Domenica Live, Barbara D’Urso intervista gli operai di Sanremo (‘rimandati’ a Pomeriggio 5)

Domenica Live, Barbara D’Urso intervista gli operai di Sanremo (‘rimandati’ a Pomeriggio 5)

Domenica Live, Barbara D’Urso intervista gli operai di Sanremo - ma il tempo è poco e quasi tutto è rimandato a Pomeriggio 5, il programma settimanale pomeridiano della conduttrice

    Domenica Live intervista Maria Rosaria Pascale, Antonio Sollazzo, Marino Marsicano e Salvatore Ferrigno, i quattro operai del Festival di Sanremo 2014 che lavorano Consorzio Unico di bacino delle province di Napoli e Caserta (Cub, si occupa di rifiuti): due di loro si sono arrampicati sulla balaustra del teatro Ariston e che hanno agitato l’apertura del Festival. Ricordiamo che alle grida dei due operai Fabio Fazio è stato costretto a interrompere il monologo sulla bellezza e a leggere una lettera che denunciava la loro situazione, riassumibile in “lavoriamo e non veniamo pagati da diciotto mesi“. Messa in scena? Messa in scena per ‘coprire’ l’eventuale fuori programma di Beppe Grillo? Verità? Di certo c’è che i quattro operai hanno tanto da dire, e sono stati ‘rimandati’ a domani, a Pomeriggio 5: finirà mai questo protagonismo mediatico?

    Non si ferma il mistero sugli operai campani che hanno fatto irruzione a Sanremo: nonostante le notizie stampa e i chiarimenti del direttore di Rai Uno Giancarlo Leone in conferenza stampa su come i quattro siano arrivati sulla balaustra dell’Ariston (in breve: con uno stratagemma, la donna avrebbe finto un malore), rimangono ancora molti punti oscuri, e il sospetto che sia stato Lucio Presta – marito di Paola Perego – a pagare l’albergo per un’esclusiva all’interno della Vita in diretta (questo, ovviamente, prima del diktat di Leone), ancora se ne parla.

    Siccome per loro sono inaccessibili i programmi Rai, i quattro sono stati ospiti di Barbara D’Urso a Domenica Live; ecco una sintesi dello spezzone a loro dedicato.

    Rosaria si è sentita male davvero, volevo lanciare la lettera a Fazio durante uno stacco pubblicitario, lanciandogli la lettera da una galleria“, la ricostruzione di Antonio, secondo cui “Siamo partiti in quattro da Napoli con una macchina: siamo arrivati verso le 16, non avevamo i biglietti“. Sempre Antonio dice che ne ha comprati due, gli ultimi che aveva il bagarino. “I soldi li abbiamo messi insieme facendo una colletta tra 150 persone, ognuno ha messo la cifra che voleva, un euro, due euro, cinque euro. Avevamo 600 euro scarsi per fare questa cosa a Sanremo. Non eravamo sicuri di trovare i biglietti, ma di sicuro con la mia rabbia ci entravo, fingendomi uno che consegnava le rose o mettendo una tuta del 118“.

    Questa sarebbe stata una truffa“, replica la D’Urso, ma Antonio risponde che il problema è che non portano soldi a casa da 16 mesi e “volevamo far arrivare questa voce comunque: a casa mia non si può mangiare, e tu sai bene che 16 mesi a Napoli è un tempo lungo“. Come se non portare a casa lo stipendio da quasi un anno e mezzo fosse meno lungo in qualsiasi altra regione d’Italia; “Sedici mesi tutti i giorni a lavorare senza stipendio?“, chiede nostra signora delle faccette; ““, confermano gli operai. (Continua dopo la gallery)

    Si passa poi alla ricostruzione vera e propria: nella balaustra sono entrati Antonio e Maria Rosaria, che – contrariamente a quanto affermato da Leone e forze dell’ordine – non ha finto il malore, come rivela ancora Antonio:

