Crozza ammette il #copiaeincrozza da Twitter: e ora?

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    Maurizio Crozza ammette la sua colpa: ‘Lo confesso: è tutto vero. Sono trent’anni che io lavoro copiando dalla rete. Anche quando la rete non esisteva, io la copiavo‘ scrive Crozza in una lettera indirizzata al Corriere della Sera. Il #copiaeincrozza impazzato sul web nelle ultime ore viene così trasformato dal comico ligure in un’ulteriore ridanciana occasione, anche sensibilmente attraversata da una certa rabbia per il discredito gettato sulla sua carriera. Qualche stoccata al creatore dell’hashtag top trendy di ieri, Andrea Sarubbi, deputato del Partito Democratico, non può mancare, ma con questa sua uscita ha di fatto chiuso la partita. Colpisce, però, che nell’epoca dei ‘comunicati’ ufficiosi sui social network, Crozza scelga di rispondere servendosi del più istituzionale dei quotidiani italiani. ‘Vecchi media’ vs ‘new media’, quindi: un modo per smarcarsi del tutto dall’immagine di ‘smanettone’?

    Probabilmente Crozza ha preferito affidare la sua lettera al Corriere della Sera per raggiungere più facilmente tutti i veri segmenti di pubblico, anche quelli che Twitter non sanno neppure cosa sia, ma che sono stati investiti dagli echi del caso ‘#copiaeincrozza’. In ogni caso il messaggio del comico è chiaro, nella sua ambiguità: copia da Twitter, ma da trent’anni, da prima che internet invadesse la nostra vita. Leggiamo però cosa ha scritto sul Corsera.

    Cari amici della Rete, cari italiani, colgo l’occasione per salutarvi. Scrivo queste poche righe per una fondamentale dichiarazione sulla polemica che gira in rete, su tre battute che avrei copiato da Twitter. (Beh, proprio tre non diremmo, visto che c’è qualche precedente alla copertina di Ballarò di martedì 7 febbraio, n.d.r.)

    Lo confesso: è tutto vero. Sono trent’anni che io lavoro copiando dalla rete. Anche quando la rete non esisteva, io la copiavo. A scuola ho sempre copiato da Twitter. Anche questo comunicato non è mio: l’ho appena trovato su Twitter. Tutti i miei personaggi di ‘Mai dire gol’, di ‘Quelli che il calcio’, di ‘Rockpolitik’, di Sanremo, di ‘Crozza Italia’, di ‘Crozza Alive’, di ‘Italialand’ li ho copiati da Twitter. Le copertine di Ballarò no: quelle le copio da Facebook. Quindi, che dire: grazie Twitter! Tra l’altro: io Twitter non ce l’ho (ma il non avere un profilo vuol dire poco, n.d.r.). Se mi dite come si usa mi fate un favore. E naturalmente grazie al parlamentare Pd Sarubbi che, come disse Roosevelt a Yalta, mi ha sgamato. Io confesso. Anzi, trattandosi di Sarubbi: io con fesso‘.

    Al di là della chiosa un tantino velenosa verso il ‘delatore invidioso’ Sarubbi – la cui natura politica finisce per dare la sgradevole impressione di una mossa ‘cannibale’, volta a cavalcare il caso per ‘ergersi’ a paladino della trasparenza -, il ‘paradosso temporale’ di Crozza sembra voler evidenziare un aspetto sostanziale della scrittura comica, ovvero l’attingere alla vita quotidiana, alla battuta dell’amico, ai dialoghi da bar, scheletro dei repertori degli attori comici di ogni tempo e ogni luogo. ‘Questa è buona, te la rubo‘ è un grande classico anche delle più banali conversazioni tra amici. La piazza telematica, però, non perdona: mai come nella società impertecnologica regna la saggezza dei latini, verba volant scripta manent. Bisognerà che Crozza torni un po’ tra la gente, quella in carne ed ossa, per ‘rubare le battute’ a chi, se mai dovesse protestare, finirebbe semplicemente per essere considerato un ‘megalomane’.