Barbareschi: “In politica per salvare il cinema”

Barbareschi: “In politica per salvare il cinema”

Luca Barbareschi al Giffoni Film Festival in veste di produttore e di onorevole

    Luca Barbareschi, ospite della quinta giornata del Giffoni Film Festival, non ha potuto esimersi da domande sul suo doppio ruolo di uomo di spettacolo e di politico. “Ho dovuto rifiutare una parte in Angeli e Demoni e mi sono chiesto perché sono sceso in politica. La risposta? Salvare il cinema e la cultura italiana, bistrattata da anni di gestione imbecille“.

    Giunto a Giffoni per presentare Qualcuno con cui correre, film israeliano in concorso al Festival tratto dall’omonimo romanzo di David Grossman e coprodotto dalla Casanova Entertainment, Luca Barbareschi si è sottoposto alle domande dei giurati, che hanno principalmente concentrato la propria attenzione sul Barbareschi neodeputato del PdL. “Come si concilia politica e cinema” è stata la domanda che ha definitivamente rotto l”ambiguità’ della sua presenza giffonese, fatta da una ragazza di Y Gen che in compenso ha ricevuto una risposta da manuale: “Non voglio gettare via la mia carriera cinematografica, anche se ho dovuto rinunciare ad una parte nel film Angeli e Demoni che si girerà a settembre. Mi sono domandato cosa sto facendo, ma poi mi sono risposto che proprio da uomo di spettacolo posso aiutare il cinema e il teatro italiano, e in generale la cultura nazionale. Noi abbiamo un patrimonio culturale che il mondo ci invidia, gettato nei sottoscala: siamo seduti su un giacimento di ‘petrolio’ che anni di burocrazia e di gestione imbecille hanno lasciato marcire. Dobbiamo recuperarlo e sono in politica per questo“.

    Altra domanda interessante è arrivata da un ragazzo portoghese, che gli ha chiesto quanto il suo ruolo politico finisca per influenzare il suo modo di guardare un film. “L’arte non ha, nè deve, avere colore politico“, ha detto Barbareschi, che si è poi lasciato andare ad una serie di commenti che hanno provocato un po’ di ‘rumore’ in platea. “Nei Paesi in cui questo si è verificato, come la Russia Sovietica, non ci sono stati accenti artistici e culturali di rilievo” ha infatti aggiunto Barbareschi, che ha poi invitato i ragazzi ad aprire gli occhi su quanti, un po’ furbescamente, nascondono la propria appartenenza politica o ne fanno uno strumento di marketing. “Pensate a Bono degli U2 che lancia ogni disco e ogni concerto con un richiamo alla sostenibilità ecoambientale delle proprie iniziative. Lui e Sting continuano a dire di fare concerti a impatto ambientale zero e poi arrivano in jet privati iperinquinanti.

    Aprite gli occhi, recuperate uno spirito critico“.

    Ma non si può dire che ai giurati del GFF manchi lo spirito critico, visto che hanno controbattuto con puntualità a tutte le risposte date da Barbareschi, il quale si è poi accodato alla lunga lista dei personaggi tv che si sono, negli ultimi tempi, lanciati apertamente contro la televisione italiana. Dopo Pippo Baudo(ospite domani del GFF), che già da tempo conduce una battaglia sull’invasione dei format stranieri, dopo Mike Bongiorno, che ha definito la nostra una ‘tv di Veline’ e dopo Enzo Iacchetti che ne ha denunciato la falsità e la mancanza di valori, anche Barbareschi ha invitato i ragazzi a fuggire dai falsi miti proposti della televisione, in primo luogo da quelli dei vari reality e talent show. “In Qualcuno con cui correre avete potuto apprezzare la qualità delle interpretazioni, la bellezza della scrittura e la bravura del regista e del cast tecnico. Questo è il talento, un talento artigianale che nella tv industrializzata e dominata dai format stranieri non esiste più. Nei reality si punta tutto sulla bellezza e sull’esteriorità, ma sono modelli disastrosi che infondono contenuti sbagliati nella mente e nell’immaginario dei ragazzi”.

    Infine Barbareschi si è lanciato in una doppia promessa: aiutare Claudio Gubitosi, il direttore artistico del Festival, a far crescere ancora di più il GFF e a promuovere una legge contro la pedofilia. “Mi auguro che voi vi rendiate conto della fortuna che avete ad essere qui, dove si sente fluire la vera passione per il cinema. Giffoni è logisticamente difficile da raggiungere, non si può dire che abbia le bellezze di Venezia, eppure il Festival di Venezia è morto, mentre qui si continua a crescere, nonostante tutte le difficoltà. Questo è il vero insegnamento del GFF, con la passione si realizzano tutti i sogni”.

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