Digitale Terrestre, il Tar annulla la numerazione LCN

Digitale Terrestre, il Tar annulla la numerazione LCN
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    listalcn pre sentenza Tar

    Non c’è pace per la numerazione dei canali sul digitale terrestre, nota come LCN, acronimo che sta per logical channel number e che permette di assegnare automaticamente a un’emittente tv un numero progressivo che ne stabilisce la posizione nella lista canali dei nostri apparecchi tv. L’assegnazione fatta a suo tempo dall’Agcom ha scontentato il Comitato Radio Tv Locali che così si è rivolte al Tar del Lazio per contestare i criteri adottati per il posizionamento. Il Tribunale Amministrativo, con una sentenza depositata lo scorso 29 luglio, ha dato ragione alle tv locali e ha annullato le disposizioni contenute nella delibera 366/10/Cons dell’Agcom per motivi ‘formali’ e ‘sostanziali’. Tutto da rifare, quindi, per la numerazione dei canali del digitale terrestre.

    Sono due i motivi che hanno spinto il Tar del Lazio ad annullare quanto disposto dall’Agcom e dal Ministero dello Sviluppo Economico in materia di LCNa, disposizioni che si sono tradotte nella lista canali che quotidianamente vediamo scorrere sui nostri televisori. A motivare la decisione del tribunale un fattore formale e una questione di merito: l’aspetto formale risiede nell’aver concesso solo 15 giorni (al posto dei 30 previsti per legge) per la consultazione pubblica delle disposizioni della delibera n. 366/10/CONS, prima della sua entrata in vigore. Già questo sarebbe bastato all’annullamento, ma il Tar è entrato anche nel merito dei criteri di assegnazione dei ‘numeri progressivi’, ritenendoli inadeguati al corretto posizionamento delle tv locali, come di fatto richiesto dal Comitato Radio e Tv Locali.


    In pratica l’Agcom si è basata solo sulle graduatorie Corecom, escludendo principi come l’audience della rete, la sua copertura territoriale e il suo radicamento in zona, essenzialmente per ‘ridurre i tempi’ di formulazione delle liste di numerazione. Una scelta che per il Tar viola, invece, l’art. 32 del Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi in quanto non idoneo a “garantire il rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti” come stabilito dalla legge.
    Fermo restando che non compete a questo Giudice indicare all’Amministrazione quale strumento tecnico adottare – si legge nella sentenza del Tar depositata il 29 luglio – appare evidente che il disposto della legge imponeva di misurare in concreto l’ascolto maggiore o minore che le singole emittenti locali realizzavano sul territorio, attribuendo numeri più bassi a quelle che appunto riscuotevano le maggiori preferenze degli utenti, e non consentiva di utilizzare strumenti indiretti che avrebbero potuto falsare il dato oggettivo“.

    Quindi è tutto da rifare, anche se ci si aspetta che l’Agcom impugni la sentenza e faccia ricorso al Consiglio di Stato chiedendo, in via cautelare, la sospensione della sentenza di primo grado. In tutto questo alcune associazioni di categoria degli operatori tv hanno chiesto ai propri membri di non ‘lanciarsi’ all’arrembaggio delle migliori posizioni LCN, insomma di non modificare ancora la propria posizione, in attesa di un accordo definitivo: un cambiamento ‘arbitrario’ della numerazione creerebbe una serie di disguidi tecnici e di sovrapposizioni che finirebbero per mandare al manicomio i telespettatori (più di quanto il dtt non abbia finora fatto).

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