Antonio Ricci: com’è brutta la tv italiana

in un incontro organizzato dal corriere della sera antonio ricci ha ripercorso le tappe della sua carriera televisiva trentennale e ha criticato la televisione italiana di oggi giudicandola brutta e con la paura di rischiare

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    La televisione italiana è brutta, ricicla solo format e ha paura di rischiare. In una parola è immobilizzata. Colpa della pubblicità e dell’Auditel. Questo in sintesi il pensiero di Antonio Ricci dopo 30 anni di onorata carriera televisiva.

    Quello che sta accadendo alla televisione italiana è che non si rischia più. I programmi di successo sono pochi e sempre quelli perché ormai si tende solo ad “italianizzare” format che arrivano già confezionati dall’estero. Questo perché non c’è convenienza ad investire in cose nuove o proprie, quindi si rimaneggia quelle che ci sono”.

    Un’analisi dura ma vera, lucida e allo stesso tempo sconfortante questa di Antonio Ricci che ieri ha festeggiato i suoi 30 anni di attività televisiva ripercorrendo la sua fortunata carriera fatta di tanti programmi di successo in un incontro organizzato a Milano dal Corriere della Sera nella sala Buzzati della sede in via Solferino.

    Secondo il papà di Striscia La Notizia la nostra televisione è ancorata saldamente ai suoi programmi tradizionali, tra i quali c’è sicuramente anche il suo tg satirico, e preferisce acquistare e importare format dall’estero (leggi Grande Fratello, XFactor, Chi vuol essere milionario e tanti altri reality e quiz game) piuttosto che innovarsi facendo leva sui suoi tanti e bravi autori, ai quali sicuramente le idee non mancano. Il problema è poi metterle in pratica e qui è chi sta al vertice che non vuole rischiare. Il motivo è presto detto e in una parola si chiama Auditel. È inutile, ogni volta che qualcuno critica la tv alla fine è qui che si va a parare. L’Auditel, il male della televisione. Il numero degli ascolti che prevale sulla qualità dei programmi. C’è da dire però che quando fa comodo questo “capro espiatorio” viene tirato in ballo per esaltare il successo della propria trasmissione a scapito della concorrenza. Come è successo nella polemica tra Matrix e Porta a Porta al termine del periodo di garanzia autunnale. Ma torniamo a Ricci e al suo attacco alla tv italiana che ha definito “immobilizzata”.

    Ecco con quali parole ha spiegato la tendenza dei programmi:

    Ciò che impedisce l’innovazione è quel meccanismo nato originariamente per rilevare la pubblicità e che invece oggi incide sul peso da dare a ciascun programma: l’Auditel. È questo che costringe ad andare su cose note. Inoltre c’è la tendenza che, in assenza di altri sforzi, si tende ad attirare l’attenzione dei telespettatori verso cose primordiali, come le risse, i pianti. Si va sempre di più, quindi, verso una televisione immobilizzata”. In questo calderone ci si mette anche lui e pur avendo dato vita a trasmissioni di enorme successo, da Drive In a Striscia la Notizia, da Paperissima a Veline fino alla più recente Cultura Moderna, Ricci ammette che tutte le cose che ha fatto “hanno avuto esito seriale”.

    Il suo esordio in televisione avvenne grazie a Beppe Grillo ed è targato Rai: per tre edizioni lavorò a Fantastico. Poi passò a Fininvest, attuale Mediaset, e rivoluzionò il piccolo schermo con Drive In, “la trasmissione che faceva il verso agli anni Ottanta con un’immediatezza nel linguaggio che colpì tutti. Dalla gente fu accolto subito – ha ricordato Antonio Ricci – il favore dell’intellighenzia, come al solito, arrivò dopo”.

    Gli affezionati di Striscia la notizia devono invece ringraziare Bruno Vespa e il telegiornale se a Ricci è venuta l’idea del fortunato programma. Ecco come racconta la sua origine: “Avevo visto Bruno Vespa dare la notizia dell’arresto del responsabile della strage di piazza Fontana, Pietro Valpreda. Siccome quella versione non mi convinceva, ho pensato allora che, finito un tg, avrebbe potuto esserci una trasmissione che analizzasse i fatti ufficiali con un occhio diverso. Striscia la notizia, che ormai va in onda da oltre vent’anni, è stata una scommessa sotto tantissimi punti di vista. Basti pensare che all’inizio durava solo cinque minuti”.

    Eh già, scommessa vinta. Ma per svecchiare la nostra tv cosa bisogna fare?