Carlo Freccero: ‘La televisione è una strega e la generalista è morta’

Carlo Freccero: ‘La televisione è una strega e la generalista è morta’

Carlo Freccero: 'La televisione è una strega e la generalista è morta'

    Programma televisivo Che tempo che fa

    Quando tuona Carlo Freccero c’è chi si spaventa davvero. Sta di fatto, dice, che ‘la televisione è una strega’ e che ‘la generalista è morta’. Morta, nel senso che se le uniche novità di oggi sono Made in Sud (in Rai) e Karaoke (a Mediaset), i margini che il guru del piccolo schermo si sbagli si riducono drasticamente. Il cambiamento della televisione, tra passato, presente e futuro è un vero e proprio must della vita di Carlo Freccero, analista, ma anche ospite conteso da più di una trasmissione (da TvTalk a Ottoemezzo a PiazzaPulita).

    Una storia professionale, quella di Carlo Freccero, che l’ha portato a conoscere dal di dentro più facce della medaglia TV. Ha lavorato in Rai ma per certi aspetti ne è pentito: ‘Nell’agosto 1996 Raidue di Enzo Siciliano mi chiamò e commisi l’errore di accettare. Canal plus mi chiese di restare, ma essere direttore di Raidue mi stimolava’; i primi problemi vennero a galla presto: ‘mi contestarono di aver dato spazio a Daniele Luttazzi, colpito dall’editto Bulgaro per aver attaccato Dell’Utri’, anche se, precisa oggi al Secolo XIX, ‘ritengo di aver fatto una tv giusta nel momento in cui andò all’apogeo la televisione politica di Berlusconi‘.

    E proprio sul rapporto di innegabile competizione del periodo tra Rai e Mediaset, Freccero, dice, si impegnò in una contro-programmazione di qualità (almeno a suo dire) e che mirava a fornire l’alternativa del servizio pubblico televisivo all’esplosione di una tv commerciale a basso costo: ‘Feci una contro-programmazione non per motivi politici, come venne detto, ma per motivi esclusivamente televisivi. Dovevo proporre qualcosa di antitetico al Grande Fratello, non potevo appiattirmi sulle scelte delle tv berlusconiane. Feci una tv d’impegno con Santoro, Luttazzi, Fazio, i due Paolini. E con la satira, importantissima. Rifeci ‘La piovra‘ rifiutata da RaiUno’.

    Dopo cinque anni, inoltre, fece Rockpolitik con Celentano che ‘mi insegnò cos’è l’audience profonda, la provincia… (…) la Rete si dissociò ma fece il 47% di ascolti (…). Nel 2007 andai a fare il presidente di Rai Sat e imparai che eravamo finiti nella tv di culto, nella tv di nicchia. Poi creai Rai 4, la prima tv digitale.

    La tv generalista era morta, ci si doveva rivolgere a target precisi, ad un pubblico colto. La tv cominciava ad assomigliare a internet. Nell’autunno 2016 Netflix arriverà in Italia’.

    Infine, una riflessione sul (falso?) mito degli ascolti. Talvolta si fa di tutto, forse troppo e male per far salire la curva Auditel oltre ogni buon proposito: ‘Audience parola magica? La sentivo per la prima volta. Nella mia testa ci fu una rivoluzione (…). La Rai di allora, malgrado la sua storica supremazia culturale e archeologica, era grigia, si interrompeva alle 23.00, era istituzionale’, conclude.

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