Emanuela Orlandi, speranze da Chi l’ha Visto?; Agca “E’ stato il Vaticano” (audio inediti)

Novità da Chi l'ha Visto? su Emanuela Orlandi: partite le ricerche negli ospedali psichiatrici inglesi, mentre Agca individua nel Vaticano il mandante del rapimento e una donna dice di riconoscere la voce dell'Amerikano

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    Emanuela Orlandi ieri oggi

    Chi l’Ha Visto? è sulle tracce di Emanuela Orlandi: l’idea che possa essere viva e in Inghilterra, come rivelato dall’anonimo Lupo Solitario, prende corpo grazie alla ricerche della redazione della trasmissione di RaiTre, volata in Gran Bretagna con fratello di Emanuela Orlandi. Intanto Alì Agca racconta la sua verità a Orlandi (“E’ stato il Vaticano, con la Cia e i servizi italiani<, a rapire Emanuela“), mentre una testimone riconosce nella voce del misterioso Amerikano, che all’epoca del sequestro contattò la famiglia, padre Kasimiro (Kazimierz) Przdateck, un prete gesuita polacco fondatore di un’associazione di mutuo soccorso per connazionali. La svolta sembra vicina.

    Chi l’ha Visto? dedica un breve, ma densissimo, blocco della sua puntata agli sviluppi del caso Orlandi, che ha avuto una spinta decisiva negli ultimi giorni non solo per le rivelazioni raccolte dal fratello Pietro nel libro Mia sorella Emanuela, ma anche e soprattutto per la telefonata di un presunto ex agente dei servizi segreti italiani, nome in codice Lupo Solitario, alla tv RomaUno, telefonata nella quale forniva indicazioni sull’attuale prigonia della cittadina vaticana scomparsa a 15 anni esattamente 28 anni fa.

    Agli aggiornamenti sulle ricerche nelle strutture ospedaliere indicate dall’anonimo telefonista si aggiungono anche testimonianze eccellenti e audio inediti che raccolgono le ultime dichiarazioni di Alì Agca, l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II, e alcuni documenti che potrebbero fornire informazioni importanti sull’identità dell’Amerikano, personaggio misterioso che contattò la famiglia nei giorni del sequestro dicendo di essere in possesso di informazioni utili sul rapimento della 15enne.

    Partiamo però dalle ricerche di Emanuela: Pietro Orlandi e il giornalista Fiore De Rienzo hanno seguito le indicazioni fornite da Lupo Solitario nei giorni successivi alla sua telefonata al programma tv di RomaUno (l’ex agente è, infatti, rimasto in contatto con Pietro) e si sono recati presso l’ospedale Queen Elisabeth II di Londra, dove secondo la fonte Emanuela sarebbe ricoverata (meglio, imprigionata) dal giorno del rapimento. Già raggiunto dall’inviato della Rai Stefano Tura, il personale dell’ospedale ha confermato la presenza nei registri di due Orlandi, una ragazza nata nel 1989 e un’ottantenne (sarebbe nata nel 1928), ovviamente incompatibili con Emanuela. La delusione, però, ha lasciato spazio a un’altra pista, visto che è stata segnalata un’altra struttura ‘compatibile’ con le rivelazioni di Lupo Solitario, un ospedale psichiatrico privato.

    Qui si apre la speranza: la seconda struttura, infatti, è nata dalle ceneri di un altro ospedale psichiatrico, il

    Queen Elisabeth Psychiatric Hospital di Birmingham, nel quale erano ricoverati pazienti lungo-degenti. L’ospedale, però, è stato abbattuto nel 2008 e i pazienti spostati in altre strutture. La speranza però non muore grazie a una dottoressa che ricorda di aver visto una donna simile ad Emanuela, di cui le è stata mostrata l’immagine del probabile invecchiamento. In più combacerebbe un altro dettaglio, fornito da Lupo Solitario, che ha rivelato a Pietro che Emanuela era ricoverata in un reparto militare, di cui il vecchio ospedale era effettivamente dotato. Da qui l’impegno della struttura inglese a una ricerca a tappeto negli archivi del vecchio ospedale e la mobilitazione per contattare ex medici e infermieri che possano avere informazioni su quella paziente.

    La ricerca di Emanuela viva, quindi, continua, così come l’indagine ‘privata’ di Pietro Orlandi e di Chi l’Ha Visto?, che trasmette per la prima volta un estratto audio di un’intervista rilasciata un anno fa a Pietro da Alì Agca, altro personaggio centrale nella vicenda del sequestro Orlandi. L’attentatore di Papa Wojytla, appartenente all’organizzazione terroristica dei Lupi grigi, ha sempre parlato del sequestro di Emanuela, fornendo però informazioni contraddittorie. Questa volta dice di essere pronto a raccontare “la verità assoluta” e indica nel Vaticano il mandante del sequestro, organizzato con la Cia e i servizi segreti italiani, per ottenere la sua scarcerazione dopo l’attentato del 13 aprile 1981.

    Agca fa anche il nome di un cardinale a suo dire bene informato dei fatti, che raggiunto però da Pietro Orlandi ha smentito di avere informazioni sul caso o di esserne coinvolto. In basso l’audio originale.

    Ma un passo avanti viene fatto anche nell’individuazione del cosiddetto Amerikano: una donna ha contattato la redazione di Chi l’Ha Visto? dicendo di riconoscere nella voce del misterioso ‘gancio’ – che telefonò più volte a casa Orlandi e agli avvocati della famiglia dopo il sequestro – quella di un gesuita polacco, padre Kasimiro (Kazimierz) Przdateck, classe 1933, fondatore e all’epoca a capo del Centro e Casa del Pellegrino Sursum Corda (per 21 anni denominata Corda Cordia), un’associazione di sostegno a polacchi ormai fuori dal paese natio, con tanto di Casa del pellegrino, nata nel 1980.

    Il gesuita è entrato liminarmente nell’inchiesta sugli intrecci tra Calvi, il Vaticano, i traffici dello Ior come contatto del faccendiere Flavio Carboni, mente di un tentato ricatto al Vaticano proprio negli anni del crac del Banco Ambrosiano. Przidateck è stato recentemente anche in tv (proprio lunedì 20 giugno) nel programma di RaiUno Una Voce per Padre Pio, durante la quale ha raccontato del trasferimento della reliquia di padre Pio al capezzale di Papa Woytila morente. Fu sempre lui, stando ai suoi racconti, che riferì a Wojtyla delle ‘predizioni’ di Padre Pio sul suo attentato: “I comunisti avevano paura di lui” dice in un’intervista al Centro Studi polacco su Giovanni Paolo II.

    Anche Przidateck è stato raggiunto dalla redazione del programma per un’intervista nella quale ha smentito tutto, dicendo di non aver mai parlato inglese. Ma l’Amerikano fu così ribattezzato perché parlava italiano con inflessione anglosassone, non perché madrelingua inglese. Dietro questa fittizia identità potrebbero del resto nascondersi più persone: le indagini hanno sempre puntato sul cardinale Paul Marcinkus, presidente dello Ior, mentre la pista polacca getta nuove ombre, e nuovi possibili link, sul rapporto tra l’attentato a Papa Giovanni Paolo II, il rapimento di Emanuela Orlandi (figlia del postino personale del Papa) e a questo punto quello di Mirella Gregori, scomparsa poco prima di Emanuela.