E’ morto Enzo Biagi

E’ morto Enzo Biagi

Si è spento questa mattina poco dopo le otto Enzo Biagi, storica firma del giornalismo da tempo malato e ormai ricoverato da un mese nella clinica Capitania di Milano

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    Enzo Biagi

    Enzo Biagi, storica firma del giornalismo italiano e conduttore di importanti programmi di approfondimento della tv italiana, si è spento poco dopo le otto di questa mattina nella clinica Capitanio di Milano, dove era ricoverato da una decina di giorni. Accanto a lui le figlie Bice e Carla. Aveva 87 anni.

    Si sentiva come “le foglie sugli alberi in autunno” in questi ultimi giorni di ricovero in clinica, dove era giunto già in gravi condizioni per problemi cardiaci aggravati da complicazioni ai reni e ai polmoni. Aveva sei by-pass ed una tempra da leone, come hanno più volte dichiarato le sue figlie in questi giorni.

    Nato nel 1920 a Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna, inzia la carriera giornalistica appena diciottenne lavorando come cronista al Resto del Carlino. Protagonista della guerra partigiana entra a Bologna con le truppe di liberazione e annuncia la fine del conflitto dai microfoni del Pwb. Dopo la guerra, dal 1952 al 1960 dirige a Milano il settimanale Epoca e negli stessi anni inizia il suo lungo rapporto con la tv: nel 1961 diventa direttore del Telegiornale; nel 1962 fonda il primo rotocalco televisivo RT, ma nel 1963 è costretto a lasciare la Rai. Torna dunque alla carta stampata diventando corrispondente per La Stampa e collaborando poi con il Corriere della sera e Panorama.

    La sua collaborazione con la Rai riprende nel 1968, chiamato dall’allora direttore generale, Ettore Bernabei: realizza per la tv di Stato una serie di programmi di approfondimento giornalistico. Tra i più seguiti e innovativi, Dicono di lei (1969), una serie di interviste a personaggi famosi, tramite frasi, aforismi, aneddotti sulle loro personalità e Terza B, facciamo l’appello (1971), in cui personaggi famosi incontravano dei loro ex compagni di classe.

    Nel 1975 collabora alla fondazione de Il Giornale con l’amico Indro Montanelli. Dal 1977 al 1980, ritorna a collaborare stabilmente alla Rai, conducendo Proibito, programma in prima serata su Rai Due che trattava temi d’attualità. All’interno del programma guida due cicli d’inchieste internazionali denominati Douce France (1978) e Made in England (1980). Intanto, dopo lo scandalo della P2 lascia il Corriere della Sera e collabora come editorialista con La Repubblica, quotidiano che lascierà nel 1988, quando ritornerà al Corriere.

    Nel 1982 conduce la prima serie di Film Dossier, un programma che attraverso film mirati, punta a coinvolgere lo spettatore, nel 1983, dopo un programma su Rai Tre dedicato ad episodi della seconda guerra mondiale, La guerra e dintorni, inizia a condurre su RaiUno Linea Diretta, uno dei suoi programmi più seguiti, che propone l’approfondimento del fatto della settimana, tramite il coinvolgimento dei vari protagonisti. Linea Diretta viene trasmesso fino al 1985. L’anno dopo è la volta di Spot, un settiminale giornalistico, cui Biagi collabora come intervistatore. Nel 1989 riapre i battenti per un anno Linea Diretta.

    Nei primi anni Novanta realizza sopratutto trasmissioni tematiche, di grande spessore, come Che succede all’Est? (1990), I dieci comandamenti all’italiana (1991), Una storia (1992), dedicato alla mafia. Segue attentamente le vicende di Mani pulite con programmi come Processo al processo su Tangentopoli,(1993) e Le inchieste di Enzo Biagi (1993-1994). Dal 1995 al 2002 cura e conduce Il Fatto, programma giornaliero di cinque minuti su avvenimenti e personaggi italiani che segue il telegiornale della sera. Colpito dall’editto bulgaro di Berlusconi interrompe la sua collaborazione con la Rai, dove tornerà soltanto nella primavera di quest’anno con Rotocalco Televisivo, una nuova edizione del suo primo programma Rai, una sorta di ritorno alle origini.

    Tra i suoi ultimi libri l’autobiografia Era ieri, del 2005, e Quello che non si doveva dire (2006), un saggio dedicato all’editto bulgaro. Non si può non ricordare la sua Storia d’Italia a Fumetti, un progetto da lui curato e realizzato in collaborazione con i più importanti fumettisti italiani

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