Che tempo che fa, Luciana Littizzetto: comicità sempre più banale e volgare?

Che tempo che fa, Luciana Littizzetto: comicità sempre più banale e volgare?

Il monologo di Luciana Littizzetto a Che tempo che fa dedicato alle cacche di cane è indice dell'esaurimento della vena comica della torinese

    Luciana Littizzetto a Che tempo che fa è sempre più in debito di argomenti. La puntata di ieri sera è stata, per certi versi, spaventosa, soprattutto per chi da sempre ama e stima la torinese come una delle comiche più brillanti e pungenti del panorama televisivo. Il suo monologo, infatti, è stato per buona parte dedicato alle deiezioni dei cani.

    Ecco, dunque, il “meglio” del pezzo di Lucianina: “A voi non capita mai di pestare? A me tantissimo. Dicono che porti fortuna. Sotto casa mia è pieno: ogni dieci foglie di ippocastano ce n’è una farcita. Cioè, metti il piede e sembra di pestare un tramezzino. Cioè ti cede proprio la gamba. Io lo so che ci sono argomenti più interessanti e importanti, ma anche questo è importante. Come dimensioni, voglio dire. A volte pesti delle Sacher da mezzo chilo“.

    Non è finita: “Tra l’altro ho messo un’interessantissima inchiesta su Focus. Sto facendo della filosofia, Fabio.

    Stiamo parlando di scienza, non siamo a livello di pettegolezzo. Su Focus facevano un’inchiesta per vedere chi era il cane che faceva la cacca più grossa. Se la battono in pole position ai primi posti alano e San Bernardo, ma vince l’alano. L’alano tornisce che è un piacere, ogni volta fa dal mezzo chilo ai sette etti di cacca, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. D’altra parte lo dice anche il nome, ha l’ano“.

    Luciana poi ha provato a giustificarsi: “A me piace di parlare di cacca, anche per i bambini a casa. E’ come se l’alano ca*asse due chihuahua al giorno. Ma se l’alano vince la battaglia, il San Bernardo si aggiudica la guerra perché ne fa meno ma la fa più spesso, e alla fine dell’anno ne fa 180 chili in più. Se loro mangiano crocchette e bocconcini ne fanno molta di più, devi andare con la ruspa. Pensa a ‘sti ricercatori che hanno studiato per una vita si sono laureati e specializzati per poi correre dietro all’alano“.

    Verrebbe da dire: pensa a ‘sti comici che hanno studiato per una vita, hanno fatto film e Sanremo per poi finire a parlare di feci di cani.

    Wikipedia definisce la coprolalìa (dal greco “κόπρος”, sterco, escrementi e “λἅλιά”, cicaleccio, chiacchiera) come “una devianza comportamentale che porta l’individuo (detto coprolalico) ad usare continuamente un linguaggio osceno e/o volgare. Le origini di tale disturbo possono derivare sia da turba psichica che da fattori ambientali in grado di favorirla“. Per esempio, una vena comica che pare esaurita da un po’ di tempo.

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