CdA Rai, no ai compensi dei conduttori nei titoli di coda

il CdA Rai boccia l'emendemento sulla pubblicazione dei compensi dei conduttori Rai nei titoli di coda delle trasmissioni tv

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    CdA Rai compensi conduttori

    Il CdA Rai boccia la proposta, in ballo da tempo, di indicare nei titoli di coda delle trasmissioni Rai i compensi dei conduttori, degli ospiti e degli opinionisti ingaggiati. L’idea, lanciata oltre un anno fa dal Ministro Renato Brunetta, era piaciuta a molti e aveva incassato anche il parere positivo della Commissione di Vigilanza Rai, ma il CdA riunitosi giovedì 3 marzo l’ha bloccata a malincuore: un identico provvedimento andrebbe preso, infatti, anche per i programmi radiofonici, ma in quel caso non c’è la possibilità di sfruttare i titoli di coda.

    Era il dicembre del 2009 quando Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica, lanciò in diretta a Cominciamo Bene la proposta di inserire nei titoli di testa e di coda dei programmi Rai i compensi dei conduttori, degli ospiti e degli opinionisti, in un’ottica di trasparenza dovuta ai contribuenti dei costi di Mamma Rai.

    L’idea fu accolta di buon grado da molti esponenti del CdA Rai (non dai consiglieri d’opposizione, però) e ebbe fin da subito la benedizione della Commissione di Vigilanza Rai, presieduta da Sergio Zavoli, e del Direttore Generale della Rai Mauro Masi, anche se non sono mancate le critiche (anche le nostre, per quanto irrilevanti) per un’iniziativa dal sapore ‘qualunquista’ che non tiene conto, invece, dei ricavi pubblicitari che ciascun programma riesce a veicolare: solo in questo modo, a nostro avviso, è possibile valutare l’eventuale ‘spreco’ di denaro pubblico derivato dal canone, visto che non sono pochi i programma Rai a coprire le proprie ‘spese’ e a ‘girare’ guadagni all’Azienda con i propri risultati (tra questi il tanto vituperato Annozero).

    La questione aveva trovato poi uno stop nel Garante della Privacy, che aveva giudicato inapplicabile la pubblicazione dei compensi nei titoli di coda, relegandoli, eventualmente, al web.

    La proposta è tornata qualche giorno fa nell’ordine del giorno del CdA Rai e pare abbia ricevuto una bocciatura definitiva: a determinarla non tanto l’opposizione dei consiglieri d’opposizione, da sempre ostili alla misura, quanto un ‘cavillo’ tecnico-amministrativo per il quale andrebbe trovato quantomeno un correttivo, al momento ancora non elaborato. Il CdA Rai, infatti, ha bloccato l’inserimento della ‘norma trasparenza’ nel Contratto di Servizio Pubblico sottoscritto con il Ministero dello Sviluppo Economico, approvato lo scorso 3 febbraio, perché inapplicabile per i programmi radiofonici. In mancanza di titoli di coda bisognerebbe ricorrere alla una ‘lettura’ dei compensi che porterebbe via tempo al palinsesto. Si cercano soluzioni.