Enzo Tortora, la fiction di Tognazzi irrita la figlia

Enzo Tortora, la fiction di Tognazzi irrita la figlia

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    Da tempo si parla di un progetto fictional della Rai sulla vita di Enzo Tortora e soprattutto sull’incredibile vicenda giudiziaria che l’ha trascitato in carcere per un presunto coinvolgimento con la camorra nello spaccio della droga, rivelatasi una vera e propria bufala. Un caso che a distanza di quasi trent’anni resta uno dei grandi scandali della giustizia italiana. La fiction su Tortora è diretta e interpretata da Ricky Tognazzi (con Bianca Guaccero nel ruolo della compagna, Francesca Scopelliti), ma la sceneggiatura non convince affatto la figlia del popolare conduttore, Gaia, ora giornalista de La7. Contesta la deriva ‘romanzata’ che il regista sembra aver dato alla storia del padre.

    Mi hanno fatto leggere la sceneggiatura e non la condividevo. Ho manifestato i miei dubbi a Ricky Tognazzi, ma da allora nessuno si è più fatto vivo con me‘: così Gaia Tortora rivela a Gente le sue perplessità sul progetto fictional sulla vita di suo padre al momento in fase di realizzazione e a quanto pare non recepite dalla produzione. Il set di Applausi e sputi – Le due vite di Enzo Tortora è ormai aperto, ma sembra senza il ‘placet’ della famiglia. Perplessità ancor più comprensibili, considerato che la vicenda di Tortora è gia stata oggetto di un film del 1999, Un Uomo Perbene, con la collaborazione alla sceneggiatura della figlia Silvia, la regia di il regista Maurizio Zaccaro e Michele Placido protagonista.

    Sono felice si ricordi l’ingiustizia subita da papà, ma temo la si voglia trasformare in una fiction romanzata parlando di donne e sentimenti.

    E sarebbe inaccettabile‘, dice la secondogenita del conduttore, che con Corrado, Mike Bongiorno e Pippo Baudo è stato uno dei quattro ‘colonnelli’ della Rai monopolista. Li rivediamo in basso in una storica ospitata di gruppo del 1967.

    In casi di fiction biografica su personaggi della nostra recente storia non è inconsueto che la famiglia si opponga alla realizzazione di un titolo o manifesti la propria opposizione a una costruzione narrativa eccessivamente indulgente nei confronti delle storylines sentimentali, ritenute – in maniera spesso ‘ottusa’ – il vero grimaldello per il successo. Una visione riduttiva della narrativa audiovisiva che negli ultimi anni ha portato anche a trasposizioni letterarie ‘violentate’ pur di far trionfare l’amore, come testimoniano i casi der remake de La Cittadella con Massimo Ghini e Barbora Bobulova e de La Baronessa di Carini.

    Di certo la vicenda di Tortora ruota tutta intorno al suo clamoroso caso di malagiustizia, una storia ppotentissima dal punto di vista narrativo e lo dimostra l’essere entrata nella memoria collettiva di generazioni: condensa in sé tutti i topoi della ‘caduta’, della ‘persecuzione’, della denuncia di un sistema che stritola l’innocente, cardini della narrativa di tutti i tempi (e della mitologia stessa) che trovarono un’ottima forma tv nella ‘pièce’ d’informazione offerta qualche anno fa da Antonello Piroso per La7 (di cui qui potete rivedere un estratto).

    Non abbiamo letto la sceneggiatura della fiction Rai su Tortora, ma speriamo davvero che non riduca tutto a una sciocca questione di ‘corna’.

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