Celentano a Servizio Pubblico dopo Sanremo 2012: ‘Col Festival ho chiuso’ [VIDEO]

Celentano a Servizio Pubblico dopo Sanremo 2012: ‘Col Festival ho chiuso’ [VIDEO]

Il video dell'intervista ad Adriano Celentano a Servizio Pubblico del 23/2/2012, dalla Rai all'evasione fiscale, dal cambiamento possibile alle 'stronz*te' della politica, dal cachet stellare alle beghe Rai

    Celentano C’è e Michele Santoro costruisce tutta la puntata di Servizio Pubblico di giovedì 23/2/2012 sull’intervista rilasciata dal Molleggiato a Sandro Ruotolo. Adriano Celentano torna sui suoi interventi a Sanremo 2012: non cambierebbe una parola, anzi torna a dire che per lui Famiglia Cristiana e Avvenire sono giornali inutili per la Chiesa. Non è stato compreso o meglio hanno fatto finta di non capirlo, e non solo loro: commenta anche il ‘cretino di talento’ affibbiatogli da Repubblica, che definisce ‘a loro insaputa servi del potere, persone che hanno un talento cretino…‘. Ma afferma anche di aver chiesto un cachet più basso: ‘Che colpa ne ho io se sono uno degli uomini più pagati d’Europa. Ho chiesto un cachet più basso e loro mi hanno detto che non era possibile, la mia quotazione di mercato era quellla. ‘Se ti paghiamo meno ci arrestano’‘ (?!). In alto il video dell’intervista di Celentano a Servizio Pubblico.

    Dieci minuti di intervista per tornare sui contenuti degli interventi di Sanremo 2012 e per rilanciare, facendo nel contempo un consuntivo della sua esperienza festivaliera. Un Adriano Celentano che interviene a tutto campo, accusando la Rai di non essere riconoscente al grande lavoro fatto da Gianni Morandi e Gianmarco Mazzi non solo per questa ultima edizione del Festival, ma anche per la precedente. ‘A Morandi la Rai dovrebbe fare una statua‘, dice il Molleggiato che non esita a definire ‘stronz*te’ le tante chiacchiere sul suo compenso ‘rubato’ al canone Rai.

    Si dimostra un affezionato telespettatore di Mara Venier: se sabato sera, durante la finale del Festival, aveva lodato Don Mario – tra i pochi ad aver capito e fatto tesoro del suo intervento – questa volta bacchetta Irene Pivetti, convinta sostenitrice della necessità che Celentano all’Ariston si limitasse a cantare, visto che il Festival si fa col canone Rai. ‘Siccome io pago il canone pretendo che Celentano faccia a Sanremo quello per cui è stato chiamato… Cos’è, il Festival delle specializzazioni? – dice Celentano, citandola – Forse le sfugge che se mi hanno chiamato è per una serie di cose: perché canto, ballo, parlo‘. E si rivolge a ‘qualche esponente’ di An e del PD ‘che ha sbandierato la colossale stronz*ta per cui io farei la beneficenza con i soldi dei contribuenti… ma quanto ci hanno messo a partorire un concetto così rudimentale?‘.

    E a proposito dei soldi, Celentano si ‘difende’: ‘Che colpa ne ho io se mi è capitato di essere uno degli uomini più pagati d’Europa? Io ho provato a dire ‘datemi di meno’, ma loro mi hanno detto che non era possibile. ‘Hai una quotazione di mercato, se ti diamo di meno ci arrestano!’‘. Beh, questa dell’arresto ci sembra un po’ grossa, ma non essendo specializzati in contratti attendiamo delucidazioni da qualche esperto. A naso diremmo che l’anno scorso Benigni è andato al Festival per 200/250.000 euro, quotazione di certo inferiore al suo normale cachet, e non ci sembra che qualcuno sia stato denunciato o abbia rischiato l’arresto: in fin dei conti non si tratta di accordi privati?

    In ogni caso Celentano torna sulla beneficenza: ‘I soldi che la Rai mi dovrà dare non sono soldi dei contribuenti ma sono soldi miei… miei come quelli che guadagnerebbe un falegname che fa un tavolo.

    Ogni cosa ha un prezzo, no?‘. Si, quindi, loda dei suoi ascolti (‘Dubito che la Pivetti li avrebbe fatti, ma magari diceva qualcosa di intelligente‘) e, stimolato da Ruotolo, torna su Chiesa e Vaticano. ‘Loro non sanno com’è il Paradiso’, dice prima di affrontare il caso del parroco di Galbiate, che da Sorrisi lo ha accusato di non fare donazioni ed elemosine. Per il Molleggiato tutta una macchinazione del settimanale di Signorini.

    Insomma, una vittima del sistema, che lo paga più di quanto vorrebbe, che fa finta di non capirlo, che guarda il dito e non la luna. Difficile farlo, però, se a ogni intervento si finisce per puntare il dito contro qualcuno di terreno, fin troppo terreno.

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