Crozza a diMartedì, copertina del 9 giugno 2015: da Mafia Capitale a Matteo Renzi

Crozza a diMartedì, copertina del 9 giugno 2015: da Mafia Capitale a Matteo Renzi

Maurizio Crozza a diMartedì, copertina del 9 giugno 2015

    Maurizio Crozza a diMartedì, copertina del 9 giugno 2015, da Mafia Capitale a Matteo Renzi. Nell’ultima puntata di questo 2015 si parte ovviamente da Mafia Capitale, con tanti arresti che se un turista va nella capitale quest’estate trova più code a Regina Coeli che nei musei. Il comico se la prende direttamente con Ignazio Marino, il sindaco di Roma presente in studio. Non c’è più il grande raccordo anulare, ma c’è il grande accordo a rubare, la battuta del comico, che poi si rifà alle dichiarazioni di Buzzi, secondo cui i politici venivano pagati il 3% sugli affari realizzati. ‘Come gli accordi di Mastricht, e il tasso di moralità nel Pd‘, dice Crozza.

    Maroni Crozza

    Maurizio Crozza a diMartedì, nella copertina del 9 giugno 2015, ricorda poi l’ennesima gaffè di Toti, neo governatore della Liguria che voleva riportare a casa i tre marò. ‘Già è difficile riaverne due, figurati tre, di cui uno invisibile‘, la battuta del comico, che ricorda il suo essere genovese e di aspettarsi grandi cose da Toti, tra cui la valorizzazione delle Sei Terre e delle città vicino a Venticinquemiglia. Citazioni anche per le regioni che non vogliono i migranti: tra queste la Lombardia guidata da Maroni, imitato da Crozza. ‘Dobbiamo declandestinizzare il Nord, forever and ever‘, dice tra l’altro il Governatore, che salvinizzandosi vuole tornare a contare qualcosa e a prendere voti.

    Maurizio Crozza a diMartedì, copertina del 9 giugno 2015, passa poi a Landini e alla presentazione della coalizione sociale: tutti volti nuovi, Oreste Scalzone, Valentino Parlato, Vittorio Agnoletto e Franco Piperno e tanti altri, sembrava il raduno della pensione sociale. ‘Se Renzi è il rottamatore, Landini è il riesumatore? Mancavano solo Dalidà, Shel Shapiro e Tenente Sheridan‘, si chiede il comico, che cita poi il G7 cui ha partecipato anche Renzi. Hanno trovato l’accordo sul clima, la battuta del comico, nei boschi fa più freddo che in ufficio. Spazio anche alla direzione del Pd, in cui si è fatta l’analisi del voto e non quella del vuoto, segno che – a causa dei giochini di parole – la ‘stella’ politica di riferimento di Renzi non è Blair, ma Alessandro Bergonzoni. Si chiude con la consueta imitazione di Renzi: ‘Guardi che se parlo chiaro… è peggio, eh. Non registri… perché se parlo io… cade Buzzi‘!

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