Caso Meocci, la Corte dei Conti conferma la multa all’ex CdA Rai

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    Rai governo Alfredo Meocci

    Qualche giorno fa vi davamo notizia di uno scontro aperto tra due consiglieri di maggioranza Rai, Angelo Maria Petroni (Pdl) e Giovanna Bianchi Clerici (Lega Nord), e il Governo Italiano, ‘colpevole’ di non aver inserito nel Decreto Milleproroghe un provvedimento utile per annullare una multa milionaria comminata ai due consiglieri già in carica nel precedente CdA di Viale Mazzini. La multa derivava da una condanna determinata dall’elezione di Alfredo Meocci a DG Rai, nonostante una norma che lo rendeva ineleggibile. Ora arriva la conferma della multa dalla Corte dei Conti, mentre l’Agcom dichiara adesso Meocci eleggibile: l’incompatibilità ex lege 481/95 dura quattro anni.

    Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, ma facciamo un rapido riassunto per inquadrare le news del week-end.

    Nel 2005 il CdA Rai eleggeva Alfredo Meocci direttore generale della Rai: peccato che sulla sua nomina pendesse un vincolo di ineleggibilità ai sensi della legge 481/95, in virtù della quale agli ex commissari dell’Agcom (quale Meocci era) è impedito qualsiasi ruolo all’interno della Rai e delle aziende legate alle comunicazioni. Meocci fu quindi rimosso dopo un annetto e il CdA che l’aveva eletto costretto a pagare una sanzione.

    Una multa piuttosto pesante (quasi 2 mln di euro) che i consiglieri Angelo Maria Petroni e Giovanna Bianchi Clerici speravano di non pagare magari grazie a un provvedimento da inserire nel decreto Milleproroghe di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa.

    Il Governo non ha esaudito il desiderio dei due, che quindi hanno minacciato di paralizzare i lavori del CdA non presentandosi alle riunioni o astenendosi dalle votazioni, cosa che di fatto annullerebbe la maggioranza del Consiglio.

    E’ di ieri la notizia della sentenza della Corte dei Conti in merito alla vicenda del 2005: la Corte ha condannato gli allora consiglieri d’amministrazione della Rai che votarono a favore, ovvero Giovanna Bianchi Clerici, Gennaro Malgieri, Angelo Maria Petroni, Giuliano Urbani e Marco Staderini, e l’allora ministro del Tesoro Domenico Siniscalco che propose la nomina, a un risarcimento di 11 milioni di euro, in parti uguali fra loro. Condannato anche l’ex direttore generale Alfredo Meocci a risarcire la somma di 107 mila euro e l’allora legale Rai Rubens Esposito, a 239 mila euro. Nelle motivazioni della sentenza, emessa il 23 febbraio scorso ma pubblicata ieri sul sito della corte, si legge che la nomina di Meocci è stata “la manifestazione di una volontà pervicacemente e supinamente adesiva alla volontà politica” e si sottolinea “la colpa grave da parte di tutti i soggetti ritenuti responsabili dei fatti addebitati poiché, se può escludersi la coscienza e volontà sia di violare la legge ma anche di accertare il relativo rischio, non può dubitarsi che tutti i responsabili abbiano posto in essere un comportamento sommamente lesivo di ogni regola di prudente e buon governo della cosa pubblica, perfettamente integrante l’elemento soggettivo della colpa grave”.

    Per Petroni e Bianchi Clerici una discreta botta, visto che trova conferma la multa di circa 1.800.000 euro a testa. Intanto sabato Meocci ha rilasciato una ‘equivoca’ intervista all’Arena di Verona nella quale dichiarava che l’Agcom l’ha ‘riabilitato’, dichiarandolo compatibile con incarichi in Rai e risarcendolo di 100.000 euro. Puntuale è arrivata la precisazione dell’Agcom: l’incompatibilità per i componenti dell’Agcom dura 4 anni e non è a vita e la dichiarazione di cessata incompatibilità di cui parlava Meocci nell’intervista deriva dal fatto che è seplicemente trascorso il periodo di incompatibilità stabilito dalla legge 481/95 per i componenti del Consiglio dell’Agcom.

    Precisa ancora l’Agcom che “la cessazione dell’incompatibilità vale per il futuro e non per il passato e quindi non si riflette in alcun modo sulla pronuncia di incompatibilità e sulla relativa sanzione adottata per il periodo precedente”. Inoltre il famosi rimborso cui faceva riferimento Meocci è in realtà un rimborso di spese legali pari a 10.171 euro, e non di 100.000 euro, riconosciuto allo stesso Meocci, come pure agli altri componenti del Consiglio precedente dell’Agcom, in relazione a un procedimento penale a loro carico promosso su esposto di terzi e conclusosi con provvedimento di archiviazione. “Il rimborso di tali spese legali, che è stato effettuato a seguito di parere di legittimità e di congruità espresso dall’Avvocatura generale dello Stato – continua l’Agcom – non ha nulla a che vedere con il procedimento di incompatibilità di Meocci che ha dato luogo, com’è noto, a sentenze del TAR, del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione confermative del provvedimento adottato dall’Autorità”.

    Per la serie ‘passare alla cassa’…

    red/did/lv