Charlie’s Angels, da domenica 8 gennaio in prima tv su Rai 2

Gli angeli di Charlie versione 2

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    Gli angeli di Charlie versione 2.0 arriveranno a giorni su Rai 2, che da domenica 8 gennaio alle 21.50 trasmetterà la serie ABC, cui i bassi ascolti hanno ‘regalato’ una cancellazione dopo soli 8 episodi, con la produzione bruscamente stoppata dopo la messa in onda (fallimentare) di quattro episodi. Una scelta, quella della Rai, che fa discutere: in un periodo di crisi e con un servizio pubblico al centro della bufera, vale la pena spendere soldi per un prodotto che rischia di rivelarsi, anche al di qua dell’Oceano, un fiasco?

    Da domenica prossima alle 21.50 Rai 2 trasmetterà Charlie’s Angels – qui foto e video – il reboot dell’omonima e gloriosa serie degli anni ’70 sceneggiato da Alfred Gough e Miles Millar: protagoniste tre donne detective, Eva (Minka Kelly), una pilota dal passato misterioso che entra nel team dopo la morte di Gloria, un’ex tenente dell’esercito), Abby (Rachael Taylor), ex ladra dei quartieri alti e Kate (Annie Ilonzeh) una poliziotta che in poco tempo ha perso carriera e fidanzato. Nel cast anche l’ex Alias Victor Garber (è la voce di Charlie) e Ramon Rodriguez aka Bosley, un giovane hacker sexy e brillante, che aiuterà gli angeli a risolvere i casi.

    Nonostante protagonisti affascinanti quel tanto che basta per strizzare l’occhio al pubblico femminile di cui va a caccia ABC, e storie ‘accattivanti’, lo show non ha riscosso il successo sperato: dopo un debutto con 8,7 milioni di telespettatori, Charlie’s Angels è calato negli ascolti, fino ai 5,1 milioni dell’ultimo episodio andato in onda, con rating altrettanto pessimi. Il rischio è che il flop registrato in America dagli angeli di Charlie si riproponga anche domenica sera su Rai 2, tant’è che in molti si chiedono se sia valsa la pena spendere una cifra sicuramente di un certo rilievo per un prodotto durato solo 8 episodi.

    Vero è che spesso e volentieri ci lamentiamo della distanza siderale con cui i prodotti americani vengono trasmessi in Italia e che gli acquisti sono fatti a scatola chiusa (cioè molto spesso prima che le serie vengano trasmesse in America), ma per una rete che utilizza denaro pubblico, forse è il caso di agire cum grano salis…