Apocalypse show, un flop (annunciato?)

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Gianfranco Funari nel corso della prima puntata di Apocalypse Show

Apocalypse Show è partito sottotono, ed ecologia, profezie apocalittiche, e uno stile à la Celentano, non hanno dato i risultati sperati. Per dirla con le parole di Gerry Scotti, le trombette hanno battuto i tromboni.

Nonostante il flop, Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno, si è detto soddisfatto “per questo varietà innovativo, di contenuti e che fa pensare. Lo show musicale si è mescolato con temi reali che oggi si dibattono nell’umanità.” Dove fosse l’umanità (quantomeno quella italiana) di cui parla Del Noce, però, non si sa: stando ai dati Auditel, la prima puntata di Apocalypse show, infatti, è stata seguita da poco più di tre milioni di spettatori, con il 17,11 per cento di share. Su Canale 5 La Corrida di Gerry Scotti ha ottenuto praticamente il doppio: il 34,11 per cento pari a 6.048.000 spettatori; se Rai Uno può vantare un aumento del pubblico “colto”, il 17 e passa per cento non è di sicuro un risultato da prima serata per la rete ammiraglia.
Ma perché il flop? Concedete(mi)ci di sperare che dipenda da un sabato sera relativamente estivo che spinge alle uscite, e dal fatto che l’italiano “medio” preferisce il Funari “incazzoso” e alla mano, che non quello impegnato che si impappina leggendo sul gobbo i testi di Cugia. Molto peggio sarebbe pensare che il pubblico italiano su è oramai appiattito su programmi di alto spessore culturale come Grande Fratello e Uno, due, tre…stalla! (Non sto giudicando chi guarda certi programmi. Al massimo chi guarda solo certi “programmi”.)

Fonte | Corriere.it

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Antonino 2 maggio 2007 07:49
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Uscito su “Il Giudizio Universale” il 01/04/2007 01/04/2007 Massimo Fini

FABRIZIO DEL NOCE

>Data di nascita: 3 gennaio 1948
>Luogo di nascita: Torino
>Stato civile: celibe
>Figli: no
>Laurea: i documenti ufficiali Rai sorvolano
>Carriera: inviato Rai di Esteri, corrispon-
dente da New York
>Carica attuale: direttore di Rai Uno

