Facci diffidato dal partecipare ad Annozero. Ancora censura in casa Rai?

Filippo Facci diffidato dal partecipare ad Annozero di Michele Santoro

da , il

    Facci diffidato dal partecipare ad Annozero. Ancora censura in casa Rai?

    Michele Santoro ha dedicato Annozero a Enzo Biagi: un’occasione per ricordarne la carriera ma soprattutto per parlare della censura nella Tv di Stato e dell’Editto Bulgaro di Berlusconi che li ha resi cinque anni fa “compagni di epurazione”. Grande assente Filippo Facci, editorialista de Il Giornale: Claudio Cappon, dg della Rai, ha posto il veto alla sua partecipazione in quanto querelato per un recente editoriale in cui ha descritto la Rai come una “cloaca da ripulire” e “cancro del Paese”. Si prefigura un nuovo “editto” questa volta a parti rovesciate. Nel video le considerazioni di Marco Travaglio.

    In studio Enrico Mentana, Sabina Guzzanti, anche lei vittima di numerosi casi di censura, Loris Mazzetti, braccio destro di Biagi, Lilli Gruber, già volto noto del Tg1 e ora europarlamentare, e appunto Marco Travaglio, causa indiretta dell’allontanamento dalla Rai di Danele Luttazzi, terzo membro della triade colpita dall’editto (che potete rivedere tornando all’articolo dedicato al recente rientro televisivo del comico). Editto che proprio nei giorni del lutto per la scomparsa di Enzo Biagi è stato “rinnegato” da Berlusconi, come emerge dal video in basso tratto dal sito del Corriere della Sera.

    In compenso Piersilvio Berlusconi confessa ad A che avrebbe voluto Biagi nella sua squadra: del resto Biagi ha collaborato con Mediaset, come ricordato in trasmissione, senza, pare, ricevere alcun compenso. Già allora Berlusconi aveva confidato alla moglie del giornalista di aver fatto al marito una corte talmente spietata da non avere eguali nella sua vita, superiore a qualsiasi altra riservata ad una bella donna. Caustica la risposta della signora Biagi al Cavaliere: “Evidentemente non era il suo tipo”.

    Al centro della puntata, però, non è stata tanto la condotta del precendente governo, quanto il “disdicevole” comportamento dell’Esecutivo in carica. Il veto posto dal direttore generale della Rai alla partecipazione di un “querelato” ha il sapore della censura e il gusto amaro di una situazione che non è per niente cambiata con il premierato di Romano Prodi. La serata è ruotata intorno a questo punto, di gattoperdesca memoria: c’è bisogno che tuto cambi perchè tutto resti uguale.

    Inutile dire che il comportamento della Rai ha immediatamente suscitato le ire della CdL e la sarcastica reazione di Facci, che sottolinea il grave precedente commentando: “Per liberarsi da qualsiasi ospite, basta querelarlo, in modo da non vederlo più fino al terzo grado di giudizio, quando Santoro condurrà Annodecimo”. Vi consigliamo di leggere anche la sua “testimonianza”, tratta dal sito de Il Giornale.

    Come si è arrivati alla querela? In una rubrica di mercoledi 7 novembre, Facci plaudiva all’emendamento della Finanziaria che propone un tetto massimo (fissato a 274mila euro lordi l’anno) ai compensi Rai, aggiungendo: “Penso serenamente, da anni, che la Rai sia una cloaca da ripulire …che il canone andrebbe abolito… che la Rai andrebbe privatizzata …Penso moderatamente che la Rai sia il vero cancro di questo Paese” (qui il testo integrale dell’articolo).

    Immediate le reazioni del centrosinistra: 21 senatori dell’Unione denunciano un’azione di delegittimazione verso la Rai degna di «una congrua richiesta danni» e di risposte «dal governo» e «dalla commissione bicamerale». Da qui la decisione di intervenire legalmente mediante querela ieri mattina mattina e il divieto per Santoro di ospitare il giornalista per non perdere, a quanto pare, il diritto al risarcimento.

    La mossa del Dg ha suscitato immediate reazioni anche all’interno del CdA Rai: Gennaro Malgieri (An) si augura, cautamente, “che non si tratti di censura preventiva” e caldeggia “un approfondito dibattito in seno al CdA”, mentre per Giovanna Bianchi Clerici (Lega) si tratta di ”un atto ingiustificabile di vera e propria censura”, sospettando che non sia stata tanto la rubrica in oggetto ad aver determinato tale reazione, quanto un altro breve articolo comparso giovedì mattina (che trovate qui) nel quale Facci sostiene che la cancellazione de Il Fatto sia dipesa da motivi di palinsesto, previo accordo tra Biagi e la direzione.

    Senza voler entrare nel merito della questione, ma riprendendo quanto ricordato ieri ad Annozero, vale la pena specificare che al posto de Il Fatto fu poi messa una sitcom di scarso successo, Max e Tux, che fece balzare la concorrente Striscia la Notizia al 44% di share: come diceva ieri Travaglio, è il caso che la Rai si prenda le responsabilità anche di questa mossa.

    Questi i fatti, che hanno fornito ulteriori spunti di discussione allo studio. La Rai sembra non smentire una condotta che di certo non ha avuto inizio con Berlusconi e che, come dimostrano gli ultimi avvenimenti, non si è conclusa con lui. Lo stesso Biagi fu costretto ad abbandonare la direzione del Tg1 nel 1963 per contrasti con il potere politico. E Santoro cerca il conforto di Sabina Guzzanti per affermare che “ci siamo sbagliati, non è stata tutta colpa di Berlusconi”.

    Intanto la polemica con Facci e il suo sostegno all’emendamento della Finanziaria sui compensi Rai, che trova il netto disappunto dei vertici della tv pubblica, ha acceso i riflettori sui contratti dei personaggi di punta dell’azienda: se il giornalista nel suo articolo ha parlato del milione di euro annui di Simona Ventura, degli 800mila euro di Carlo Conti e dei 650mila euro di Claudio Cappon, proprio Michele Santoro è stato oggetto del question time in commissione parlamentare di Vigilanza. Come emerge da un articolo del Corriere, per il conduttore di Annozero si prevede un totale di 684mila euro per il 2007, tra stipendio (266 mila euro all’anno), premi di produzione (103 mila euro all’anno) e “compensi unitari per trasmissione” di 10.500 euro per le prime serate e 2.600 euro per le trasmissioni in seconda serata. Si è però anche sottolineato come Annozero, a fronte di un costo di circa 7,2 milioni di euro, riesca a incassare dalla pubblicità 9,2 milioni di euro, per un attivo di 2 milioni.

    Ma al momento la situazione dei compensi è davvero secondaria. Il vero problema è capire “cosa sarà di noi”.