Chi l’Ha Visto? e Sarah Scazzi: ‘la macchina del dolore’ guidata dal pubblico

Chi l’Ha Visto? e Sarah Scazzi: ‘la macchina del dolore’ guidata dal pubblico

Chi l'Ha Visto?, Sarah Scazzi e la Macchina del Dolore: le chiavi sono in mano ai telespettatori

    Nel turbinio di commenti e giudizi sulla diretta di Chi l’Ha Visto? di mercoledì scorso sul caso Sarah Scazzi (di cui, lo sappiamo, ci stiamo occupando con un certo – forse eccessivo – accanimento), merita particolare attenzione l’articolo comparso oggi su La Stampa a firma di Massimo Gramellini. La Macchina del Dolore il titolo scelto dal giornalista – ospite fisso anche del sabato di Che Tempo che Fa – per la sua analisi su quanto accaduto qualche giorno fa in tv: il focus questa volta si sposta dal programma ai telespettatori, praticamente raddoppiati nella mezz’ora ‘incriminata’ dedicata al delirio sulle informazioni contrastanti e drammatiche in arrivo da Avetrana. Insomma, la colpa di tutto è del telespettatore.

    I telespettatori erano talmente occupati a indignarsi che si sono dimenticati di compiere l’unico gesto che potrebbe davvero cambiare questo sistema fondato sul pigro consenso del popolo: spegnere il televisore“: Massimo Gramellini chiude così l’articolo dedicato oggi al caso Chi l’Ha Visto?/Sarah Scazzi. Un’aspra critica al gusto ‘voyeuristico’ del pubblico tv italiano che ha seguito in massa non solo la diretta di RaiTre ma ha ‘affollato’ tutti i programmi che si sono occupati della 15enne pugliese per tutta la giornata di ieri: ascolti record su RaiUno per Porta a porta, che ha registrato 3.135.000 (30,59%), risultati ‘ottimi’ anche per La Vita in Diretta, che ha registrato 3.002.000 spettatori (34,45%) nella prima parte e 3.343.000 telespettatori (33,15%) nella seconda.

    Il dato è inconfutabile, senza dubbio, così come l’acclarata attenzione del pubblico per le situazioni particolarmente drammatiche che si svolgono in diretta, dalle catastrofi ai casi di cronaca nera. Ma leggiamo cosa scrive Gramellini:
    Siamo tutti vittime della stessa macchina. La macchina del dolore, che si nutre di casi umani e in cambio macina numeri dell’Auditel, quelli che fanno la gioia e il fatturato dei pubblicitari. Loro, i burattinai. Gli altri – giornalisti, pubblico, ospiti – i burattini. Colpevoli, naturalmente, ma solo di non avere la forza di strappare il filo. Federica Sciarelli è una giornalista in gamba e una persona perbene, ma forse ha mancato di freddezza. Avuto sentore della notiziaccia, avrebbe dovuto mandare la pubblicità e soltanto dopo, lontano dalle luci della diretta, rivolgersi alla madre in pena, invitandola ad allontanarsi dal video e a chiamare i carabinieri. Una questione di rispetto, ma in questa società di ego arroventati chi ha ancora la forza e la voglia di mettersi nei panni del prossimo, guardando le situazioni dal suo punto di vista?

    Noi giornalisti siamo colpevoli di abitare il mondo senza provare a cambiarlo ed è una colpa grave, lo riconosco. La consapevolezza del potere dei media accresce le nostre responsabilità, ma non può annullare completamente quelle degli altri. Mi riferisco anzitutto agli ospiti dei programmi. Il presenzialismo televisivo della mamma di Sarah ha l’attenuante della buona fede. Ma fino a qualche anno fa i parenti delle persone scomparse andavano in tv per il tempo minimo necessario a leggere un comunicato o pronunciare un appello.

    Poi si ritiravano nel loro sgomento. Adesso non trovano di meglio che bivaccare per giorni e giorni in tv: non davanti al video ma dentro. Spalancando alla prima telecamera di passaggio la stanza della figlia scomparsa e accettando di partecipare a una trasmissione come «Chi l’ha visto?» dalla casa del cognato, sul quale in quel momento già gravavano forti sospetti“.

    Non accuso la signora – continua Gramellini – è cresciuta con questa tv che sembra onnipotente, nel vuoto che c’è. Una tv che è vita meglio della vita e in cui il Gabibbo ha preso il posto del poliziotto, «Forum» del pretore e «Chi l’ha visto?» del detective Marlowe. Mi limito a riconoscere in quelle come lei la vera carne da macello televisivo. Carne che si immola volontariamente, nella convinzione che oggi la televisione possa darti tutto, persino tua figlia. Giornalisti emotivi, tronisti del dolore. Il ritratto di famiglia è quasi completo. Manca l’ultimo tassello, forse il più importante. I telespettatori. Le tante prefiche guardone che sputano sentenze dal salotto di casa. Ah, quanta sacrosanta indignazione! Peccato che durante il melodramma il pubblico di «Chi l’ha visto?» sia più che raddoppiato. Erano talmente occupati a indignarsi che si sono dimenticati di compiere l’unico gesto che potrebbe davvero cambiare questo sistema fondato sul pigro consenso del popolo: spegnere il televisore“.

    Quindi non è colpa della Sciarelli, che si è lasciata sopraffare dall’istinto della giornalista (in sé non certo una colpa), ma che comunque ha costruito una diretta da quella che già nel pomeriggio si sospettava potesse essere la casa dell’assassino; non è colpa – anche se un rimprovero si percepisce – della madre di Sarah, che ha accondisceso a un meccanismo perverso che ormai ci possiede oltre la nostra lucida consapevolezza; la colpa, piuttosto, è del pubblico, incapace di sciogliersi dallo schermo e di rompere una volta per tutte (o almeno di provare a farlo) la ‘dittatura’ dell’Auditel spegnendo la tv. Questo ci è parso di capire dall’articolo di Gramellini.

    I commenti li lasciamo a voi: noi ci limitiamo a ricordare cosa successe a Vermicino nel giugno del 1981. Di certo il pressing dell’opinione pubblica, dei telespettatori, che chiedevano la continuazione della diretta nella speranza di assistere al salvataggio di Alfredino, ebbe un peso rilevante nella decisione della Rai di seguire quanto avveniva minuto per minuto ai bordi di quel pozzo artesiano, cancellando completamente il palinsesto per un paio di giorni. Ma non si può certo scaricare tutto sul pubblico, tanto è vero che ancora oggi alcuni responsabili e alcuni dirigenti Rai non si perdonano di aver lasciato le telecamere accese, e soprattutto i microfoni, sull’orlo di quel baratro. Per assurdo in quel caso c’era la speranza della salvezza, qui c’era già certezza dell’orrore: la cosa, secondo noi, è un po’ diversa.

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