Caso Saccà, CdA Rai rinvia decisione. Minoli attacca la stampa malata di dietrologia

Caso Saccà, CdA Rai rinvia decisione. Minoli attacca la stampa malata di dietrologia

Caso saccà, il Cda Rai sospende il giudizio in attesa di nuovi docimenti dalla Procura di Napoli

    Agostino Saccà in attesa di giudizio

    Il CdA Rai ha rinviato la decisione sul reintegro dell’ex direttore di RaiFiction, Agostino Saccà, a seguito dell’acquisizione di altro materiale da parte della Procura di Napoli riguardo l’indagine cui è coinvolto l’ex dirigente Rai. Intanto Giovanni Minoli, intervenuto nei giorni scorsi a difesa dell’ex dirigente Rai, ha risposto alle critiche di cui è stato oggetto con un altro articolo su Il Riformista: “Ho detto solo quello che penso, ma in questo Paese si fa solo dietrologia“.

    Partiamo dalla riunione del CdA svoltasi ieri, 30 aprile, in cui i vertici di Viale Mazzini avrebbero dovuto decidere in merito alla sorte di Agostino Saccà, ex direttore di RaiFiction invischiato in un’indagine della procura di Napoli che ha messo in luce un giro di raccomandazioni e di abusi d’ufficio in merito al progetto Pegasus in cui è coinvolto anche Silvio Berlusconi (per i dettagli vi rimandiamo come sempre ad un nostro precedente articolo).
    La tanto attesa decisione non c’è stata, come avverte un comunicato stampa diffuso ieri pomeriggio e caratterizzato, in modo del tutto particolare, da un abuso di condizionali. Nella nota, infatti, si legge: “Al termine del dibattito in Consiglio di Amministrazione avvenuto questa mattina, il Direttore Generale ha comunicato che, nell’ambito delle sue prerogative, avrebbe proceduto alla sospensione del procedimento disciplinare a carico di Agostino Saccà e che avrebbe atteso, prima di assumere decisioni in ordine all’eventuale applicazione di sanzioni, l’esito delle risultanze in sede penale anche in considerazione dell’imminente preannunciato deposito di nuova documentazione relativa al procedimento in atto a carico dell’interessato presso il Tribunale di Napoli“.

    Un comunicato sibillino che potrebbe essere letto come un “avremmo voluto riammetterti, ma sono sopraggiunte novità sull’inchiesta e pertanto aspettiamo i conoscere per bene i fatti prima di prendere una decisione”: ma si tratta di una interpretazione ben lontana da quanto sostenuto da Cappon in riunione, per il quale ci sarebbero gli estremi del licenziamento per “giustificato motivo”, avendo di fatto Saccà violato il Codice Etico della Rai almeno 18 volte. Queste infatti le conclusioni cui è giunto il Comitato Etico della Rai – e presentate ieri da Cappon al CdA – che sottolinea come “Saccà abbia sviluppato contatti appronfonditi con la concorrenza – si ‘sentano’ le intercettazioni telefonoche con Berlusconi – nell’ambito del suo progetto di costutuire una propria società di produzione tv, la Pegasus, fornendo informazioni in conflitto con le sue responsabilità in RaiFiction; ha assunto intese condotte a promuovere un’indebita influenza esterna sul consiglio Rai; si è ingerito nella formazione del cast di produzioni tv per sollecitazioni esterne finalizzate ad utilità extra aziendali”. Tutte “esplicite violazioni agli obblighi di lealtà, fedeltà e trasparenza” all’Azienda.

    Un quadro decisamente grave, ben lontano da quello roseo solitamente portato all’attenzione del pubblico e in cui si fa soltanto riferimento alle telefonate con Berlusconi per ricevere raccomandazioni su quale attrice o sul progetto della fiction Barbarossa, caldeggiato da Umberto Bossi. In virtù delle conclusioni del Comitato Etico e soprattutto della notizia giunta dalla Procura di Napoli di nuovi materiali inerenti l’indagine su Saccà, Claudio Cappon ha deciso di rimandare la decisione a dopo il 23 maggio, data nella quale il Tribunale di Napoli deciderà se rinviare a giudizio Saccà.

