Fiat-Annozero, Mentana attacca Marchionne e Formigli si difende

Enrico Mentana attacca la Fiat e Sergio Marchionne per la condanna che Corrado Formigli e la Rai dovranno pagare per il servizio sull'Alfa Mito di Anno Zero

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    Enrico Mentana ha attaccato la Fiat e Sergio Marchionne durante l’edizione delle 20 di ieri del Tg La7. Il direttore ha parlato della condanna ai danni della Rai e di Corrado Formigli (volto di Piazzapulita) a pagare sette milioni di euro al Lingotto a causa di un’inchiesta condotta dal giornalista per la trasmissione Annozero. Mentana ci è andato giù pesante, potete risentire le sue parole nel video del Tg a partite dal 25esimo minuto in poi. Anche il conduttore di Piazzapulita si è difeso e ha lasciato al suo profilo Facebook il suo sfogo.

    Prima di pubblicare le parole di Corrado Formigli e l’invettiva di Enrico Mentana, riassumiamo la questione. La Rai e il giornalista di Piazzapulita (prima in forza ad Anno Zero) dovranno pagare sette milioni di euro (nello specifico 1.750.000 euro per danno patrimoniale e 5.250.000 per danno non patrimoniale), al Lingotto per il servizio andato in onda nel dicembre 2010 ad Annozero, che secondo il tribunale di Torino conteneva ‘affermazioni fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti‘ in relazione all’Alfa Mito, motivi per cui la Fiat aveva chiesto 20 milioni di euro, da devolvere in beneficenza.

    Il servizio dovrà anche sparire dal sito della Rai e metteva a confronto l’Alfa Mito, la Mini Cooper e la Citroën Ds, il giornalista si è difeso citando il diritto di critica, ma per il Lingotto, invece, il servizio di Formigli andava contro la Fiat. Secondo Mentana la casa automobilistica di Torino ne esce davvero a pezzi e secondo il direttore del Tg La7 l’atteggiamento del Lingotto è ipocrita visto che in passato ha spesso usato la stampa con modelli in prova limitata, inviti, viaggi premio e altre pratica: ‘Che ora si comporti da verginella insidiata dall’orco della mala informazione è grottesco‘, aggiunge il giornalista.

    L’ultima stoccata Mentana la dedica all’Ad della Fiat, Sergio Marchionne e riguarda la faccenda economica: ‘Sarebbe il caso che alla Fiat si mettessero una mano sulla coscienza e ci ripensassero. Perché certo, Formigli guadagna ben più di un operaio di Pomigliano, specie dopo l’ultimo contratto di questi ultimi, ma di certo infinitamente meno di un Sergio Marchionne. E, a differenza sua, paga le tasse in Italia‘. Aspettiamo la replica dell’Ad che indossa sempre e solo golf.

    Anche Corrado Formigli ha detto la sua sul caso e ha scritto un suo sfogo sul suo profilo Facebook, ecco le parti salienti: ‘Un giudice di Torino ha condannato me e la Rai a risarcire con 7 milioni di euro Fiat per aver realizzato un servizio [...] Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione. Nel servizio incriminato, al fine di valutare la competitività di Alfa Romeo sul mercato delle auto sportive, avevo messo a confronto tre piccole “belve” su una pista per testare le loro prestazioni assieme a un pilota collaudatore. Un confronto già peraltro realizzato dalla più autorevole rivista di settore, Quattroruote, la quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che l’Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la più lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di Annozero si era limitato a ribadire un confronto già realizzato e mai contestato [...] dentro lo studio della Rai dove mi trovavo, mi sono limitato a constatare che la Mito “si è beccata tre secondi dalla Mini”. Frase che, agli occhi di Fiat, è risultata un’insopportabile aggressione mediatica. Non mi addentro nelle ragioni giuridiche di questa sentenza, mi limito a osservare l’immensa sproporzione tra fatto e ammenda, quindi il suo intento punitivo. [...] cinquanta secondi di filmato nel quale il giornalista afferma non che l’Alfa Mito perde le ruote e 180 all’ora in autostrada e causa la morte di chi la guida, bensì che in pista è sì stabile e sicura, ma meno veloce di una Mini (fatto non contestato dalla Fiat) valgono molto più della vita di una persona: le tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte, riconoscono al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di 308.700 euro. Naturalmente sul mio servizio si può dissentire. Ma quale principio democratico afferma una sentenza che contesta non il fatto raccontato, bensì l’incompletezza dell’informazione in questione? In sostanza Fiat sostiene (e il giudice accoglie) che non puoi parlare della sportività di un’auto senza citare anche l’ampiezza del suo bagagliaio, la qualità delle sue finiture e la comodità del suo abitacolo. [...] Con tanti saluti al diritto di critica e di scelta del terreno del confronto. Questa sentenza è un atto di intimidazione nei confronti di chi si azzarda a criticare un prodotto industriale. [...] La domanda è: in Italia questo giornalismo libero di confrontare e criticare un prodotto ce lo possiamo ancora permettere? O questi sette milioni di euro stabiliscono il limite oltre il quale non ci si può spingere? [...] In Italia può esercitare il ruolo di perito indipendente del tribunale chi riceve finanziamenti da una delle parti: nel mio caso è successo per ben due dei tre consulenti indipendenti, i quali hanno ammesso di fronte al giudice che i rispettivi istituti ricevono finanziamenti da Fiat. Eppure sono rimasti tranquillamente al loro posto. Difficile per un giornalista, solo di fronte a questa condanna immensa, immaginare di continuare a esercitare il proprio diritto di critica. Chi parla male di un’auto Fiat, in Italia paga. Questa è la morale, questo deve sapere chi si appresta a fare il nostro mestiere‘.