Chi l’ha Visto? a Londra sulle tracce di Emanuela Orlandi

Chi l’ha Visto? a Londra sulle tracce di Emanuela Orlandi

Chi l'ha Visto? vola a Londra per verificare la 'nuova' pista sul caso Emanuela Orlandi, aperta da una telefonata anonima nel corso di un programma di RomaUno

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    Chi l’Ha Visto? vola a Londra per verificare le informazioni su Emanuela Orlandi arrivate in una trasmissione tv di una rete locale romana qualche giorno fa. Come ci si aspettava, la squadra di Federica Sciarelli si mette sulle tracce della ragazza (ormai donna, se fosse davvero viva) scomparsa 28 anni fa e al centro di un mistero, oggetto di mille depistaggi, che incrocia affari loschi del Vaticano, politica internazionale e servizi segreti conniventi. Con la troupe del programma di RaiTre, che aggiornerà il suo pubblico nella puntata di domani, ci sarà il fratello di Emanuela, Pietro, scettico sulla veridicità delle informazioni ma ovviamente intenzionato a non lasciare intentata nessuna pista.

    Dopo la telefonata choc a RomaUno di un anonimo identificatosi come Lupo Solitario, ex agente segreto in fuga in Brasile e minacciato di morte, che ha raccontato di sapere dove si trova Emanuela Orlandi, Chi l’Ha Visto? non perde tempo e con il fratello della ragazza vola alla volta di Londra. L’anonimo ha infatti detto di essere venuto a conoscenza da persone ‘bene informate’ del nascondiglio in cui si trova la Orlandi da quel lontano 22 giugno 1983, giorno della sua scomparsa. Sarebbe stata sempre rinchiusa in un manicomio nel centro di Londra, sedata e assistita da un pool di medici e infermieri. La sua ‘testimonianza’ è al vaglio degli inquirenti, che vorrebbero interrogarlo, anche se le probabilità che si tratti di un depistaggio sono molto alte.

    La rivelazione, come ricorderete, è avvenuta in diretta tv nel corso della tramissione di RomaUno Metropolis, che ospitava in studio Pietro Orlandi e il giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci, autori del libro Mia sorella Emanuela (Ed. Anordest) appena uscito in libreria e contentente tali novità novità inedite sul caso Orlandi da spingere gli inquirenti a interrogare gli autori per alcuni chiarimenti.

    In tutto questo arriva la telefonata del misterioso informatore, che riapre la pista turca e indica nei segreti di cui era a conoscenza il padre di Emanuela (morto nel 2004) sullo Ior e sulle manovre losche del Vaticano anni ’80 la ragione del sequesto, cui avrebbero preso parte agenti inglesi e non la Banda della Magliana. Ora a Pietro Orlandi non resta che andare a vedere se esiste un manicomio nel centro di Londra e se ospita davvero sua sorella, che altri fonti, invece, danno sì viva ma con compagno e due figlie, non si sa bene dove.

    Possibile che questa storia sia destinata a restare un mistero? Proprio qualche giorno fa, in vista del 28 anniversario del sequestro di Emanuela (che cadrà proprio domani, mercoledì 22, in concomitanza con Chi l’Ha Visto?), Pietro aveva chiesto al Vaticano, in una lettera aperta pubblicata sul Corriere della Sera, un po’ di chiarezza, con l’apertura degli archivi segreti.
    Perché, davanti a una intercettazione di un alto funzionario della sicurezza vaticana al quale veniva ordinato di non riferire la verità al magistrato, l’inchiesta all’epoca non andò avanti? – chiede Pietro Orlandi – Perché, quando mia sorella fu vista vicino Bolzano due mesi dopo la scomparsa assieme a un funzionario del Sismi, le indagini si sono fermate, grazie a una sentenza di proscioglimento lacunosa e, guarda caso, depositata sotto Natale? E ancora: perché in tempi recenti si è tentato di accreditare la pista della Magliana, ad oggi non supportata da vere prove e piena invece di incongruenze? Attribuire il sequestro e l’omicidio di mia sorella a due illustri defunti (il boss De Pedis e monsignor Marcinkus) temo sia l’ultimo tentativo di insabbiare tutto“.
    Nessuna reazione dal Vaticano, che evidentemente ha poco interesse a che il giallo sulla sua giovane cittadina venga risolto.

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