Caso Ruby: il pasionario Ferrara rimbalza dal Tg1 a Matrix in difesa del premier

Caso Ruby: il pasionario Ferrara rimbalza dal Tg1 a Matrix in difesa del premier

Monologo di Giuliano Ferrara al Tg1 delle 20 di ieri in difesa di Silvio Berlusconi contro il circo mediatico-giudiziario che tiene sotto scacco la politica italiana

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    Il caso Ruby si sta (abilmente) trasformando in una rilfessione collettiva sull’ingerenza della magistratura nelle ‘vite degli altri’, con metodi che al Pdl (dalla Santanché a Berlusconi) ricordano l’oppressione dei servizi segreti della Germania (manco a dirlo) comunista. In questo ‘slittamento’ di senso, il premier conquista giorno dopo giorno nuovi sostenitori: ultimo della lista Giuliano Ferrara, che ieri ha pontificato per 5’45” in diretta tv durante il Tg1 di Minzolini, per poi ricomparire in seconda serata su Canale 5 come pezzo forte della puntata di Matrix, tornato a occuparsi di politica. In alto Giuliano Ferrara al Tg1.

    L’Italia è in mano a un circo giudiziario-mediatico in cui magistrati e giornalisti reggono il destino dell’Italia e tengono sotto scacco la politica, ledendo così la dignità delle istituzioni: questa, grosso modo, la tesi sostenuta da Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, che ieri ha anticipato alcuni estratti di un’intervista a Silvio Berlusconi, quella in cui il premier paragona il sistema investigativo delle procure di Napoli e Milano (ma più in generale italiane) a quello della Stasi comunista.

    Il Tg1 ha quindi ospitato quasi 6 minuti di monologo del direttore Ferrara, che sembra aver preso il posto di Augusto Minzolini, finora avaro di editoriali al fulmicotone sui caso Ruby e sulle sue propaggini giudiziarie, mentre la conduttrice del tg, Susanna Petruni, ha sapientemente rilanciato argomenti e fornito assist per l’intervento di Ferrara.


    Quasi ‘a conferma’ della sua denuncia sul ruolo dell’informazione in Italia, Ferrara rilancia a Matrix la sua prossima iniziativa a difesa della democrazia in Italia: si tratta di una manifestazione che si terrà sabato 12 febbraio al teatro Dal Verme di Milano e che ha per titolo In Mutande ma Vivi, una protesta contro “Il neopuritanesimo ipocrita” che attacca il premier in camera da letto e che sembra voler ridurre gli oppositori al premier a un ‘branco’ di scandalizzate beghine che si scandalizzano per le compagnie femminili del primo ministro.

    Tornando al Tg1, l’ntervento di Ferrara non è piaciuto al CdR, che rilancia la necessaria ‘imparzialità’ del giornalismo, ormai una chimera in Italia così come è assolutamente idealistica la speranza di assistere a un confronto politico maturo e cicostanziato, che non mortifichi le istituzioni e che ridia dignità a un intero paese. Purtoppo all’orizzonte si vede poco di rassicurante: per rimanere in tema di ‘film politicamente impegnati’ non siamo ai livelli di Garage Olimpo (1999, Marco Bechis), piuttosto sembra essere precipitati in una drammatica parodia di Sesso e Potere, film del 1997 di Barry Levinson, che anticipò di pochi mesi il sexy-gate tra Monica Lewinsky e Bill Clinton: in confronto a quel che sta succedendo da noi, uno scandaluccio da dilettanti.

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