Benigni, il ritorno di un grande cantastorie

Benigni, il ritorno di un grande cantastorie

Uno spettacolo indimenticabile quello offerto da Roberto Benigni nel grande evento in diretta dedicato al V Canto dell'Inferno

    Benigni, il ritorno di un grande cantastorie

    Straordinaria performance di Roberto Benigni che ieri sera ha incantato per tre ore 10 milioni di telespettatori (share 35,7%), con un lungo e appassionante racconto partito dalla contemporaneità della situazione politica e terminato con la grandezza della poesia dantesca. Sesso e amore, politica e satira, sono stati solo spunti per un viaggio alla ricerca del “senso della vita”, percorso con il sorriso sulle labbra e la coscienza in ascolto. Ma i risultati non sono stati quelli sperati, considerato che la puntata finale de Il Capo dei Capi ha sfiorato gli 8 milioni, con il 28,6% di share.

    Poca retorica, tanta passione nelle parole di Benigni, parole che si sono rincorse senza sosta per tre ore, senza interruzioni, senza incertezze, con quella vitalità che solo un racconto spontaneo, a braccio, può restituire al pubblico che ascolta rapito. Una storia che mescola Vangelo e cronaca politica, Platone e Marione di Vergaio, patristica religiosa e pensatori laici, che sembra scorrere talvolta confusa, ma che in realtà simula perfettamente il ritmo irregolare della narrazione orale.
    Nessun gobbo, nessun bicchier d’acqua, nessuna pausa, solo un palco scarno, un microfono e un leggìo, e soprattutto un solo uomo che parla ai suoi contemporanei mischiando sacro e profano. Vanno a braccetto puttane e madonne, Calderoli e San Tommaso D’Aquino, Gesù Cristo e Berlusconi, ma non si sente il benchè minimo accenno di blasfemia: tutto è mitigato dalla grande passione che Benigni dimostra di avere in ogni momento del suo programma per Dante, per la Commedia, per l’universale messaggio che contiene, che cerca di far arrivare nelle case spogliandolo di quella solennità che solitamente accompagna lo studio scolastico dei tre libri dell’opera dantesca.

    Ripercorrere la trasmissione è impossibile: per quanti non l’abbiano vista consigliamo di cercarla on line, sul sito Rai.Tv o su Raiclick (prevista una replica su Raisat Extra questa sera e domani alle 21.00). Nella prima ora e mezza ha lanciato battute a raffica su ogni esponente della classe politica, da Berlusconi - suo preferito – a Mastella, Calderoli, Bondi, D’Alema, Prodi, Veltroni, Padoa Schioppa, ripercorrendo attraverso loro l’ultimo anno e mezzo di politica italiana (da Vallettopoli al caso Sircana), con un occhio di riguardo per i Savoia e la loro richiesta di risarcimento milionaria. Seguendo l’esempio di Maurizio Crozza (che nell’ultima puntata di Crozza Italia Live ha lanciato il Savoiathon) propone un Telethron per una famiglia disagiata che non può comprare l’ultimo yacht chilometrico uscito sul mercato e non ha soldi sufficienti per andare “a puttane”.
    Nel video un altro estratto della prima parte della trasmissione.

    Con questa lunga parte dedicata alla politica – soddisfacendo così quanti cercano il Benigni satirico – ha preso per mano gli spettatori, che rilassatisi con il buonumore lo hanno poi seguito dentro la Commedia.

    Non è stata una semplice lettura ma un’esegesi vera e propria, condotta con leggerezza e con la veemenza di un “innamorato”, perfettamente in linea con il contenuto del V Canto dell’Inferno. Ogni verso letto e commentato, ogni metafora spiegata con le immagini e i personaggi del nostro quotidiano: Francesca da Rimini viene dipinta come una Lady Diana, Gianciotto Malatesta come Ignazio La Russa, Paolo come George Clooney, ma detta così non viene resa, ovviamente, l’atmosfera e lo spirito con il quale Benigni, come un novello Viriglio, conduce lo spettatore dentro la poesia, che non è altro che la metafora della nostra stessa vita.

    E’ questa la parte più bella: la Commedia “ci insegna che ognuno di noi è protagonista di una storia irripetibile”, che il dono più grande che ci è stato dato è la libertà di scegliere, il libero arbitrio, come dimostra il girone degli Ignavi, il peggiore descritto da Dante; ci ricorda come sia necessario avere “orrore dell’indifferenza, capire che dobbiamo scegliere, appartenere e Dante ce lo fa capire”. Altro che Ultra/Ultrà di molleggiata memoria!

    E senza veste di predicatore nel deserto, di possessore della verità, ma con la freschezza di chi non vuole insegnare ma raccontare una storia. E proprio così si chiude la serata, con una standing ovation di 5 minuti (interrotta dalla prima e unica pausa pubblicitaria scattata alle 23.18, terminata la declamazione del Canto) e con un Benigni “contento di sentire il desiderio delle persone di sentirsi raccontare delle storie”. Tutto molto semplice, no?

    Riprendiamo in conclusione un pezzetto della critica di Aldo Grasso, pubblicata questa mattina sul Corriere della Sera: “Sentirlo recitare è pura gratificazione, miracolo donato: sei partecipe di una schiera eletta, sei al cospetto della Divina Commedia, sei complice degli infiniti doni che la Poesia elargisce”.
    Grazie Roberto.

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    Festival di Sanremo 2017

     
     
     
     
     
     
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