Chiesto un nuovo rinvio per fiction La Vita Rubata

Chiesto un nuovo rinvio per fiction La Vita Rubata

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    Beppe Fiorello in una scena de La Vita Rubata

    Il presidente della Corte d’Appello di Messina, Nicolò Fazio, e il Procuratore Generale, Ennio D’Amico, hanno nuovamente chiesto la sospensione della fiction La Vita Rubata, dedicata all’omicidio di Graziella Campagna avvenuto per mano della mafia nel 1985 e prevista il 10 marzo su RaiUno. Anche questa volta la motivazione è che la fiction potrebbe interferire con le decisioni dei giudici del processo di Appello, chiamati a dare la sentenza il 18 marzo. Questa storia sta rasentando l’incredibile.

    Già a novembre l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, aveva chiesto alla Rai la sospensione della messa in onda del film tv perchè troppo vicino ad un’udienza del processo d’appello a carico del “presunti assassini” di Graziella Campagna, la 17enne di Saponara uccisa perchè sapeva troppo. La Rai accettò la richiesta, rimandando la fiction al 24 febbraio e poi spostandola al 10 marzo, dando come motivazione l’imminenza del Festival di Sanremo. Ora arriva una nuova richiesta di sospensione, che lascia del tutto basiti e interdetti produttori, attori e parenti della vittima.

    Alessandro Jacchia, produttore del film tv per la Albatross Film, è esasperato e grida alla censura preventiva. In un comunicato ritiene assurda la richiesta avanzata dal Tribunale al ministro della Giustizia, che si è fatto portavoce di tale richiesta alla Rai, proponendo a propria volta che la magistratura intervenga con con un provvedimento d’urgenza ex art. 700, “affinchè stabilisca visionando il filmato ed accertando i fatti, se la fiction contenga elementi che possano fuorviare i giudici togati della Corte d’Assise”. Insomma, Jacchia chiede che il film tv venga visto dalla magistratura prima di essere giudicato fuorviante per la corretta e serena attività dei giudici chiamati a sentenziare sul fatto.

    Noi siamo certi di aver fatto ricorso, con gli autori Marcocci, Tommassetti e Diana che è anche il regista, alla più diligente continenza espressiva. Invitiamo la dirigenza della Rai, come ha fatto sino ad oggi, ad esercitare la propria funzione di servizio pubblico difendendo il proprio diritto di cronaca e storiografia, nel rispetto dell’interesse delle parti ma soprattutto del pubblico e della famiglia Campagna che da vent’anni difende la memoria di Graziella, abbattuta da mafiosi a sedici anni per aver visto in faccia un latitante”, dichiara Jacchia nel suo comunicato.

    Questa fiction sta vivendo, è il caso di dirlo, una vera e propria persecuzione. Già a novembre Jacchia si era domandato quale fosse il momento opportuno per trasmetterla, magari a processo concluso al terzo grado di giudizio, caso nel quale potrebbero passare molti anni prima che possa essere mandato in onda. Ma a questo punto, ribadisce anche oggi, “dopo la fiction qual è il prossimo passo? Dopo gli autori, forse anche i giornalisti non debbono più esercitare la propria funzione? Se è vero che si può impedire la messa in onda di un’opera sulla presunzione che parli di argomenti delicati, allora si diffidi e si vigili su questa forma di censura preventiva che un domani potrà alzare il tiro ed imbavagliare le trasmissioni giornalistiche: dalla Gabanelli a Vespa, da Minoli alla Sciarelli“.

    I parenti di Graziella e il protagonista della fiction, Beppe Fiorello, sono esterrefatti. E’ scesa in difesa del film tv anche l’Associazione delle Vittime di Mafia che chiede alla Rai di svolgere il proprio ruolo di servizio pubblico e si rivolge direttamente al Presidente della Repubblica: “Chiediamo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di intervenire a tutela della memoria e della dignità di Graziella Campagna, impedendo l’ennesima sospensione della fiction, che altro non rappresenterebbe se non un ulteriore atto di garantismo nei confronti dei carnefici di Graziella. E’ necessario – prosegue il presidente dell’Associazione, Sonia Alfano – che la fiction venga messa in onda per portare tutti gli italiani a conoscenza della storia e delle connivenze tra istituzioni deviate e boss mafiosi che, nella città di Messina e provincia, hanno portato alla morte di Graziella”.

    “Siamo nelle mani della Rai”, l’unica laconica dichiarazione del protagonista, Beppe Fiorello, che possiamo vedere in basso nell’intervista realizzata dall’Albatross Film sull’importanza del film tv.

    Aspettiamo la decisione di Viale Mazzini per capire in che mani stiamo.