Duccio Forzano, dalla TV al web con la sketch-comedy #celeRentola [INTERVISTA]

Duccio Forzano, dalla TV al web con la sketch-comedy #celeRentola [INTERVISTA]

Intervista a Duccio Forzano sulla webseries #celeRentola, di cui è ideatore, ma anche su Fabio Fazio e sull'incontro con Madonna

da in Che tempo che fa, Fabio Fazio, Interviste, Serie Tv, Web
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    #CeleRentola è finalmente online! Il primo episodio della nuova webseries ideata e prodotta da Duccio Forzano con protagonista l’alter ego di Celestina Pistillo, ha debuttato giovedì 5 marzo 2015 e ne abbiamo approfittato per intervistare l’ideatore della sktech-comedy. Regista visionario e rivoluzionario, oltre a curare la regia di Che tempo che fa e di DiMartedì, in questo periodo è coinvolto anche in ‘Love’, un progetto a sfondo sociale promosso dall’Associazione Doppiatori Attori Pubblicitari. Nell’intervista subito dopo il salto, le dichiarazioni di Forzano circa #celeRentola, il sodalizio con Fabio Fazio e il recente incontro con Madonna.

    Come nasce l’idea di #celeRentola?

    #celeRentola nasce da un vero profilo Facebook di un’amica mia e di mia moglie, Celestina Pistillo. Leggendo i suoi status abbiamo inventato questo personaggio, che, in realtà, porta il suo stesso nome. Questa giovane ragazza, appena laureata e precaria, racconta la vita attraverso i suoi occhi; è testimone di una quotidianità che cerchiamo di virare in maniera divertente e comica.

    Leggendo questi post, quando si è accesa la lampadina?

    Quando ho cominciato a leggere i post di Celestina ho subito avuto l’idea, tra me e me, che questo materiale sarebbe stato utile per farne una serie. Poi le idee vanno decantate. Dopo un annetto con Valentina Stangherlin, mia moglie, ho contattato Celestina, che è una collega in Rai, e le ho detto ‘che ne pensi? Vogliamo fare questa prova?’. Così, con la nostra piccola casa di produzione (la PennyLane Production, ndr), abbiamo investito quello che potevamo e abbiamo prodotto dieci piccoli episodi che cominciano a raccontare il personaggio. La nostra speranza è che questa serie possa piacere e che qualcuno ci dia una mano a produrre il seguito della storia.

    #celerentola è un’eroina moderna, la ragazza della porta accanto, che un po’ ricorda anche la fiaba Cenerentola.

    E’ un gioco di parole. Essendo così giovane e così piena di speranze, di sogni e anche di delusioni e di ostacoli, un po’ ce la ricorda.

    Parlando di webseries, la prima ad aver fatto il salto in televisione fu ‘Una Mamma ImPerfetta’. Cosa pensa di un eventuale incontro tra tv e web? Sono sempre più vicini o c’è ancora molto da fare?

    Ci vuole più coraggio da parte della televisione generalista e lo dico da addetto ai lavori. Il linguaggio del web è molto veloce, molto di impatto, senza troppi fronzoli. Forse ‘Una Mamma Imperfetta’, che era un ottimo progetto web, non è stato un buon progetto televisivo perché forse, a mio parere, ha subito la metamorfosi per adattarsi alla televisione. Questo non può essere: se gli episodi sono fatti in quel modo, devono rispecchiare l’idea. Possono essere rigirati, rimontati e anche riscritti, ma lo stile della rete deve rimanere, altrimenti il prodotto stesso perde di identità. L’errore sarebbe andare in televisione facendolo diventare un prodotto televisivo. Oggi esistono le smart TV: non si compra più un televisore normale, ma si compra la smart tv perché non è nient’altro che un grosso computer dove dentro c’è anche la tv generalista. Questo vuol dire che il mezzo sta già cambiando l’hardware, sono i contenuti che stanno facendo fatica a cambiare.

