‘Barbarossa è il prodotto Rai più venduto all’estero’: parola di Martinelli, che intanto ringrazia la Lega

‘Barbarossa è il prodotto Rai più venduto all’estero’: parola di Martinelli, che intanto ringrazia la Lega

Barbarossa è il film Rai più venduto all'estero: parola di Renzo Martinelli, che finalmente può festeggiare lo sbarco della sua opera su RaiUno

da in Fiction italiane, Rai, Rai 1
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    Va in onda questa sera su RaiUno la prima parte della miniserie Barbarossa, due puntate dirette da Renzo Martinelli che ricostruiscono – romanzandola – la lotta per la libertà di Alberto Da Giussano (interpretato da Raz Degan) contro l’oppressore Federico Barbarossa. Una fiction, coprodotta da RaiFiction e Leone Cinematografica, che ha già avuto un passaggio al cinema (con scarsi risultati) e che è stata al centro dello scandalo intercettazioni che qualche anno fa ha coinvolto Agostino Saccà, allora direttore di RaiFiction, e l’ex premier Silvio Berlusconi. In un’intervista a La Padania il regista della fiction, Renzo Martinelli, racconta i ‘retroscena’ della produzione e soprattutto l’ostracismo incontrato a Viale Mazzini contro la sua opera: è grazie alla Lega se la fiction arriva finalmente in tv, nonostante sia il prodotto tv Rai più venduto all’estero, sostiene il regista. Ma leggiamo le sue dichiarazioni, mentre in alto vediamo in primi minuti del film doppiati in francese.

    La Padania, quotidiano della Lega Nord, accoglie oggi in un’intervista a Renzo Martinelli, regista della miniserie Barbarossa. Beh, giusto e normale, considerato il grande appoggio dato al leader lumbàrd alla produzione di questo titolo, fortemente voluto da Bossi, che non ha mancato di fare ‘una testa tanta’ (come da intercettazioni) al premier Berlusconi, all’epoca del loro idillio.

    Ma le vecchie questioni giudiziario-politiche non interessano a Martinelli, che invece ne approfitta per sfogarsi un po’ e raccontare agli amici padani le peripezie di questo titolo, ingiustamente maltrattato e boicottato dalla Rai. ‘Se finalmente il Barbarossa passerà in tv dovrò dire grazie a Giovanna Bianchi Clerici, consigliere di amministrazione Rai (della Lega, n.d.r.) che ha fatto di tutto per impedire che la trasmissione del mio film venisse ancora una volta spostata, questa volta a giugno‘: si apre con questa dichiarazione l’intervista di Martinelli a La Padania di oggi, intervista che prosegue sulla linea del boicottaggio in corso a Viale Mazzini contro la sua opera.

    In Rai lo ritengono un film ‘leghista’, a forte impronta politica (…) – dice Martinelli – ma nessuno ricorda che Barbarossa è il film prodotto dalla Rai che all’estero ha venduto in assoluto più di tutti gli altri. (…) Nessuno lo dice.

    Fosse stato un film di Moretti si sarebbero levati alti i cori – polemizza ancota il regista – E’ una pellicola epica (…) che all’estero viene presa per quella che è, senza implicazioni politiche. (…) E la comprano a scatola chiusa, dall’Australia al Canada, alla Nuova Zelanda‘.

    Ora la pellicola, in extended version, sbarca in tv: ‘Speriamo faccia un’audience sufficiente a non farci attaccare un’altra volta‘, dice il regista, consapevole del fatto che Barbarossa è atteso con ansia al varco dell’Auditel. ‘E’ un ottimo lavoro epico, spettacolare – dice ancora Martinelli del suo film’ – su un fatto di cui l’Italia dovrebbe essere orgogliosa, anziché essere così polemica‘.

    Intanto Barbarossa è stata prodotto, realizzato, spedito al cinema e ora approda anche in tv. Un percorso che non dovrebbe ripetersi, invece, per il nuovo film di Martinelli, September Eleven, in uscita a novembre. Niente a che fare, ovviamente, con l’11 settembre 2001: il regista torna invece all’11 settembre 1683, data della battaglia campale tra gli alleati della Lega Santa e le truppe Ottomane decise a conquistare Vienna e progressivamente arrivare a Roma. ‘L’obiettivo dei musulmani era quello di conquistare Vienna e arrivare a Roma per trasformare San Pietro in una Moschea. Fu merito di un sacerdote, Marco D’Aviano, se non accadde‘ racconta il regista, che quindi non ha abbandonato il filone delle storie ‘leghiste’: questa volta non si racconta la lotta per la libertà dall’oppressore, ma la guerra contro gli invasori musulmani. Sempre stretta attualità, in fondo.

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