EFFE come Festival, Marta Perego a Televisionando: ‘Parlare di libri in TV è difficile, ma non impossibile’ [INTERVISTA]

EFFE come Festival, Marta Perego a Televisionando: ‘Parlare di libri in TV è difficile, ma non impossibile’ [INTERVISTA]
    EFFE come Festival, Marta Perego a Televisionando: ‘Parlare di libri in TV è difficile, ma non impossibile’ [INTERVISTA]

    LaEffe riparte dal canale 139 di Sky e anche da nuovi programmi. Tra questi, Effe come Festival, il nuovo format che porta i telespettatori nei più importanti festival culturali italiani, attraverso un racconto itinerante che andrà da un estremo all’altro dello stivale. A condurre le dieci puntate, in onda a partire da sabato 25 giugno 2016 alle 19.00, saranno la giornalista Marta Perego e lo scrittore Alessandro Mari. Televisionando ha intervistato Marta Perego poco prima del debutto di EFFE Come Festival.

    Cosa vedremo in Effe come Festival?
    Effe come Festival è un viaggio che faremo io e lo scrittore Alessandro Mari tra i festival culturali italiani più importanti. Partiamo con il Festival di Ivrea nella prima puntata.

    Il rapporto libri-TV è difficile? Come si racconta il mondo dell’editoria in televisione?
    E’ difficile, ma non impossibile. Le mission impossible mi sono sempre piaciute. Ho sempre avuto una grande passione per i libri, sin da quando ero piccola, credo che sia veramente un modo per vivere mille vite. Nella mia vita è entrata la televisione, un’altra mia grande passione, e sono convinta che si possa fare tv di qualità e che sia un mezzo più vivo e vegeto che mai. Ho sempre cercato di unire queste due passioni in maniere diverse. Il mio primo programma televisivo è stato Ti racconto un libro, che andava in onda su Iris, poi è arrivata La Effe e ho accettato questa opportunità.

    Racconterete questi Festival dalle piazze, dalle strade, e mancherà lo studio televisivo.
    Poter raccontare le cose immergendosi nelle esperienze dà anche allo spettatore un punto di vista diverso. Nel caso di Effe come Festival, io e Alessandro ci immergiamo e il racconto del festival avviene mentre lo viviamo, non soltanto durante l’incontro con i grandi ospiti, ma soprattutto con chi partecipa, con gli spettatori, i lettori, gli appassionati, e questo arricchisce sempre tantissimo.

    marta perego e alessandro mari

    Qual è lo scrittore che vorresti incontrare?
    Ho rincontrato con molto piacere Etgar Keret, uno scrittore israeliano. Lo avevo incontrato qualche anno fa, quando è uscita una sua raccolta di racconti che si intitola All’improvviso bussano alla porta. Lo avevo incontrato a Tel Aviv in un bar, avevo passato un bellissimo pomeriggio con lui e con la moglie. L’ho rivisto al Festival di Ivrea e abbiamo parlato di tante cose, ma soprattutto del significato della parola. La prima puntata è dedicata proprio a questo: alla forza della parola. Partiamo dallo slogan ‘La parola è il più straordinario degli effetti speciali’. E’ vero? E’ ancora così? In un mondo che sta cambiando, con Keret abbiamo riflettuto moltissimo sul senso della parola in un contesto dove il dialogo acquisisce significati importantissimi, come in Israele.

    La lettura è in crisi?
    Viviamo in un mondo di parole, in cui ormai, dalle relazioni amorose a quelle lavorative, passa tutto attraverso la lettura.

    Ci raccontiamo su Facebook, ognuno di noi ha il proprio diario personale che viene letto dai nostri contatti. La lettura, in questo senso, non è in crisi. Esiste un discorso di vendita dei libri, ma non credo che il romanzo sia in crisi perché ci sono cose che sui social media non possono essere raccontate. Il romanzo ha la capacità di indagare le relazioni e di farti vivere attraverso le parole quello che vivi o non vivi, facendoti capire cose diverse. E’ sicuramente un mondo complicato in cui le parole e la lettura acquisiscono nuove accezioni, ma non parlerei di crisi. C’è un momento di grande transizione, dove tutto cambia e anche la lettura e il romanzo cambieranno. Vedo che c’è tanta voglia di ascoltare, che è la parola chiave di tutto. A volte rimaniamo obnubilati da un nostro racconto delle cose e non ci mettiamo mai all’ascolto degli altri, invece in questi festival c’è tanta gente che ha voglia di ascoltare e crescere.

    Spesso i casi editoriali vengono criticati in quanto tali, specialmente se si parla di romanzi popolari. Esistono scrittori di serie A e scrittori di serie B?
    Cito sempre questa frase di Pasolini: Non è possibile fare un carosello di libri. A volte si pensa che parlare di un libro, parlare di un romanzo, rendere popolare un racconto, può abbassare il livello intellettuale del rapporto con il libro. Io la penso al contrario. Detto questo, ci vuole anche molto rispetto di quello di cui parli e anche una consapevolezza di quello che stai facendo. Se conduci un programma di libri, arrivi a un pubblico interessato ai libri, ma il pubblico si può anche incuriosire. Allo stesso tempo, è così in tutto il mondo. Sono appena stata a Londra e la metropolitana è piena di signore che leggono romanzi rosa come se piovesse. Il mercato editoriale offre tantissime proposte differenti. Ci vuole intelligenza nel capire e ognuno è libero di scegliere essendo consapevole che non forse tutto è letteratura, ma se uno si diverte a leggere una cosa, che male c’è? Non vedo il problema.

    Qual è il tuo libro preferito?
    E’ una domanda difficile. Non ho il libro preferito della vita, anche se ci sono dei libri che hanno influenzato la mia crescita. Nell’ultimo anno mi sono piaciuti i libri di Jenny Offill, una scrittrice americana che ha scritto due romanzi diversi, uno sugli equilibri del rapporto di coppia e un altro concentrato sul mondo dell’infanzia; leggendoli capisci che il romanzo vive e capisci come una certa forma di racconto può raccontare le relazioni umane e lo fa come pochissime altre forme d’arte sono in grado di fare.

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