Baila!, si attende il verdetto dell’Auditel

Baila! attende il responso dell'Auditel dopo la terza puntata: che ne sarà del talent della d'Urso?

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    Baila, Luca Marin e Martina Colombari

    Anche la terza puntata di Baila! è stata archiviata: per la prima settimana un’intera squadra è stata “eliminata per sempre” – come ha ripetuto fino allo sfinimento Barbara d’Urso – e lo smacco è toccato a quella formata da Kristian Ghedina, Susana Werner e dagli incolpevoli ballerini non famosi Emanuela Idotta e Andrea Evangelisti. ‘Incolpevoli’ perché tutto è stato deciso dalle esibizioni dei Vip, che hanno ballato più dei ‘concorrenti’ chiamati a sostenere nel raggiungimento del loro sogno, sbandierato obiettivo finale del talent. Per distanziarsi da Ballando con le Stelle, Baila! ha sempre sostenuto – tramite conduttrice e regista – che i veri protagonisti della gara sarebbero state le ‘persone comuni’: peccato che ballino davvero poco e che tutta la trasmissione – commenti della giuria tecnica e soprattutto il televoto – ruoti intorno ai vip. E per scongiurare la chiusura anticipata, Baila! ha cercato di travestirsi da Amici di Maria De Filippi, con clip ‘rubate’ in sala prove e commenti acidi in studio.

    I nodi sono venuti al pettine già nella prima puntata, ma il repentino cambio di format – dovuto alla decisione del Tribunale di Roma di sospendere il programma per plagio nei confronti di Ballando con le Stelle – rende ardua una ‘serena’ valutazione sul debutto. Per cui vale la pena di partire dalla seconda puntata, nettamente diversa dalla prima, nella quale si è iniziato a intravedere una forma di ‘meccanismo’ da talent che però ha fatto acqua da tutte le parti.

    Vietata l’eliminazione di una coppia in gara, la settimana scorsa si è puntato sull’eliminazione di un Nip, con pronta sostituzione per permettere alla squadra che aveva perso l’elemento di continuare a gareggiare: una formula del genere, però, non avrebbe portato da nessuna parte se non a un valzer di nip e quindi da ieri è stata introdotta l’eliminazione di squadra, non di coppia, anche se a rigor di sentenza bisognerebbe capire se c’è molta differenza.

    Ma l’innesto più marcato apparso nella terza puntata è stato l’aspetto ‘reality’ modellato sui tanti anni di esperienza di Amici. Come? Semplice: basta prendere spezzoni registrati ‘all’insaputa’ dei concorrenti in sala prove, trasmetterli in diretta e costruirci sopra una polemica. Del resto gli sputi non mancano: la Colombari (e non solo lei) critica le coreografie semplificate per la coppia Marcella Bella/Max Laudadio che vincono serata dopo serata sull’onda della simpatia e non della tecnica; Costantino, sulla scia, critica il fatto che gli ‘scontri diretti’ tra le squadre (che nella prima parte decretano le tre squadre ‘salve’ e le tre squadre in ballottaggio) siano ‘giocati’ su specialità di ballo diverse; sempre Costantino critica il vantaggio dato a Ghedina, che – entrato in sala prove con il resto della truppa – ha ottenuto una settimana in più di prove (è entrato in gara solo nella seconda puntata) e una squadra ad hoc, ma che alla fine, nonostante il tifo della d’Urso, è stato eliminato. Il tutto condito in studio da battibecchi sulla prevalenza dell’interpretazione, dell’emozione, del ‘cuore’ sul mero aspetto tecnico (vi ricorda qualcosa?).

    La gara non è equa, ribadiscono quanti hanno deciso di impegnarsi seriamente nel ballo, scottati probabilmente dal fatto di aver aderito a un programma che doveva essere altro e cambiato in corsa con la ‘decurtazione’ di un aspetto fondamentale in questi casi, quello della giuria tecnica, o della Commissione se preferite: visto che il Tribunale ha cassato i voti dei giudici, tutto è rimasto nelle mani del televoto, con evidente propensione verso la simpatia e l’aspetto più squisitamente televisivo piuttosto che verso la tecnica e i miglioramenti nel ballo. Effetto questo mitigato, almeno sulla carta, dal bilanciamento di un giudizio tecnico, qui assente.

    Ma l’aspetto a nostro avviso più irritante – e presente fin dalla presentazione del talent – è la ‘finta’ prevalenza dei non famosi sui famosi: la ‘favoletta’ de “i concorrenti veri sono persone come noi, che fanno lavori comuni e hanno la passione per il ballo” non ci ha mai convinto. E non ci voleva molto ad avere ragione: ballano più i vip dei concorrenti, anche allo spareggio finale, quando a ‘rischiare’ il sogno sono proprio i non famosi (con una media di due balli per i vip e di uno per i nip in ogni fase di gara); dei sogni dei concorrenti (il premio in palio per il vincitore, sulla carta) non si parla più se non a mo’ di ‘appello finale’ negli ultimi minuti del televoto; i commenti poi ruotano esclusivamente sulle facette di Pozzecco, sulla simpatia della Bella, sulle curve della Fico etc etc.

    Una vera e propria violazione del ‘patto’ stretto con i telespettatori alla vigilia (oltre che con i vip e nip protagonisti, che trovandosi a ‘ballare’, hanno continuato a ballare nonostante il cambio di regolamento): con queste premesse è chiaro che la gara sia impari, squilibrata, scorretta e incoerente. L’abbiamo già detto, i talent sono una cosa seria e la prima cosa che si chiede è un minimo di chiarezza nella gara: qui si gioca a ‘nascondino’, se non a ‘guardie e ladri’….