Ascolti: Una Sera d’Ottobre batte Intelligence

Ascolti: Una Sera d’Ottobre batte Intelligence

Povero Raoul Bova, battuto persino da una miniserie retrò come Una Sera d'Ottobre che ci ha fatto ripiombare in certe produzioni anni '80, scritte male, girate male e interpretate peggio

    Povero Raoul Bova, battuto persino da una miniserie retrò come Una Sera d’Ottobre che ci ha fatto ripiombare in certe produzioni anni ’80, scritte male, girate male e interpretate peggio. Intelligence potrà forse rifarsi venerdì 23 per la sua ultima puntata che dovrà però vedersela con I Migliori Anni. In alto la fine di Una Sera d’Ottobre.

    Partiamo dai dati d’ascolto: 7.321.000 telespettatori e27,54% di share per Una Sera d’Ottobre su RaiUno (in netta risalita rispetto a domenica quando, pur vincendo, ha totalizzato il 23,16% di share e 5.600.000 telespettatori); 4.828.000 telespettatori e share 18,90% per Intelligence su Canale 5.

    Saremo impopolari, ma di miniserie come Una Sera d’Ottobre ne faremo a meno. Non tanto per il finale, smaccatamente orientato alla realizzazione di una seconda parte (furbizia che era mancata all’altro successo prodotto da Edwige Fenech, ovvero Per Una Notte d’Amore), ma per lo svolgimento di una storia che fa acqua da tutte le parti.
    La linea ‘romantica’, la love story tra Alessandro (Gabriele Greco) e Giulia (Vanessa Hessler), segue i canoni tipici di un melodramma light innescato da un colpo di fulmine tra giovani personaggi: poco da dire quindi, visto che se si acetta il patto comunicativo si sa che il loro amore sarà contrastato dalla famiglia di lei, già pronta a vederela in moglie (a 22 anni!) a un ricco rampollo, e ben poco disposta a lasciarla nelle mani di un perito informatico peraltro accusato di rapina.
    Ma fin qui il tutto è ancora accettabile. Peccato che il cuore della storia dovrebbe stare in una linea ‘gialla’, una caso di ‘malagiustizia’ che vede invischiato il protagonista, ingiustamente accusato di rapina e omicidio.

    Chi si mette sulle tracce dei veri colpevoli per accertare la verità? Ma ovviamente l’amata, dalle cui labbra pendono gli investigatori. Memorabili due scene, la chiave di volta della linea ‘investigativa’, che vi riproponiamo in basso e che ricollegano immediatamente al finale presentato in apertura (vi preghiamo di notare il logo della ditta per la quale lavorava Alessandro: vi ricorda per caso qualcosa legato a Microsoft? Anche da queste piccole cose si giudica la qualità di un prodotto: uno sforzo per inventare un logo si poteva pure fare, no?).





    Inutile dire che la trama non sta in piedi: Alessandro è stato incastrato dall’amico fraterno che si ritiene da sempre più bravo di lui e anche da lui tradito perché non si è reso complice di una falsa testimonianza a suo favore; a fare il colpo lui e la ragazza che per non finire in galera di nuovo sono pronti a far fuori altre due persone… insomma un disastro, completato dalla ciliegina dell’arrivo della cavalleria, sotto forma delle forze dell’ordine che in poche ore capiscono tutto, messi sull’avviso dalla giovane Giulia, e si fanno di corsa Firenze-Roma per salvare la vita alla nostra eroina. Una vera e propria favoletta.

    A violare la favoletta il mancato happy end: come ringraziamento, Alessandro dà il ben servito a Giulia, mossa ‘strategica’ per lasciare aperta la porta a una seconda stagione. Se la scrittura è ‘elementare’, la regia non è da meno (eppure parliamo di Vittorio Sindoni), così come la recitazione, retta solo da Ottavia Piccolo (e dici poco!) e da Elisabetta Di Palo, già Mirella Bonelli di Vivere. Di fronte alla pur volenterosa Hessler persino Greco, penalizzato dalla parlata spesso troppo veloce e poco scandita, risalta.

    Una cosa del genere ci ricorda alcuni titoli di fine anni ’80, quando la fiction italiana cercava di muovere i primi passi smarcandosi dalla tradizione dello sceneggiato (dimenticando, però, tutta la portata innovativa e sperimentale della produzione anni ’70) e cercando nuove forme per raccontare la contemporaneità.

    Dispiace, qundi, vedere la megaproduzione di Taodue, votata ai modelli americani declinati nello ‘spaghetti crime’ (ma di alto profilo) cedere di fronte a questa produzione, certo non memorabile, che pure ha sballato l’Auditel: dimostrazione in più che quando RaiUno programma fiction italiana vince, a prescindere.

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