Antonio Ricci vuole Fiorello a Striscia

Antonio Ricci vuole Fiorello a Striscia

Antonio Ricci vorrebbe Fiorello alla conduzione di Striscia la Notizia

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    Antonio Ricci

    “Sono pronto ad aspettarlo anche per i prossimi 25 anni”: questa la dichiarazione d’amore di Antonio Ricci per Fiorello, in un’intervista rilasciata a Maurizio Caverzan de Il Giornale.

    Fiorello è il sogno segreto di Antonio Ricci: lo vedrebbe bene dietro la scrivania di Striscia la Notizia e se i buon Fiore lo volesse basterebbe uno schiocco di dita per prendere il posto anche della rodata coppia Iacchetti-Greggio. Al di làa del sogno, l’intervista con Caverzan è l’occasione per parlare di tv a tutto campo, utilizzando una significativa metafora calcistica. In un campionato iniziato male per Canale 5, si salvano solo i programmi di Ricci (Striscia e le due Paperissime) e quelli della De Filippi, che fungono rispettivamente da Kakà e da il Pirlo della situazione. Ma il problema non è nei conduttori, come sottolinea Ricci, ma nelle idee e nei tempi di realizzazione. Se lui è un maniaco della preparazione (“Io preparo la cucina, prima e dopo il pranzo. E la star può pensare solo all’esibizione”), lo stesso non si può dire degli altri autori, visti come allenatori.

    “C’è casino in generale – dice Ricci – ma il decadimento dei programmi viene da lontano: ci vorrebbe un certo protezionismo da parte di Rai e Mediaset, che dovrebbero essere obbligate a produrre elevate quote minime di trasmissioni italiane. La tirannia degli ascolti e dei budget non concede il tempo necessario a sperimentare nuovi conduttori, nuovi volti, nuove formule. Le prove vengono considerate perdite di tempo, un’assurdità”. Così la presidenza, ovvero i vertici d’azienda, finiscono per penalizzare quelli che funzionano, magari con spostamenti di palinsesto mirati a difendere i programmi più deboli e non supportare i più forti.

    Intanto la tv procede tra produzioni vintage (I Migliori Anni, Tutti Pazzi per la Tele) che funzionano sul pubblico più agèe e sui reality, che necessitano di un bel po’ di rodaggio prima di essere giudicati di successo e che agiscono sul pubblico più giovane. Ma l’intervista merita una lettura completa: vi rimandiamo all’articolo di Caverzan, una bella lezione di tv per quelli che la guardano e per quelli che vogliono farla.

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