Cristiano De Andrè al Festival di Sanremo 2014: scheda e testi delle canzoni

Cristiano De Andrè sarà uno dei concorrenti della prossima edizione del Festival di Sanremo: ecco la sua storia

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    Cristiano De Andrè sarà uno dei protagonisti più attesi del Festival di Sanremo 2014. Non tanto – o non solo – per la sua carriera musicale o per il nome che porta: ma soprattutto perché, in questi anni, ha dimostrato di essere genio e sregolatezza, di avere un comportamento fumantino che in più di un’occasione lo ha portato sui giornali. Nato il 29 dicembre del 1962 a Genova, grazie alle frequentazioni del padre Fabrizio Cristiano è sempre stato a diretto contatto con importanti personalità dell’arte e dello spettacolo del nostro Paese (da Gino Paoli a Paolo Villaggio).

    Abile musicista (ha studiato chitarra e violino al Conservatorio Niccolò Paganini della sua città), prima di intraprendere la carriera da solista è stato uno dei componenti della band Tempi Duri.

    Cristiano De Andrè è salito sul palco dell’Ariston per la prima volta nel 1985, quando ha concorso nella categoria Giovani con la canzone scritta da Roberto Ferri Bella più di me, che si è aggiudicata il Premio della Critica arrivando quarta in classifica.

    Al prossimo Festival di Sanremo, l’artista genovese porterà i brani Il cielo è vuoto e Invisibili.

    Per lui sarà un’importante occasione di riscatto dopo un passato recente non esattamente tranquillo: dopo aver registrato nel 2012 il tributo a Giorgio Gaber Per Gaber… io ci sono, infatti, nel gennaio del 2013 Cristiano è stato ricoverato al Policlinico di Milano dopo essere stato trovato dalla polizia in stato di alterazione.

    L’inizio di quest’anno, dunque, è stato caratterizzato da un momento difficile, al quale è seguita però la pubblicazione di un nuovo album, Come in cielo così in guerra, realizzato con Corrado Rustici.

    Come detto, nel passato di Cristiano De Andrè ci sono anche episodi drammatici: nel 2004, per esempio, il cantante è stato condannato per lesioni dopo avere picchiato la sua compagna. Nel 2006, invece, è stato arrestato per violenza, minacce e resistenza a pubblico ufficiale a Santa Margherita Ligure dopo aver picchiato, da ubriaco, due carabinieri.

    Il suo rapporto con Fabio Fazio si nutre di una profonda stima reciproca, come dimostra la partecipazione di Cristiano allo speciale di Che tempo che fa dedicato a Fabrizio De Andrè a gennaio del 2009.

    Non rimane, quindi, che scoprire cosa ci riserverà l’artista genovese sul palco dell’Ariston tra poco meno di due mesi.

    Il cielo è vuoto

    di D. Faini – D. Mancino – C. De André – D. Faini – D. Mancino

    Ed. Universal Music Italia/Nuvole Edizioni Musical/

    Universal Music Publishing Ricordi – Milano

    Il cielo è vuoto, c’è soltanto il sole

    Che acceca la terra e fa esplodere il grano

    E noi che intanto bruciamo

    Il cielo è vuoto perché aspetta il seme

    Dei nostri sogni e di quello che faremo

    Di quello che faremo

    È un mantice il cielo è una strana officina

    È Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro

    Si stacca l’anima non fa più rumore

    Puoi chiudere gli occhi ma non puoi più morire

    E me ne frego di quale luce sei illuminata

    Io sono illuminato dai lampi che sono tutto il mio sereno

    Non posso accettare niente di meno di quello che

    Di quello che mi aspetto da te

    Ed io mi aspetto molto da te

    Il cielo è vuoto c’è soltanto il respiro

    È solo un miraggio per prenderci in giro

    Non puoi più fingere con me

    È un limite il cielo, è un segreto è un tesoro

    È Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro

    Si stacca l’anima non fa più rumore

    Puoi chiudere gli occhi ma non puoi più morire

    E me ne frego di quale luce sei illuminata

    Io sono illuminato dai lampi che sono tutto il mio sereno

    Non posso accettare niente di meno di quello che

    Di quello che mi aspetto da te

    Ti accorgi che il cielo è vuoto

    Perché la nostra immaginazione

    Ha bisogno di spazio, ha bisogno di spazio

    È vuoto perché la nostra immaginazione,

    Naviga nello spazio

    Si stacca l’anima non fa più rumore

    Puoi chiudere gli occhi ma è vietato morire

    E me ne frego di quale luce sei illuminata

    Io sono illuminato dai lampi che sono tutto il mio sereno

    Non posso accettare niente di meno di quello che

    Di quello che mi aspetto da te

    Ed io mi aspetto molto da te

    Io mi aspetto molto da te

    Io mi aspetto molto da te

    Invisibili

    di F. Ferraboschi – C. De André

    Ed. Nuove Edizioni Musicali – Milano

    Tu abitavi in via dell’amore vicendevole

    E io qualche volta passeggiavo da quelle parte lì

    Il profumo dell’estate a volte era gradevole

    E le tue medagliette al merito sul petto brillavano

    Brillavano molto più dei miei lividi

    Tu camminavi nell’inquietudine

    E la mia incudine era un cognome inesorabile

    Un deserto di incomunicabilità

    Tu eri laureato in danni irreversibili che la droga provoca al cervello

    Io un po’ di questo un po’ di quello

    In fondo niente di veramente utile

    Tu eri bravissimo a specchiarti nelle vetrine

    Io altrettanto a svuotare le cantine

    Per noi amici, pochi amici, pochissimi amici

    Tu eri fortissimo a inventarti la realtà

    Io liberissimo di crederla o non crederla

    E ho sempre sperato che qualcuno un giorno

    Potesse parlare male di noi

    Ma eravamo invisibili, talmente invisibili che non ci vedevamo mai

    Stu ténpu

    Ch’u s’é pigiòu a beléssa e u nostru cantu

    Pe ripurtane inderée sénsa ciü un nostru sensu

    Ma òua che se vedemmu

    Dumàn tüttu u cangiàa

    Tu abitavi in via dell’amore vicendevole

    E io avevo preso una stanza in affitto da quelle parti lì

    Io dimostravo fondamentalmente i miei anni

    Tu ormai non sapevi più quali fossero i tuoi

    Perché a Genova si mo,riva a vent’anni

    Ma senza diventare mai, mai degli eroi

    Coi tuoi separati a colpi di calibro trentotto

    E i miei tenuti insieme nella speranza per l’umanità

    Noi sempre oltre ogni limite

    Quel limite era una scommessa da non perdere mai

    Tu eri bravissimo a ballare sulle rovine

    Io altrettanto a rubare comprensione

    Di noi amici, pochi amici, pochissimi amici

    Tu eri fortissimo a inventarti la verità

    Io liberisismo di crederla o non crederla

    Io ho sempre sperato che qualcuno un giorno

    Potesse accorgersi di noi

    Ma eravamo invisibili, che non ci vedevamo mai

    Stu ténpu

    Ch’u s’é pigiòu a beléssa e u nostru cantu

    Pe ripurtane inderée sénsa ciü un nostru sensu

    Ma òua che se vedemmu

    Dumàn tüttu u cangiàa

    Stu ténpu

    Ch’u s’é pigiòu a beléssa e u nostru cantu

    Pe ripurtane inderée sénsa ciü un nostru sensu

    Ma òua che se vedemmu

    Dumàn tüttu u cangiàa