Sentenza Usa: stop alla censura delle parolacce in tv

Stop ai bip per censurare le parolacce almeno negli Usa

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    Mai più bip per coprire un f**k (nel video in apertura una compilation pronunciata da Ryan O’Reily nella serie Hbo OZ), negli Stati Uniti si potrà imprecare (quasi) liberamente. La corte d’Appello di New York ha chiesto alle autorità competenti di rivedere il regolamento che proibisce di dire parolacce e altre volgarità in radio e in tv durante le ore di maggiore ascolto valutandola come un’imprecisione costituzionale e una palese violazione del primo emendamento.

    Con questa sentenza di fatto vengono annullate le richieste della FCC che dal 2004 aveva regolato pesantemente il turpiloquio nella tv americana. Ci sono talmente tante parolacce derivate direttamente dall F-word che l’autocensura diventa un problema. Questa sentenza della corte di New York di fatto riscrive le regole della tv e della radio statunitense. Confermando una sentenza di primo grado del 2006 che aveva stabilito come il regolamento in vigore aveva un effetto paralizzante: in tribunale la FCC, l’Agcom statunitese, era opposta alla Fox. Il regolamento in vigore risale al 1970, le tv che non censurano il turpiloquio devono pagare una multa. Anche se dalla parte della FCC c’è stata un po’ di apertura e sono state punite soprattutto le “parolacce gratuite”. “Ci sono talmente tanti temi che chi va in tv è sottoposto a una continua autocensura per qualcosa che dovrebbe essere completamente protetto dal primo emendamento“, ha aggiunto il giudice. Secondo la corte la FCC non può andare contro il primo emendamento, che sancisce la libertà di pensiero e di espressione. Sono citati tantissimi esempi come quello di una stazione radiofonica del Vermont che si è rifiutata di trasmettere un dibattito politico perché uno degli ospiti ha detto troppe parolacce in diretta, dopo questo fatto la radio è stata costretta a ridurre la propria programmazione escludendo la copertura di notizie dal vivo. “Faccende di questo genere sono direttamente collegate al primo emendamento,” ha affermato la Corte d’appello. Pronta la risposta della FCC, in una nota il presidente Julius Genachowski ha detto: “Stiamo prendendo atto della decisione della corte alla luce del nostro impegno di proteggere i più piccoli, conferire potere ai genitori e sostenere il primo emendamento“. Carter Phillips, un avvocato di Washington che ha discusso il caso per la Fox, ha definito la sentenza soddisfacente. Ha detto che la corte “ha rimandato tutto indietro alla FCC per riiniziare tutto daccapo” scansando così la politica sfuggente della FCC. La sentenza americana arriva proprio quando in Italia si sta pensando a rafforzare la censura che riguarda le parolacce pronunciate in tv.