Federico Russo conduce Emozioni su Rai Due: ‘La musica è la mia passione’ [INTERVISTA]

Intervista a Federico Russo, conduttore di Emozioni, in onda su Rai Due da mercoledì 8 ottobre 2014

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    Federico Russo conduce Emozioni, il programma di Rai Due dedicato ai grandi artisti della musica italiana, giunto alla quarta stagione. Prodotto in collaborazione con la Stand By Me di Simona Ercolani, Emozioni riparte mercoledì 8 ottobre 2014 in seconda serata su Rai Due con una prima puntata interamente dedicata a Enzo Jannacci, scomparso il 29 marzo 2013. Abbiamo incontrato il conduttore Federico Russo per conoscere le novità del nuovo ciclo di Emozioni, parlare di musica (ma non solo!) e fare il punto sulla sua carriera: dagli esordi a Operazione Trionfo, passando per TRL, fino a Radio Deejay e all’approdo a The Voice of Italy.

    Mercoledì 8 ottobre andrà in onda la quarta stagione di Emozioni. In questa edizione avete deciso di partire dall’omaggio a Enzo Jannacci: perché questa scelta e qual è il tuo approccio alla figura di Jannacci?

    La scelta di partire con Jannacci ha come motivo il fatto che siamo all’incirca a un anno dalla sua scomparsa. E’ un personaggio da celebrare e raccontare, quindi penso che la scelta sia stata automatica e come partenza per questa nuova stagione non avremmo potuto trovare di meglio. Mancava un racconto della vita di Jannacci e con Emozioni arriva l’omaggio a un artista che ha fatto la storia. Sono fiorentino e mi sono avvicinato a lui più lentamente, essendo Jannacci un personaggio legato alla città di Milano; nonostante cantasse in dialetto milanese, però, aveva la capacità di arrivare a tutti. Trasferendomi a Milano, respirando e vedendo i luoghi che lui cantava, mi sono avvicinato a questo artista e son felice di raccontare la sua storia, così come son felice di raccontare la storia di tantissimi la altri artisti del passato. Pur essendo 33enne, sono un appassionato della musica di tanti anni fa: sono cresciuto a pane e musica degli anni ’50, ’60, ’70 grazie ai dischi dei miei genitori.

    Da Operazione Trionfo a The Voice e Emozioni, passando per TRL: la musica è una costante del tuo percorso, è il fil rouge della tua carriera.

    Beh, la musica è sempre stata la mia passione, il fatto di aver sempre avuto la fortuna di poter lavorare in qualche modo intorno alla musica mi riempie di gioia. Operazione Trionfo è un capitolo diverso: già al liceo cantavo con la mia band e non facevo proprio canzoni pop; ho iniziato a fare questo lavoro facendo la radio locale e ho cercato col tempo di imparare – e sto ancora imparando – a fare questo mestiere, a cui fortunatamente gravita attorno sempre molta musica. La coincidenza ha voluto che molti programmi e molti impegni fossero collegati alla musica e spero che questo connubio continui perché è una materia alla quale sento di appartenere. Racconto la musica da appassionato e credo che la passione si avverta: parlo di cose non che conosco (non ho questa pretesa), ma che mi piacciono.

    Sei una colonna portante di Radio Deejay: ti senti più vicino alla radio o alla televisione?

    Sono tanti anni che faccio entrambe le cose contemporaneamente, ma penso sempre che il mio lavoro principale, quello per cui mi sveglio tutte le mattine, sia la radio, è il mio impegno quotidiano da tredici, quattordici anni ed è una cosa senza la quale non riuscire a vivere, mi mancherebbe se non la facessi. La televisione, invece, è un impegno più saltuario, va a produzioni, non è una cosa che fai quotidianamente, o meglio, a me è successa di farla quotidianamente ai tempi di TRL, ma in questi ultimi anni il mio impegno primario e costante è sempre stato la radio e la considero la mia fidanzata e la televisione la mia amante. Alla fine sono due metodi molto simili, ma anche diversi di comunicare perché la radio è più intima, c’è un contatto più stretto con chi ti ascolta, mentre la televisione ha sempre un po’ di barriera, che, però, mi piace. Sono due mezzi di comunicazione che amo e finché riesco a fare e portare avanti contemporaneamente sono la persona più felice del mondo.

    Ti dà più adrenalina una diretta radio, a cui sei abituato quotidianamente, o una diretta televisiva?

    Direi la diretta televisiva. Anche la diretta radio te le dà sempre ed è giusto che sia così, altrimenti smetteremmo tutti di fare questo mestiere, però la radio, essendo un mezzo più intimo, è più come aprire la porta di casa tua agli amici e chiacchierare. La diretta televisiva, invece, è fatta di quei respiri profondi prima di entrare, è più uno schiaffo però piacevole, più un tuffo rispetto alla radio: si accende la telecamera e lì hai una soddisfazione sicuramente diversa. Dal punto di vista dell’adrenalina, quindi, la diretta televisiva te ne dà di più, però – ripeto – sono due mezzi che amo perché ognuno dei due ha i suoi pregi che l’altro non ha e sarebbe dura scegliere.

    Nella sitcom Via Massena non sei solo uno speaker di Radio Deejay, ma attore a tutti gli effetti: Federico Russo strizza l’occhio alla recitazione?

