Beppe Fiorello difende la fiction italiana dalle critiche di Saviano: ‘No alle generalizzazioni’

Beppe Fiorello difende la fiction italiana dalle critiche di Saviano: ‘No alle generalizzazioni’

Botta e risposta sulla fiction italiana tra Roberto Saviano e Beppe Fiorello

    Polemica a distanza tra lo scrittore Roberto Saviano e Beppe Fiorello. La fiction italiana tra limiti e potenzialità è lo spunto di questa diatriba partita dalle critiche esternate dall’autore di Gomorra sull’Espresso in un articolo intitolato ‘Quanto buonismo nelle nostre fiction’. Ma cos’avrà detto Saviano per provocare l’immediata reazione del volto simbolo della serialità Rai? Qualcosa che molti critici istituzionali e improvvisati dicono già da parecchi anni.

    Trovando di certo molti telespettatori dalla sua parte, Roberto Saviano non ha riservato un grande trattamento alle fiction nostrane: ‘Nulla resterà delle tante acritiche agiografie di santi e padri della patria diffuse in Italia a mezzo fiction negli ultimi anni. Ritratti buonisti, senza chiaroscuri e sfumature – che dovrebbero costituire il senso di ogni narrazione – immortalmente liquidati dalla geniale caricatura di “Padre Frediani” che gli amanti di Boris, ricorderanno. Con amaro piacere‘. E, in effetti, lo scrittore riprende l’ormai eterno dibattito sulla tendenza agiografica delle fiction prodotte specialmente in Rai con eccezioni più o meno apprezzabili a discostarsi da questo consolidato trend (si pensi alla serie TV cult Romanzo Criminale in onda su Sky Cinema, ma anche ai discussi prodotti della Ares Film in onda su Mediaset). Differenti, seppur non privi di limiti di varia natura, sono intenzioni e risultati a cui approda la serialità statunitense con grandi successi quali 24 e Homeland, in cui il confine tra eroe a tutto tondo e cattivo risulta meno netto.

    A questa sostanziale stroncatura si è opposto Beppe Fiorello: ‘Capisco la critica e le osservazioni sulla fiction italiana, ma come ho detto altre volte non accetto generalizzazioni. Personalmente ho raccontato storie importanti e talvolta scomode. Il manifesto allegato nel tweet precedente riguarda un Tv Movie di circa sette anni fa.

    Raccontò la storia (insabbiata per vent’anni) di Graziella Campagna. Tutti sapevano nessuno parlava e proprio per questo la fiction venne censurata dall’allora Ministro della giustizia che disse: ‘Questa fiction turba la serenità dei magistrati’. Assurdo‘. Ed immediata arriva anche la difesa del proprio lavoro: ‘Solo per dire che la Fiction italiana ha delle eccellenze, e mi piacerebbe però far notare che in America oltre alle due serie citate nell’articolo (24 e Homeland, ndr), ce ne sono (in maggioranza) di totale buonismo, violenza e inutilità sociale. Difendo il mio mestiere perché lo faccio con passione e verità, ma non nascondo che la nostra fiction ha realmente bisogno di trovare una strada nuova. Io ci sto lavorando‘.

    Posizioni opposte a parte, il dibattito resta aperto e attualissimo, considerato che qualche critica analoga a quelle di Saviano ha investito la prima puntata di Gli anni spezzati – Il commissario, in onda proprio ieri su RaiUno.

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