Celentano a Sanremo 2012, polemica anche sul cachet

Celentano a Sanremo 2012, polemica anche sul cachet

Il Presidente dei Cristiano Riformisti polemizza sul cachet troppo alto per Celentano

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    I problemi contrattuali sembrano risolti, ma la partecipazione di Adriano Celentano a Sanremo 2012 non smette certo di creare polemiche e malumori in casa Rai. Beh, considerato che ci si mette di mezzo anche la politica, è sempre difficile che le questioni di Viale Mazzini possano ‘scivolare lisce come l’olio’. E così arriva puntuale come il Natale l’immancabile polemica sul cachet del superospite di Sanremo. La solleva l’on. Antonio Mazzocchi, Presidente dei Cristiano Riformisti.

    Qualche giorno fa La Stampa di Torino pubblicava un’indiscrezione sul compenso di Celentano a Sanremo 2012, annunciando ben 1,2 milioni di euro per la sua ospitata. ‘Bella figura che farà questo quotidiano quando si saprà ciò che realmente prenderei‘, commentò a caldo Celentano a margine della lettera aperta a Gianmarco Mazzi, nella quale lanciava al direttore artistico un ultimatum sulla sua partecipazione.
    In effetti ora le agenzie parlano un accordo economico di 300.000 euro a puntata, per un massimo di 750.000 euro per il Molleggiato, cifra decisamente superiore a quella che l’anno scorso pare abbia percepito Roberto Benigni: si parlò, infatti, di 250.000 euro – devoluti in beneficenza – per un intervento durato più di 50′.

    Al di là di qualunque comparazione, l’on. Mazzocchi si è ‘indignato’ per le cifre circolate ‘intorno’ al Molleggiato e si inserisce nella scia mediatica che si scatena a ogni mossa di Celentano rilasciando alle agenzie una nota utile ad aprire il grande valzer dello ‘scandalo dei compensi nella tv di Stato’.

    In un contesto di profonda crisi economica e con un Governo di emergenza, è quantomeno inopportuno che la televisione pubblica spenda quote a sei cifre per pagare questo o quell’artista. E non mi interessa che l’artista sia Celentano o un altro. Il canone Rai quest’anno è ulteriormente aumentato, richiedendo ulteriori sacrifici alle famiglie italiane e a molti pensionati che per pagarlo dovranno rinunciare anche ad un litro di latte.

    Trovo inopportuno, per non dire assurdo, che un artista possa guadagnare in 20 minuti ciò che quegli stessi pensionati prendono in 10 anni di pensione. Se ci sarà maggiore austerità anche nei costi della televisione pubblica e tutti saranno pronti a rinunciare a qualcosa, il Festival sarà maggiormente apprezzato dal pubblico televisivo. Diciamo no, pertanto, ai compensi d’oro dei Festival di Stato, perché l’Italia in questo momento ha bisogno di tutto tranne che di ricche ed allegre orchestre che suonano mentre la nave rischia di affondare.

    Questo il contenuto della nota di Mazzocchi: a parte che non capiamo a quali pensionati di riferisca (visto che 300.000 euro in 10 anni li guadagnano in pochi), ci sembra un attacco talmente scontato da apparire banale. Il punto non è quanto spendono, ma quanto si riesce a guadagnare dagli investimenti fatti: bisognerebbe ‘scandalizzarsi’ più dei mancati guadagni di Sipra che delle cifre spese per i superospiti di Sanremo.

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