    Sotto sotto certo, mi piacerebbe moltissimo e, anzi, devo dire che Via Massena è stata una grandissima palestra perché sono state ore e ore di set dalla mattina alla sera; è stata un’esperienza divertentissima e anche molto stancante, ma che mi ha insegnato tanto. Puoi studiare molto, ma è anche la pratica che ti insegna: non sono un attore, non ho mai studiato, però devo dire che tre anni di Via Massena mi hanno insegnato anche a capire cos’è un set, cos’è la vita del set ed è stato molto divertente. Ovviamente non siamo noi, ma i nostri personaggi pompati all’ennesima potenza: ricordo ancora quanto ci siamo divertiti a farlo.

    Il direttore Angelo Teodoli ha definito Rai Due il canale della contemporaneità: che rapporto hai con la rete?

    Ho un ottimo rapporto, ci lavoro e sono felicissimo di far parte della squadra. E’ una rete molto contemporanea, l’ho visto sin dall’ultima edizione di The Voice e lo sto vedendo anche adesso negli altri programmi: c’è una grossa presenza sul mondo dei social network dove anch’io sono molto attivo e mi diverto ad esserlo, penso sia qualcosa destinato a crescere sempre di più. Per mia esperienza posso dire che su Rai2 la presenza sui social è stata sempre più consistente, coinvolgente e molto importante.

    Da mercoledì 8 ottobre condurrai Emozioni e in primavera ti rivedremo al timone di The Voice of Italy: state già lavorando alla terza edizione?

    Manca ancora un po’, i lavori veri devono ancora iniziare, però mi piace sempre vivere tutto il work in progress.

    Sognando ad occhi aperti, c’è un ospite impossibile da avere che vorresti con te sul palco di The Voice?

    Bella domanda! In tanti anni di questo lavoro ho avuto la fortuna di intervistare molti artisti che mi interessavano e sono riuscito fortunatamente a incontrarli. Forse direi David Bowie. Se, invece, penso a un mito personale, dico Carlo Verdone: da giovane faceva il batterista e mi piacerebbe comparisse come featuring. Sono sicuro, però, che tanti nomi importanti calcheranno il palco di The Voice.

    Quanto sono importanti i talent show musicali per chi vuole fare il cantante oggi?

    Sono diventati sempre più importanti perché i talent show sono diventati i nuovi talent scout. Prima c’era una netta divisione: chi partecipava a un talent era un determinato tipo di cantante; chi, invece, snobbava perché aveva una band o era un cantautore, puntava a suonare nei locali, a fare tanti live, e i discografici o i talent scout di turno scoprivano una band o un artista andando in giro per l’Italia. Questo è giusto che continui perché sono sempre stato un grande appassionato di musica live e ho sempre sostenuto la musica live perché per diventare un cantante, un artista, devi farti le ossa nei pub, nei bar, nei locali malfamati, ovunque ti sia data la possibilità. Purtroppo, però, c’è sempre meno il desiderio di scommettere su persone che si conoscono ascoltandoli magari, appunto, in un pub o per strada e c’è sempre più la possibilità, invece, di scommettere su persone che escono dai talent, quindi da questo punto di vista sono diventati per tutti una vetrina importante per la musica, per farsi conoscere e per far conoscere la propria personalità; sono i nuovi talent scout e negli ultimi anni si sono dimostrati molto importanti: dai talent si sono scoperte voci che hanno portato copie alla discografia italiana, che non guasta mai.

    Il talent show è anche il futuro della televisione o si arriverà a un punto di saturazione?

    E’ difficile da dire perché è abbastanza imprevedibile, bisognerebbe capire qual è la alternativa: o si ritorna alle vecchie maniere o si deve capire cosa prenderà il suo posto. Probabilmente ci saranno dei cambiamenti, delle novità, magari i talent si evolveranno in un determinato modo e si chiameranno in un altro modo.

    Da qualche settimana è cominciato X Factor 8: hai seguito qualche puntata?

    Sì, ho visto le prime due puntate e penso sia uno show fatto bene, bello.

    Sai che fine ha fatto Suor Cristina?

    L’ho incontrata prima dell’estate ed era serena. So che dopo il programma si è presa una pausa, giustamente, abituata alla vita di convento … Penso che adesso stia lavorando a progetti musicali e so che è in contatto con l’Alto! Spero che comunque stia ancora continuando a far musica perché secondo me ha talento, mi auguro che faccia qualcosa di bello e che si dedichi al suo talento.

    Ieri la radio ha compiuto 90 anni, la tv l’ha celebrata interrompendo i programmi e mandando in onda degli audio storici. Radio e tv sono sempre più vicine o sono, invece, destinate a rimanere due mezzi avulsi l’uno dall’altro?

    Penso siano sempre stati abbastanza vicini. Li frequento tutti e due e ci trovo tantissime differenze, però è chiaro che sono due mezzi che sono sempre andati a braccetto. Tantissimi personaggi che hanno iniziato a muovere i primi passi in radio sono diventati, poi, personaggi televisivi – parlo dei maggiori che hanno fatto la storia della televisione italiana. Un legame c’è ed è anche molto forte ed evidente: capita sempre più spesso, infatti, di vedere programmi radio (e uno dei migliori esempi è Deejay Chiama Italia) che diventano programmi tv, che vengono doppiati dalla tv. Questo testimonia che il legame c’è, c’è sempre stato e sempre ci sarà.