Caso Decameron, Daniele Luttazzi racconta

Caso Decameron, Daniele Luttazzi racconta

Intervista a Daniele Luttazzi sulla chiusura di Decameron e la lettera di Giuliano Ferrara a La Repubblica

    La locandina di Decameron

    In un’intervista al Manifesto Daniele Luttazzi racconta il dietro le quinte della cancellazione del suo programma e parla di nuovo editto bulgaro. “Scusami Daniele devo sospendere il programma perché non posso permettere che nella mia rete un conduttore insulti un altro conduttore“, il testo dell’sms inviato al comico di Decameron dal direttore di La7. E Giuliano Ferrara li invita a Otto e mezzo.

    Dal suo sito racconta di come si sia materialmente svolta la sospensione del programma: “Stasera è successo un fatto gravissimo: per motivi legali (nessuna comunicazione ufficiale della sospensione del programma) io e Franza Di Rosa abbiamo completato al montaggio la puntata n.6 che doveva andare in onda. Verso le 20, dei funzionari di La7 sono entrati in sala montaggio per impedire fisicamente che proseguissimo. Hanno occupato la stanza, hanno intimato al tecnico di sospendere (senza averne titolo), uno di loro si è seduto al mio posto alla consolle e non se ne andava, sfidandoci. Ho telefonato all’avvocato: stavano commettendo un reato (violenza privata) e potevo chiamare la polizia. A quel punto sono usciti. Poi, quando ho finito e me ne sono andato, uno di loro è entrato per cancellare tutto il girato di Decameron, passato e futuro. Spero non l’abbiano fatto“.

    Ma nell’intervista rilasciata a Mariuccia Ciotta del Manifesto torna sui contenuti dello spezzone incriminato (che potete rivedere qui): “Quella battuta l’ho detta in teatro per quattro mesi di seguito durante la mia tournée. È una battuta di satira grottesca che ha lo scopo di far ridere, infatti il pubblico ride. Secondo Dall’Orto invece è un insulto. Quando sono riuscito a mettermi in contatto con lui, gli ho detto: Antonio, perdonami, ci deve essere un equivoco, quello non è un insulto. «No – mi ha risposto – questa sarà una tua opinione, secondo me è un insulto». In più, durante le registrazioni del programma ci sono i responsabili de La7, e nessuno ha preso la battuta su Ferrara come un insulto”.

    Daniele Luttazzi aggiunge che si tratta di un episodio ancora più grave dell’editto di Berlusconi: “All’epoca, Berlusconi non voleva il controcanto e si poteva capire, c’era un motivo politico ben preciso. Adesso è veramente inconcepibile. Mi hanno chiamato Corrado Guzzanti, Sabina Guzzanti, Loris Mazzetti, Stefano Balassone, Giuseppe Giulietti per dirmi la loro solidarietà e costernazione. E’ stata una doccia fredda, un fulmine a ciel sereno, andavamo d’amore e d’accordo. Il programma piaceva, aveva un ascolto incredibile. La7 il sabato sera fa lo 0,8%, con me fa il 4 e mezzo con punte di 9. Due milioni e 700 mila spettatori l’ultima volta”.

    Il comico anticipa anche i contenuti della puntata non andata in onda, confidando ancora in un ripensamento che, stando alle dichiarazioni del direttore di La7, non dovrebbe esserci. I primi 20 minuti sono occupati da un monologo “tutto dedicato all’enciclica di Papa Ratzinger e alle ingerenze della chiesa vaticana negli affari dello stalo italiano, diritti civili, eutanasia, staminali… Battute e riferimenti a casi concreti, ovviamente. E poi c’è il tema della libertà religiosa, delle religioni che per me sono un plagio di massa. E poi nella seconda e terza parte del programma la religione si intreccia con l’analisi di temi legali al matrimonio. Ci sono i Cus con altri siparietti legati a vicende sentimentali, alla fecondazione artificiale. E l’attualità politica, per cui parlavo dello sconquasso all’interno del governo, del fatto che si è scoperto che la Cia ha rivelato che Ahmadinejad non ha in preparazione l’atomica dal 2003 quindi l’assurdità della guerra di Bush scatenata in base alle bugie. Parlavo del Dalai Lama che viene in Italia ma non viene accolto da nessuno perché vogliamo mantenere relazioni commerciali con la Cina… E quindi racconto della conferenza di Bali sull’ambiente.

