Camilleri: ‘Zingaretti è il miglior Montalbano possibile’ [VIDEO]

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Andrea Camilleri racconta Il Commissario Montalbano, la fiction di Rai Uno con protagonista Luca Zingaretti

da in Commissario Montalbano, Fiction italiane, Rai 1, Luca Zingaretti
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    Andrea Camilleri, autore de Il Commissario Montalbano, racconta in un’intervista com’è nata l’idea del personaggio, come si è evoluto e quanto la fiction di Rai Uno con Luca Zingaretti rispecchi l’essenza della storia; e non finisce qui: lo scrittore siciliano parla anche della sua esperienza di produttore di un altro celeberrimo commissario: Maigret, il personaggio inventato dalla penna di Georges Simenon.

    Il Commissario Montalbano è la fiction che ha battuto qualsiasi record di ascolti: in prima serata o in replica, è lo zoccolo duro della rete ammiraglia di Mamma Rai; una media di dieci milioni di telespettatori, è un appuntamento fisso per gli appassionati del genere. Nonostante il grande pubblico associ Andrea Camilleri al Commissario Montalbano (grazie anche alle esilaranti imitazioni di Fiorello che l’ha fatto conoscere alla platea televisiva), lo scrittore tiene a precisare che il suo Montalbano è fisicamente distante e essenzialmente diverso da quello che appare sullo schermo.

    Il mio personaggio di Montalbano me lo sono sempre immaginato, visto con capelli e baffi; Zingaretti è calvo come una palla di biliardo, non solo, ma è anche molto più giovane del mio Montalbano“, afferma lo scrittore, “nonostante ciò, ho laciato fare al regista perché, avendo fatto per lungo tempo il regista, so come possa essere noioso l’autore, quindi, per non farmi tacciare di noioso, mi sono sempre tenuto lontano dal set. Devo dire che Zingaretti era stato allievo mio all’Accademia, sapevo quanto fosse bravo e questo mi ha confortato molto perché non ha importanza il fisico del ruolo, come si diceva una volta; l’importante è che te la dia a bere per quell’ora e mezza che lui sia il migliore Montalbano possibile, e Zingaretti ci riesce“.

    Sulla bravura di Luca Zingaretti nei panni di Montalbano non c’è nulla da dire: oltre al gusto personale, lo dimostrano i fatti, quindi, parlando di televisione, gli ascolti. Per quanto concerne, invece, il fil rouge che lega Montalbano a Maigret, bisogna fare un passo indietro, esattamente a quando Camilleri faceva il produttore: “Mi interessa parlare da produttore del Maigret televisivo: imparai l’arte di scrivere romanzi gialli seguendo lo sceneggiatore, che destrutturava proprio il romanzo e lo ristruttrava; grazie a questo smontaggio e rimontaggio, imparai a scrifvere il giallo: ecco il mio debito enorme nei riguardi di Simenon.

    Anni dopo, quando mi venne in mente di scrivere il primo poliziesco, mi tornò in mente questo lavoro fatto accanto a Diego Fabbri, sceneggiatore“.

    Parlando, poi, dell’interprete del commissario Maigret, Camilleri ricorda le straordinarie doti di Gino Cervi: “La cosa straordinaria era quello che il pubblico non vedeva mai e cioè a dire la tecnica di Cervi: Cervi non imparò mai la parte a memoria, mai. In sala prove se ne stava così e il suggeritore accanto a lui leggeva le sue battute e Cervi sentiva le risposte degli altri. Mai imparò la parte, però girava col romanzo in tasca e, sentendo una scena, si andava a rileggere il romanzo, come se la suggestione per lui attore valesse di più quella che lui riceveva direttamente dalle pagine di Simenon che non dalla sceneggiatura. Allora come faceva a recitare? C’erano i cosiddetti gobbi, la sua parte era tutta caricata sul rullo; e allora mentre caricava la pipa, faceva una pausa, in realtà leggeva la battuta e poi la diceva. Queste meravigliose pause che dimostrano come una sorta di sottopensiero, in realtà sono fatte da lui per leggere le battute che deve dire, ma le dice in un modo perfetto perché le ha ricavate dal romanzo” .

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