Non si può credere alla gene-
tica. Da una “leggera”
come Maurizio Costanzo, il cui
orizzonte culturale non ha mai
superato la Garbatella, è nato
Saverio, ragazzo serissimo, for-
matosi su solide letture, che,
come regista, si ispira a Dreyer,
Bresson, Ozu e nel 2004 ha
vinto il più selettivo dei Festi-
val, quello di Locarno. Dai
nobili lombi del filosofo Augu-
sto Del Noce, uomo schivo,
severo, austero, è saltato fuori
Fabrizio. Fui una volta, tanti
anni fa, nella casa romana del
professor Del Noce, zeppa di
libri, i mobili scuri, buia, un po’
cupa. Dal padre, filosofo catto-
lico, Fabrizio Del Noce ha preso
solo la tetraggine di fondo. Per
il resto gli è agli antipodi.
Adora le macchine di grossa
cilindrata, i vestiti di Caraceni, i
golf di cashmere, gli smoking
(ne ha, pare, una decina), le
scarpe inglesi, i comfort, i risto-
ranti costosi. Spande. E spende.
I soldi degli altri. Una volta che una comune amica, Rosy
Greco, ci portò a cena insieme volle andare a tutti i costi in
un ristorante super di Piazza delle Coppelle. Poiché si
diceva di ritorno dal Giappone si sentiva in obbligo di
mangiare pesce crudo (non sa che il “sushi” è una leggen-
da occidentale). Arrivò il conto: 700 mila lire. Con gesto
regale tirò fuori la carta di credito. “Paga la Rai” disse.
E’ un maniaco della forma, dell’esteriorità, dell’apparenza.
Quando, nel 1994, fu eletto deputato di Forza Italia orga-
nizzò un corso di “immagine e comunicazione” per i col-
leghi: “Prima lezione: bella presenza; seconda: oratoria
televisiva; terza: cravatte e abbinamento di colori, da tene-
re a mente: i colori scuri sono meglio di quelli chiari, le
cravatte non devono essere fantasiose ma uniformi, il
nodo poi deve essere perfetto”. Poiché si crede fichissimo
gli piace un sacco comparire in pubblico. E fa male. Perché
l’uomo che insegnava comunicazione non sa comunicare
ed è istintivamente odioso, untuoso nella linea forzista dei
Letta-Schifani-Vito-Liguori. Destituito d’ogni ironia e
autoironia è permaloso come una fem-
mina perennemente mestruata. Una
volta che l’inviato di Striscia, Staffelli,
lo pescò al solito super ristorante con
Bruno Vespa (Dio li fa e poi li accop-
pia) per consegnargli il Tapiro d’oro,
gli strappò il microfono, lo immerse
nel cestello dello champagne (noblesse
oblige, paga la Rai) e poi glielo tirò in
faccia. Insomma non la prese bene, il
dandy. Litiga con tutti. Tutti quelli,
naturalmente, con i quali è in una posi-
zione di forza perché il loro lavoro
dipende da lui come direttore
della prima Rete della Rai.
Quelli che non gli vanno a
fagiuolo prima li bacia, come
Giuda, poi li liquida. Senza
pietà. E la sera, rimirandosi
nudo allo specchio e rabbrivi-
dendo di piacere, dall’alluce
all’ombelico, gode al pensiero
del proprio potere.
E’ spocchioso, borioso, pieno
di sé. E senza pudore. Ha
dichiarato: “Sono sempre stato
fuori dal giro, fuori dai giochi”.
Ma per favore: uno che da gior-
nalista si è fatto portare in Par-
lamento da Forza Italia, quan-
do era col vento in poppa, e
che è amico personale di Ber-
lusconi. Del resto si smentisce
da solo. Nel 1994, all’epoca
delle prime nomine Rai berlu-
sconiane, confidò a un croni-
sta: “Se le faccio vedere il
bigliettino che qualche giorno
fa ho scritto per il Big Boss sco-
prirà che quattro nomi su cin-
que siamo riusciti a portarli:
Rossella, Mimun, Angelini e Vigorelli”. Davvero una
bella compagnia (Piero Vigorelli è quel tale che nel
1994, dopo il trionfo elettorale di Berlusconi, si pre-
sentò in Rai avvolto in una bandiera di Forza Italia).
Con tutta probabilità il segreto della personalità di Fabri-
zio Del Noce sta nella sua statura, oltre che nella figura del
padre che non se lo filava e gli preferiva Rocco Buttiglione.
Nel 1994 me ne stavo appollaiato sui gradini di non ricor-
do più quale Palazzetto dello Sport di Roma dove c’era una
convention di Forza Italia. Ad un certo punto vidi che la
gente, nel parterre, correva incontro a qualcuno, attornian-
dolo, coccolandolo, vezzeggiandolo. Ma nemmeno dall’al-
to mi riusciva di scorgerlo. Incuriosito, scesi e mi feci largo
fra la folla. Ma non riuscivo ugualmente a vedere nessuno.
Finchè quando fui proprio in prima fila guardando in
basso vidi un lillipuziano. Ne fui sorpreso, da mezzo
busto televisivo non sembrava. Pippo Baudo lo ha defini-
to “un uomo piccolo che ha bisogno di litigare per arram-
picarsi”. (Gianna Presa era stata più cruda con Amintore
Fanfani: “I piccoli” scrisse sul Borghese
“sono più cattivi degli altri, perché
hanno il cuore più vicino alla ****”).
Quando stavo finendo questo articolo
ho dato un’occhiata in Internet alla
voce “Del Noce”. Son venute fuori
750mila citazioni. E mi è venuto il dub-
bio di essere stato troppo sferzante con
un personaggio così importante. Poi ho
guardato meglio. Depurato della voce
“noce”, intesa come frutto, il direttore
di Rai Uno veniva restituito alle sue
reali dimensioni. Piccolissime.

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Fregato dall'usigrai 29 luglio 2009 18:26
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Ma vi siete dimenticati delle occupazioni della sinistra e di chi nel 1996 dalla sera alla mattina venne epurato per il solo fatto di non essere sul groppone del centrosinistra

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