    Prendevo posizione contro il nucleare e le balle che ci stanno raccontando in questi mesi per rilanciarlo. E poi una serie di gag estemporanee legate a questa visione un po’ grottesca della realtà italiana. Il problema degli anziani, dei reietti, degli extracomunitari… La realtà italiana vista attraverso gli occhi di un autore satirico”.
    In realtà, secondo Luttazzi, sarebbe proprio questa puntata ad essere il vero oggetto della “censura” de La7. Ricordiamo che anche Maurizio Crozza fu costretto a rinuciare alla sua parodia di Papa Ratzinger, per non urtare la sensibilità dei cattolici.

    Non manca poi di ripondere ai “bacchettoni”, a quanti hanno alzato la bandiera della volgarità come un “paravento” per celare l’atto censorio. Si riferisce in particolare ad Aldo Grasso che, peraltro sul Corriere della Sera di ieri gli ha dedicato un articolo, dicendo di “sentirsi tradito da un amico: certe cose non si dicono, soprattutto in nome della libertà di espressione. [...] Adesso non ci sarà più nessuna rete che lo chiamerà e non si può fare per tutta la vita i professionisti del martirio“.

    Dice Luttazzi: “Il Corriere della Sera è uscito subito con un pezzettino di Aldo Grasso che parla di «satira rancorosa» limitandosi ai primi minuti della trasmissione. Quando ci fu Satyricon dopo la prima puntata si cominciò a dire: Luttazzi è volgare, ha esagerato. Da parte dei bacchettoni, gli argomenti sono sempre gli stessi e cioè che la satira non deve offendere il buon gusto. La volgarità è la scusa principe, ma non a caso il programma si chiama Decameron. Ogni puntata è ricalcata sulle singole giornate del Decameron di Boccaccio, che a tre quarti del libro si prende uno spazio per confutare gli attacchi dei critici… Quando li vogliono tappare la bocca dicono sempre che sei volgare. Ma ho spiegato, nel programma, che la satira non è volgare, è esplicita. La satira mantiene la salutare oscillazione tra sacro e profano. Quando tutto l’immaginario viene invece bloccato sul sacro, il risultato e l’integralismo, cioè la religione che non ride e che vuole imporre agli altri i propri dogmi di fede. E la stessa logica dei talebani ed era il tema di questa puntata. La satira ha una funzione sociale importantissima, negare questa funzione è qualcosa di disumano”.

    E per fugare ogni dubbio l’ultimo messaggio del suo blog recita testualmente:”Come faccio a sopportare la chiusura di Decameron? Penso a Giuliano Ferrara in una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta”.
    Ipse dixit.

    Intanto Giuliano Ferrara invita Antonio Campo Dall’Orto, direttore de La7, e Daniele Luttazzi, ormai licenziato dall’emittente. Luttazzi ha immediatamente rifiutato, sostenendo di non essere “la scimmietta di nessuno“. E finalmente si ode anche la voce di Ferrara che, contrariamente a quanto affermato dal direttore Campo Dall’Orto, conviene con Luttazzi che la sua è satira, ma anche che ci vuole moderazione su un’emittente generalista. In un passo della lettera che il giornalista ha inviato a Repubblica, riportata da Tgcom, il giornalista spiega: “Un mio amico americano dice: c’è la libertà di guidare anche a trecento all’ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso. C’è sempre un problema di coesione commerciale. La tv è uno spazio in cui gli editori investono e i giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto cordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti“. Il testo integrale della lettera potete trovarlo qui.

    Parole sante, siamo portati a dire, che rafforzano però l’ipotesi che la sospensione sia stata motivata dalla puntata sul Papa non andata in onda.

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