Daniele Luttazzi: copio e lo faccio apposta

Daniele Luttazzi: copio e lo faccio apposta

Daniele Luttazzi risponde all'accusa di aver copiato gran parte delle sue battute da comici internazionali: è vero, copio e lo faccio apposta, ha ammesso

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    Daniele Luttazzi ammette: copio e lo faccio apposta

    Daniele Luttazzi risponde alle accuse di plagio che continuano a venirgli mosse da un po’ di anni a questi parte (il caso delle numerose battute copiate da comici internazionali, soprattutto statunitensi, si è riaperto nei giorni scorsi) e l’ex conduttore tv si difende con la solita vecchia scusa: ammette che parte del suo repertorio di gag è stato copiato ma soprattutto di averlo fatto apposta. Dunque non si può parlare di plagio, perché è dichiarato, bensì di calchi e riscritture con variazioni che Luttazzi invita a scoprire (la famosa caccia al tesoro rivolta ai suoi fan). Ecco le sue dichiarazioni a Il fatto quotidiano.

    Daniele Luttazzi ha davvero copiato le sue battute da comici stranieri? A quanto pare sì e il comico romagnolo non ha alcuna intenzione di negarlo, anche perché come ha già ripetuto nei giorni scorsi, il video che ha riaperto il caso sui sospetti plagi non scopre nulla che lui non abbia già detto.

    È vero copio, lo dico da anni, e lo faccio apposta, per motivi precisi. Non ho mai nascosto nulla” ha ammesso in un’intervista a Il fatto quotidiano nella quale però ha smentito che si tratti del 30% del suo repertorio. Parlare di circa 500 battute copiate è dunque un’esagerazione (“un attacco diffamatorio massiccio”) ma in ogni caso “nessuna battuta di quelle che cito è plagio, sia perché invito a scoprirle (non è plagio se è dichiarato, è un gioco intellettuale), sia perché si tratta di calchi o di riscritture con variazioni e aggiunte, procedimenti legittimi”.

    E a tal proposito Luttazzi porta l’esempio del famosissimo, e osannato, David Letterman, il cui repertorio, afferma, “si fonda su calchi di vecchie battute di Johnny Carson, aggiornate alla bisogna”. Insomma l’arte del comico sta anche in questo: aggiornare una battuta generica amplificando l’inevitabile allusione al precedente.

    E lui questo ha fatto con il suo ormai famoso gioco della Caccia al Tesoro, risalente al 2005, in cui disseminava indizi e citazioni di comici famosi nelle sue gag: “È un escamotage nato come esigenza legale dopo il processo Tamaro – ha spiegato il comico esiliato dalla tv –: il pretesto delle querele miliardarie, infatti, è che la mia non è satira, ma volgarità e insulto.

    Facevano così anche contro Lenny Bruce. E Bruce, per difendersi, cominciò a inserire nei suoi monologhi brani di autori satirici famosi. Vinse così alcuni processi dimostrando che il brano tanto volgare di cui lo accusavano, in realtà era di Aristofane! In questo modo, semplice ma geniale, si dimostra che non sanno distinguere la volgarità dalla satira”. Avrà convinto i suoi fan?

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