazione di Giancarlo Scheri, direttore Fiction Mediaset, per i risultati di Finalmente a Casa. L’impressione è che ormai ci si accontenti di poco.

    Ripercorrendo rapidamente i risultati delle fiction andate finora in onda su Rai e Mediaset sembra ci sia poco di cui stare allegri. Non solo per i bassi risultati d’ascolto, che hanno portato in poco tempo alla cancellazione di tre serie medical – Medici Miei (Italia1), Crimini Bianchi (Canale 5, Italia1), Terapia d’Urgenza (RaiDue), ma anche ad una serie di spostamenti strategici di palinsesto (di cui hanno sofferto anche Anna e i Cinque e ancora prima Il Sangue e la Rosa), ma soprattutto per i contenuti e la confezione di prodotti che sono ancora considerati un caposaldo della programmazione tv italiana.

    Sebbene sia ancora presto per una retrospettiva sull’offerta fictional di Rai (sempre più orientata al melodramma contemporaneo come dimostrano Fidati di Me o Una Madre) e Mediaset, qualche considerazione sull’andamento generale possiamo accennarla.

    Lasciamo da parte le rilevazioni, più volte fatte, sui medical all’italiana, che da sempre hanno difficoltà a farsi benvolere dal pubblico, e approfittiamo della recensione di Einstein pubblicata da Aldo Grasso sul Corriere della Sera.

    Siamo innanzitutto contenti di ritrovare nel suo articolo alcune delle notazioni da noi fatte qualche giorno fa, quando abbiamo messo a confronto la miniserie di Liliana Cavani e la sesta edizione dell’Isola dei Famosi. Avevamo indicato nella ‘giustapposizione’ e nella mancanza di pathos ed emozione i principali difetti che accomunano i due programmi. Per estensione potremmo allargare le considerazioni all’attuale produzione fictional, che Grasso definisce “marginale“.

    Di Einstein Grasso ha scritto: “Anche Albert Einstein è uno come noi, ha problemi con le donne, tradisce la moglie, si entusiasma quando vede il primo frigorifero e la prima lavatrice. Siamo alle solite, la fiction italiana non sa rappresentare altro che agiografie, sorrette dalla retorica del flashback. [...] Siamo piombati in una sacca di arretratezza, di povertà espressiva, di analfabetismo finzionale. Il compito principale della fiction italiana è tenere al caldo i piedi dello spettatore. Spiace che una regista come Liliana Cavani si presti a operazioni intellettualmente anestetizzate”.

    Un affondo niente male, cui peraltro Grasso ci ha abituato, ma che mette in evidenza una delle pecche principali della nostra fiction, l’anestetizzazione delle storie e dei personaggi, delle emozioni e dei conflitti, dei personaggi e delle loro motivazioni. Senza esse non c’è racconto. Certo, saremo tutti pronti a rimangiaci quanto detto e a celebrare l’ingegno italico con l’arrivo dei nuovi episodi de Il Commissario Montalbano, una vera boccata d’aria nel panorama fictional che del resto può contare non solo su una produzione accurata e attenta ma anche sul fondamentale apporto dell’autore, Andrea Camilleri. Montalbano è un unicum, mentre di recente le cose più interessanti sono arrivate dalle produzioni satellitari, affacciatesi da poco nel comparto della fiction nazionale. Come dimenticare Boris, ma anche le due coraggiose trasposizioni di Quo Vadis, Baby? e Romanzo Criminale (dal 10 novembre su Sky Cinema 1) e la serie Donne Assassine, per quanto criticata e criticabile.

    E così, in un panorama tv che perde sempre più pubblico, la fiction inizia ad accontentarsi di risultati, per dirla con Grasso, marginali. Un fenomeno che abbiamo già notato tempo fa, commentando la top ten delle fiction più viste della stagione 2007/2008 e che trova conferma nelle parole di Giancarlo Scheri, dichiatosi soddisfatto del 18,8% di share (4.494.000 telespettatori) raggiunto dal film tv Finalmente a Casa. Siamo al di sotto degli obiettivi di rete, ma per Scheri evidentemente questo risultato ha superato ogni aspettativa. “Il nostro impegno nella sperimentazione televisiva viene ripagato da questo nuovo successo dei film tv tratti dalla sitcom Finalmente soli”, ha dichiarato Scheri in una nota stampa, nella quale ha poi entusiasticamente fatto i complimenti per l’ottimo risultato “al cast, al regista Gianfrancesco Lazotti, alla casa di produzione Grundy Italia e, naturalmente, alla strepitosa coppia Gerry Scotti e Maria Amelia Monti, irresistibili nei panni di Gigi e Alice”, rinnovando l’appuntamento con un altro film tv della ‘serie’ per Natale, Finalmente una favola.

    Una domanda sorge spontanea: ma quale sarebbe la ‘sperimentazione’ televisiva di cui parla Scheri? L’aver riciclato una coppia da sitcom che funziona per un film tv, meno economicamente ‘impegnativo’ di una serie e basato esclusivamente sul richiamo dei protagonisti?

    Questa non è sperimentazione fictional, è una semplice operazione di marketing peraltro assolutamente legittima. Ma la sperimentazione è davvero tutt’altra cosa.