Cenerentola, una serata pilotata dai Soliti Ignoti a Porta a Porta

Cenerentola, una serata pilotata dai Soliti Ignoti a Porta a Porta

cenerentola ieri sera offuscata dalla prepotenza di Vespa che ha nuovamente dato vita al suo circo mediatico speculando sul dolore di due famiglie che giustamente non possono trovare ancora pace, i genitori di Sarah e di Yara

    una scena di cenerentola

    La serata dedicata ieri sera a Cenerentola su RaiUno ha avuto uno svolgimento alquanto singolare. Si parte dalle 20.30 con una puntata ancora più surreale del solito dei Soliti Ignoti con un Frizzi giocoso e una concorrente d’eccezione, Licia Colò. I due hanno dato vita ad un teatrino triste in cui tutti i personaggi chiamati per svelare le loro identità riconducevano a Cenerentola, da non credere. Poi finalmente la serata ha avuto inizio e per tutta la durata della pellicola chi ha scelto di vederla si è goduto uno spettacolo tenero e unico.

    Ma Bruno Vespa ha rotto ben presto l’incantesimo lanciando, prima della fine del film d’animazione, la sua puntata e, per farlo ha proprio citato Cenerentola per andare a parare ai due fatti di cronaca che occupano tutte le prime pagine dei giornali, la scomparsa di Sarah e di Yara. Si apre Porta a Porta e Bruno Vespa supera se stesso e il cattivo gusto. Inizia parlando di Cenerentola e poi vira abilmente sul dolore introducendo l’argomento delle puntata, al motto di “Come proteggiamo i nostri figli” e via ad una serie di orride banalità su Sarah e Yara.

    Come si può mettere a confronto una favola con la tragedia che vivono due famiglie in questi giorni? Qual’è la morale sulla quale vuole farci riflettere il saggio Vespa? Riparte, fiero, il mostro mediatico, fatto di illazioni, supposizioni, finte piste, retaggi razzisti. Avendo già portato in passato il plastico dell’omicidio di Sarah, ieri sera ha messo di tutto in scena il sapiente Vespa, il solito psicologo che avrebbe voluto essere altro e soprattutto altrove, la giornalista di grido nelle vesti di una non m’arrendo che farnetica sugli adolescenti, il magistrato dei minori, il giornalista del pomeriggio della rete ammiraglia.

    Insomma il suo solito circo in grande spolvero. Forse invidioso dell’attenzione di Pomeriggio Cinque sull’argomento. E ancora una volta ha saputo stupire, ha toccato il cattivo gusto, superandolo.

    I servizi lanciati nel programma non hanno risparmiato nessuno, telefonate a conoscenti del giovane marocchino ingiustamente coinvolto nel caso di Yara, inviate infreddolite davanti a cantieri deserti. Uno spettacolo indegno, come indegno è l’approccio che hanno verso la famiglia della ragazza di Brembate, una famiglia chiusa nel suo dolore privato che non vuole essere importunata dalle telecamere.

    E allora, fioccano le illazioni, si parla di loro quasi come degli alieni criticati perché hanno scelto il silenzio che quasi appare anomalo. Salvo poi, in chiusura, un accenno al rispetto proprio da parte di Vespa. Ma anomalo è il teatrino indecente che continua, indifferente al dolore e alla rabbia, perché non si ha il coraggio di interrompere questo orrore?

    Non serve neanche l’esempio di un paese che compatto si è chiuso in un dignitoso silenzio, non basta, si prosegue, si indaga, si cerca per forza di parlare di avere un parere, una qualsiasi traccia che giustifichi la messa in onda di Porta a Porta, sempre e comunque.

    E si mischia tutto, strazio familiare, intolleranza razzista, si fomenta l’odio, il disprezzo, tutto in nome della notizia da raccontare. Ma qui dov’è la notizia? Perchè non si è dato il giusto spazio alla riabilitazione del ragazzo marocchino ingiustamente coinvolta nel caso? Quali sono le novità da rendere pubbliche? Non ci sono e questo è tutto. E non va bene.

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