    Nulla di fatto, quindi, ma si tratta di un congelamento di decisione che non ha mancato di sollevare nuove polemiche all’interno del CdA.
    Se Carlo Rognoni (in quota PD), dichiara che la decisione di Cappon è un atto obbligato – e coglie l’occasione per puntualizzare che non ha nulla in contrario al reintegro di Saccà, se non la difesa degli interessi dell’azienda – i consiglieri Petroni, Staderini e Urbani (area centro destra) fanno sapere che considerano la sospensione del giudizio, decisa da Cappon “nella sua autonomia e nell’esclusivo ambito dei suoi poteri”, “pregiudizievole per l’Azienda, tanto dal punto di vista del funzionamento di un settore cruciale per la Rai come la Fiction, quanto dal punto di vista dei profili giuridici di responsabilità”.

    Fumata nera, quindi, e ancora attesa per Agostino Saccà, che negli ultimi giorni, dopo mesi di silenzio, era passato al contrattacco chiedendo le pubbliche scuse e i formali ringraziamenti da parte dell’Azienda per i successi d’ascolto riportati negli ultimi mesi dalle fiction Rai, da lui realizzate o da lui progettate prima dell’autosospensione di dicembre.

    Al suo fianco era accorso anche Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational e dirigente Rai di lungo corso, che nel passato non ha sempre avuto un rapporto idilliaco con Saccà. Il suo accorato appello alla riabilitazione del ‘collega’ ha fatto storcere il naso a molti (noi compresi) con conseguente ‘indagine’ sui veri motivi di tanta attenzione nei confronti di colui che negli scorsi anni è stato spesso un nemico. La stampa ha ripreso con gran clamore il suo intervento pubblicato da Il Riformista, avanzando, come nel caso de Il Giornale, ipotesi sul perché di questo gesto, ricondotto dalla testata di Mario Giordano ad interessi comuni nel mondo della fiction.

    Ma Minoli non ha perso tempo e ha prontamente risposto alle critiche e alle illazioni con una lettera al direttore de Il Riformista, pubblicata ieri mattina dall’esaustivo titolo “La gogna dietrologica, malattia senile dei giornali“. “Aveva ragione mia nonna – scrive Minoli – ‘dì sempre la verità e non sarai creduto’“. Ma al di là di questo ‘ricordo d’infanzia’, la lettera è un atto d’accusa verso la stampa italiana e al sistema dei media ridottosi a cercare lo scoop, il pettegolezzo, la dietrologia ad ogni costo.

    Ho scoperto sulla mia pelle che non si può dire che Agostino Saccà ha diritto, dopo cinque mesi, di sapere se deve essere licenziato. Non si può dire perchè il problema diventa subito un altro: perchè lo dico? Qual è l’ignobile motivazione che muove un ‘noto camaleonte’ a fare proprio oggi, proprio adesso questa proposta? Ognuno risponde secondo interesse ideologie o punti di vista personali. Nessuno però fa la cosa più semplice: chiedermelo. Avrei risposto: la mia posizione sul caso Saccà è uguale a quella che avevo già espresso su Repubblica il 21 dicembre scorso, a ridosso dell’esplosione del caso in pieno governo Prodi e in clima giustizialista nei confronti di Saccà. [...] In Italia un certo giornalismo ha reso regola questo modo di ragionare. [...] E’ un modo di ridurre tutto a salotto, a pettegolezzo, a dietrologia.

    Giornali e giornalisti più a caccia di pettegolezzi che di notizie. [...] Ma il Paese reale è altrove e lo ha dimostrato. il sistema dei media- giornali in testa – è stato saltato, evitato, rifiutato, ignorato. Prendiamone atto. Basta con il racconto di chi è chi, dove va a cena, con chi fa l’amore. E’ importante ricominciare a confrontare le idee che sono in campo o quelle che verranno. Dando la parola a chi ha idee e proposte. Non solo con il pettegolezzo e la dietrologia. Con la crisi mondiale alle porte è un lusso che nessuno può più permettersi. Abbiamo bisogno di un confronto serio, serrato, costruttivo tra maggioranza e opposizione. [E magari si può partire] dalla Rai, che è un bene comune non più gestibile con le vecchie regole“.

    Certo, l’ultima parte del suo articolo/lettera è inoppugnabile, ma finisce per distogliere dall’oggetto del contendere. Come ama ripetere Giulio Andreotti (perfino lui) “A pensar male si fa peccato ma ci si indovina quasi sempre“.

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