Cellulari, troppa pubblicità ingannevole

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato tira le orecchie alle aziende di telefonia mobile: troppa pubblicità ingannevole

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    Cellulari

    Spot e cellulari, gioie (poche) e fregature (tante). A due anni dall’entrata in vigore della legge Giulietti, tesa a regolamentare la pubblicità ingannevole, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha comminato sanzioni per 1,6 milioni di euro. L’accusa non è nuova, e non riguarda solo i cellulari: le pubblicità sono spesso ingannevoli, o poco chiare. Gli spot televisivi, vuoi per la corta durata (30 secondi), vuoi per una precisa scelta, sono risultati poco completi e scarsamente “informativi”, nonostante (o proprio per quello?) le scritte in sovrimpressione o scorrevoli.

    L’AGCM ha messo il dito nella tre piaghe nella pubblicità televisiva di telefonia mobile: i costi “mimetizzati”, la tecnologia che non c’è e le offerte “per sempre”.

    I costi mimetizzati: spesso nelle offerte si omette lo scatto alla risposta, o il pagamento aggiuntivo di canoni mensili per il noleggio di apparati necessari all’applicazione del servizio, o ancora che per usufruire delle promozioni bisogna prima spendere una determinata cifra che rende l’offerta sconveniente. A questo proposito, è celebre il caso del trentenne di Ciserano che non avendo ben capito i termini del contratto avrebbe dovuto pagare quasi 50.000 euro di bolletta telefonica, che fortunatamente la Vodafone ha stracciato.

    La tecnologia che non c’è: mancano le indicazioni relative alla velocità di internet, e la necessità di verificare la compatibilità dell’apparecchio che si possiede con i servizi offerti. Le offerte commerciali non dicono che per poter usufruire di certi servizi bisogna verificare l’effettiva copertura del segnale (servizi Umts e tv sul cellulare).

    Le offerte per sempre: in realtà quasi tutte le offerte hanno una data di scadenza entro la quale l’offerta decade.

    Bisognerebbe chiedersi a questo punto perché, nonostante le multe milionarie, le grandi aziende di telefonia mobile continuino imperterrite a tentare di fregare il consumatore: forse che, fatti due conti, gli introiti derivati dalle pubblicità scorrette superano di gran lunga le multe dell’Autorithy?