Digitale terrestre: la tecnologia del futuro tra piccoli e grandi problemi

Digitale terrestre: la tecnologia del futuro tra piccoli e grandi problemi

Per la prima volta dall’entrata in vigore del nuovo standard DTT, l’Adiconsum nel 2004 decide di far luce su tutto quello che in questa nuova tecnologia è poco chiaro

    Digitale terrestre

    Per la prima volta dall’entrata in vigore del nuovo standard Digitale terrestre, l’Adiconsum nel 2004 decide di far luce su tutto quello che in questa nuova tecnologia è poco chiaro. Una serie di informazioni tecniche che a noi consumatori non erano, e non sono tutt’oggi, state ben illustrate. Qualche esempio: la scarsa copertura del segnale, gli impianti di ricezione non conformi e soprattutto le svariate e di difficile decifratura limitazioni tecniche dei decoder.

    Dopo 4 anni la situazione nella sua sostanza non è cambiata di molto. Il Digital terrestrial television è un prodotto che ancora non ha convinto gli italiani, una scelta di certo non imputabile alla programmazione che ha saputo sviluppare in breve tempo programmi interessanti e per certi versi innovativi.

    Questa convinzione dovrà per forza di cose diventare un obbligo nel 2012, quando per legge ci sarà lo swith-over, cioè il passaggio analogico-digitale. In questa logica è stato presentato il primo studio congiunto di EMCA (European Media Consulting Association), “Digital Switch Over – Status quo and outlook” che analizza la situazione attuale in Europa sulla transizione alla televisione digitale.

    Un passaggio lento e macchinoso.

    Passiamo a quello che oggi ci interessa da vicino: le televisioni DVB-H (Digital Video Broadcasting – Handheld), cioè dotate di sistema per la ricezione del digitale terrestre, permettono di vedere i canali a pagamento (Mediaset Premium - La7 CartaPiù)? La risposta è no. Queste Tv non hanno lo slot per inserire le carte Pay per Vew ma hanno il vano (Common Interface) per ospitare il modulo (Cam – Conditional Access Module) che permette di codificare il segnale trasmesso dalle emittenti.

    Peccato però che le Cam non sono al momento disponibili in Italia, aggeggio che invece in altri Paesi europei è tranquillamente reperibile nei negozi. Detto questo per vedere i canali a pagamento non ci rimane altro da fare che aggiungere altri soldi a quelli già spesi per comprare un decoder interattivo. In alternativa possiamo sempre riportare il tutto al rivenditore, ma forse non è questo l’obiettivo che si era fissato l’Adconsum nel lontano 2004.

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