    Parlando di televisione pura, Lei è un’istituzione di ‘Che Tempo che fa’. A settembre Le abbiamo chiesto una previsione sulla stagione.

    Può tracciare un primo bilancio?

    I bilanci sono diversi. Per quanto mi riguarda è positivo perché sono passati degli artisti di un certo livello, che mi hanno dato molto e a cui ho dato tutto quello che potevo.

    Ci racconta com’è andata con Madonna? Era un po’ in ansia?

    E’ stato stimolante, ma anche difficile. Non era un viaggio semplice. Mi auguro che Madonna e il suo staff abbiano apprezzato tutto ciò che noi in Rai abbiamo fatto per dare loro il massimo.

    Duccio Forzano, regista visionario della tv italiana, è anche una sicurezza. Cosa ne pensa?

    E’ una grossa responsabilità. I programmi non sono fatti solo di regia, ma anche di contenuti, se i contenuti non ci sono diventa difficile.

    Il sodalizio con Fazio è un buon mix e l”imprinting Forzano’ si nota: dopo tanti anni, Le fa ancora piacere, La lusinga o sente un po’ il peso della responsabilità?

    In realtà, ho un difetto gigantesco: tutte le mattine, appena mi alzo, ho già resettato tutta la memoria del giorno prima, ricomincio da capo. E’ chiaro che mi fa piacere quando mi dicono ‘questa cosa l’hai fatta bene, le hai dato valore, emozione, hai capito il personaggio’, è chiaro, ne sono felice, è quello il mio intento. Il mio obiettivo è di dare luce, al massimo delle mie possibilità, al personaggio che in quel momento dirigo e, quindi, tutto ciò che riesco a capire della persona che mi sta davanti cerco di codificarlo in modo che piaccia all’ennesima potenza. Non sempre ci si può riuscire, però poi il giorno dopo si resetta tutto da capo e si ricomincia. L’esperienza e le medaglie che vinci sul campo ti danno quel poco di credibilità necessaria affinché l’artista, quando arriva in studio, dica ‘okay, so che posso stare tranquillo’.

    Sul sodalizio con Fabio Fazio cosa ci dice?

    Questo è il mio undicesimo anno a ‘Che tempo che fa’, sono arrivato qui nel 2005. Devo dire che Fabio nel chiamarmi e nel darmi la possibilità di potermi esprimere in modo molto libero, senza fronzoli, con un confronto aperto nei suoi confronti, ha fatto sì che dicessimo sempre le cose come stanno, cercando di portare a casa il massimo. E’ andata bene perché i risultati, anno dopo anno, sono cresciuti e la qualità del programma, che piaccia o no, dal punto di vista della forma è visibile. Il racconto è sempre abbastanza fluido e mai fastidioso. Grazie a Fabio Fazio, dunque, che ha creduto nelle mie possibilità e nelle mie capacità.

    Quanto conta una buona regia all’interno di uno show televisivo?

    La regia conta se fatta in modo serio. La regia non può essere solo riprendere un evento come, con tutto il rispetto, una partita di calcio. Fare regia in televisione nel vero senso della parola vuol dire lavorare con il gruppo creativo, dove il regista è una delle menti portanti del gruppo, che deve assolutamente entrare nel merito della scenografia, della grafica e anche di come codificare i contenuti, perché se i contenuti e la forma non vanno di pari passo, una rovina sicuramente il lavoro dell’altra. Dico sempre che oggi un telespettatore che ha a disposizione 999 canali nel proprio telecomando non sente, non ascolta cosa dicono, ma guarda; è nel momento in cui vede una cosa che lo affascina che si ferma; dopodiché ascolta i contenuti ed è lì che i questi vengono recepiti e, se sono buoni contenuti, lo spettatore non se ne va più. Però una cosa non può vivere senza l’altra. Forma e contenuto devono essere assolutamente paritari.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Che tempo che faFabio FazioIntervisteSerie TvWeb Ultimo aggiornamento: Sabato 07/03/2015 00:42
     
     
     
     
     
     
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