    “Quando mancavano dieci minuti, siamo andati in bagno per alleviare il malore (di Rosaria). Gli altri due colleghi erano seduti (in platea) non dovevano muoversi per niente, volevamo fare meno danno possibile. Quando lei si è sentita male io ho chiamato gli altri due e il 118, ho visto un varco e sono salito e ho cominciato a strillare: nessuno ci ha fermato, la scala era libera e io sono salito”:

    A questo punto gli operai consegnano una lettera alla D’Urso, che in maniera paracula promette che la leggerà, non rinunciando però a fare domande ‘scomode’: “Io ci sono sempre, leggerò la tua lettera“, promette la conduttrice, prima di ricordare- via pezzo di Renato Franco sul Corriere della Sera – che i bacini per cui lavorano siano finiti nel mirino di Report, perché assumevano più gente di quella che serviva e che poi non lavorava. Per il Corriere: “Non prendono lo stipendio, è vero, da quasi un anno e mezzo. È anche vero però che per anni lo stipendio lo hanno sì preso, ma in sostanza per non far nulla.“. Memorabile la risposta di Salvatore:

    L’abbiamo voluto noi? Non era colpa nostra se non c’era lavoro“.

    Non potevate protestare quando non lavoravate e prendevate lo stipendio?“, ribatte la D’Urso, al che Salvatore si proclama ‘incompetente’, mentre Antonio spiega che il fatto che non lavorassero altro non era che “una provocazione di un rappresentante sindacale: non è vero che non lavoravamo, nella zona di Giugliano abbiamo portato la differenziata al quaranta per cento“, rivendica Sollazzo (nomen omen?).

    Parte poi un servizio che li accusa di aver preparato il tutto.

    Se questo consorzio ha assunto veramente gente si deve vergognare“, dice la giornalista Francesca Barra al ritorno in studio, e stavolta a rispondere è tale Ciro: “Quando noi svolgevamo servizi di raccolta per il Comune e il consorzio (che gestiva le discariche) aveva i soldi per pagare andava tutto bene, quando hanno chiuso le discariche il consorzio ha finito i soldi…. noi vogliamo la dignità, e speriamo che il governo non si inventa una tassa pure sulla dignità“.

    Nel servizio si parla tra l’altro anche di scarpe firmate, e Antonio risponde: “Mio suocero me le ha regalate, erano sue. Dopo l’assalto a Sanremo siamo stati portati in questura fino alle due, il giorno dopo ci hanno denunciato per violenza privata”. La D’Urso continua ancora a leggere dal pezzo di Renato Franco sul Corriere che “Quello che è meno noto però è il loro curriculm, non tanto professionale, quanto quello noto alle forze dell’ordine. Secondo la questura i quattro sono infatti già noti alle forze dell’ordine per vari reati: truffa per assenteismo dal posto di lavoro, reati contro il patrimonio, interruzione di pubblico servizio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata. Sono stati sottoposti a Daspo, il provvedimento che impedisce di assistere a manifestazioni sportive ed ora hanno avuto anche una sorta di Daspo canoro, perché la polizia gli ha consegnato il foglio di via obbligatorio per tre anni da Sanremo“.

    Ma anche qui, è pronta la risposta:

    Per truffa intendono l’assenteismo, Salvatore si è allontanato per andare negli uffici per prendere le buste paga. Quando è arrivata la polizia è arrivata, non ci ha trovato“. E alla D’Urso che ricorda i servizi delle Iene su operai che timbrano il badge e poi fanno altro, Antonio risponde saltando di palo in frasca: “Avevo diciassette anni e ho avuto problemi; ora ne ho 53 e sono nonno, non è possibile che mi tormentano ancora per queste cose”. Ma il tempo è finito, e la D’Urso vuole lanciare la pubblicità, mentre un operaio racconta di essere stato pure in casa di Silvio Berlusconi. A far che non è chiaro, ma di certo se ne parlerà ancora domani pomeriggio. Sperando che qualcuno – di sicuro non Lucio Presta – paghi l’albergo o la benzina ai quattro operai…

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    Festival di Sanremo 2017

     
     
     
     
     
     
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