Exit e la Chiesa gay: ritratta il prete sospeso dal Vaticano, “ospite” di Ilaria d’Amico

Exit e la Chiesa gay: ritratta il prete sospeso dal Vaticano, “ospite” di Ilaria d’Amico

Ritratta il prete gay sospeso dal vaticano dopo la trasmissione Exit dedicata alla omossessualità dei sacedoti

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    Due settimane fa Exit, rubrica di approfondimento di La7 condotta da Ilaria d’Amico, ha inaugurato la sua seconda stagione con un’inchiesta sui preti gay e pedofili. Con l’ausilio di un’esca – un giovane frequentatore di chat per incontri omossessuali e sadomaso, che aveva inviato tempo fa una segnalazione sull’argomento alla redazione del programma – sono stati girati inequivocabili incontri nei quali è emersa la quotidianità di un fenomeno su cui la Chiesa – e i media – sono soliti tacere e minimizzare. Di ieri la notizia che uno dei sacerdoti incontrato dal giovane, appartenente alle alte sfere del Vaticano, è stato riconosciuto e sospeso dalla Santa Sede. Si tratta di monsignor Tommaso Stenico, capoufficio della Congregazione per il Clero, dicastero pontificio che sovrintende, tra l’altro, alla gestione dei sacerdoti di tutte le diocesi del mondo e alla formazione religiosa di seminaristi e catechisti. Ma oggi ritratta e dice:” L’ho fatto per smascherare i veri gay“. Sembra una boutade. Lasciamo giudicare a voi: più avanti il video del suo incontro “incriminato” trasmesso da La 7 il primo ottobre scorso.

    Il monsignore – 60enne, volto noto dell’emittente Telepace – è stato “incastrato” da una serie di particolari emersi nel servizio, tra cui l’ascensore usato per raggiungere l’ufficio dove poi si è tenuto l’incontro, riconosciuto come quello in uso nella sede del dicastero a Città del Vaticano, ufficio del quale solo il capufficio detiene le chiavi. Come potrete vedere nel video qui sotto (che contiene una prima “intervista” ad un prete masochista e la prima parte dell’incontro col monsignore), l’alto prelato non esita a parlare delle proprie esperienze omo-sadomaso e della propria vita sessuale, ritenendola non in conflitto con la propria missione pastorale ed ecumenica, ma nel contempo “impossibile” da vivere alla luce del sole, a causa dell’inevitabile scandalo che ne seguirebbe. In poche parole tutto è lecito, basta che non si sappia. Lo testimonierebbe anche un sondaggio promosso da gay.it secondo cui un gay su quattro è stato con un prete e di cui potete leggere nell’articolo pubblicato da GayWave.

    Il monsignore ora ritratta, affermando di essersi voluto fare “ladro tra i ladri”, di essere stato al gioco per smascherare un piano diabolico di gruppi di satanisti che puntano i preti, di aver sfruttato il duplice ruolo di prete e psicanalista per rendersi conto della verità:”Il mio scopo era solo quello di investigare per conoscere ricorrendo alla tecnica strumentale e anche di stare al gioco per ottenere informazioni.

    Ovviamente non avrei mai immaginato di diventare io stesso un soggetto puntato per essere a mia volta strumentalizzato”.

    La difesa ci sembra peggiore dell’accusa. Qualunque cosa affermi il monsignore risulta davvero poco credibile dopo aver seguito la trasmissione. Vi proponiamo la parte conclusiva del video precedente.

    Il tratto saliente e, volendo, destabilizzante è la consapevole considerazione della leicità dell’esperienza sessuale (abituale, spesso consumata nelle sagrestie e con membri della comunità, indipendentemente dalla natura etero o omosessuale della stessa) che attraversa le diverse “testimonianze” raccolte dall’inchiesta. Indubbio il merito di aver acceso i riflettori su un fenomeno ampiamente diffuso e insabbiato dalle autorità ecclesiastiche, come emerso anche dal dibattito in studio al quale presero parte il Prof Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana Psicologi e psichiatri cattolici, Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi, Marco Politi, vaticanista di Repubblica che per primo ha raccolto in un libro le confessioni di sacerdote omossessuale, e Don Franco Barbéro, ex-prete e aperto contestatore dell’estabilishment cattolico.
    Difficile, se non impossibile, restare indifferenti ai video trasmessi da Exit: per quanto immaginabile e noto possa essere presso l’opinione pubblica il fenomeno della sessualità dei preti (ricordiamo il recente caso di Don Sante, presunto padre e irriducibile sacerdote, che rifiuta di spogliarsi dell’abito talare) lascia basiti la “naturalezza” con cui vivono la propria condizione “umana”, adottando peraltro comportamenti condannati con, a dir poco, fermezza nei confronti dei laici.
    Il Vaticano prova a correre ai ripari con la sospensione del monsignore, “colpevole” solo – a questo punto – di essere stato ingenuo e di aver cercato un incauto incontro. Non crediamo che Exit possa essere la “soluzione” di tutti i mali, ma riteniamo debba essere riconosciuto alla trasmissione e a La7 il coraggio di discutere pubblicamente un tabù, o meglio una questione sociale, che merita un’adeguata considerazione. Questione, che come ricorderete, che è già stata troppe volte oggetto di censura sui media italiani: per rifrescarsi la memoria è il caso di rileggere il nostro articolo sulle polemiche scoppiate in Rai per il documentario della Bbc Sex, crimes and the Vatican, trasmesso da Michele Santoro ad Annozero nella scorsa primavera.

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