CdA Rai paralizzato, è in guerra col Governo

CdA Rai paralizzato, è in guerra col Governo

Angelo Maria Petroni e Giovanna Bianchi Clerici, consiglieri di maggioranza della Rai, minacciano di bloccare le attività del CdA di Viale Mazzini per una 'vertenza aperta' col Governo

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    Tempi duri per il CdA Rai: stando a quanto rivelato da Affari Italiani, i lavori del CdA di Viale Mazzini sono destinati a diventare sempre più difficili data la decisione di due consiglieri di maggioranza di non prendere più parte alle riunioni o quanto meno di astenersi nelle votazioni. I due consiglieri in questione sono Angelo Maria Petroni, del Pdl, e Giovanna Bianchi Clerici della Lega Nord, irritati dal mancato inserimento nel decreto Milleproroghe, recentemente approvato dal Governo, di un provvedimento utile ad evitare loro una consistente multa. Cerchiamo di ricostruire il fatto.

    Intanto partiamo col dire che la vicenda in questione risale ai tempi del precedente Consiglio d’Amministrazione Rai, di cui facevano (già) parte Angelo Maria Petroni (peraltro già al centro di una lunga vertenza legale con la Rai per un’estromissione poi revocata tramite Tar) e Giovanna Bianchi Clerici.

    Nel 2005 il CdA Rai nominò Direttore Generale della Rai Alfredo Meocci, ma la sua elezione fu bloccata a causa di un suo precedente incarico nell’Authority per le Garanzie nelle Comunicazioni, che lo rendeva ineleggibile ai sensi della legge 481 del 14 novembre 1995. Nonostante questo Meocci rimase in carica per circa un anno, salvo poi dover abbandonare la poltrona: l’elezione irregolare determinò un salata multa per i membri del CdA, costretti a pagare 1.800.000 euro a testa.

    Ebbene, questa multa pende ancora sui due consiglieri, che speravano in un provvedimento che sancisse la natura ‘non pubblica’ della Rai, da anni configurata come Società per Azioni, e che quindi estromettesse la Corte dei Conti (‘emissaria’ della multa) dalla competenza sui fatti della Tv di Stato.

    Il provvedimento non c’è stato e così Petroni e Bianchi Clerici si ritrovano a dover fare i conti con una multa pesante e a loro dire ‘ingiusta’, visto che il nome di Meocci fu allora ‘imposto’ dal Ministero del Tesoro.

    Da qui la decisione di non prendere parte alle riunioni del CdA o, in alternativa, di astenersi dalle votazioni: in questo modo verrebbe meno la maggioranza del CdA con conseguenze a dir poco inimmaginabili.

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