Antitrust: l’Auditel gonfia i dati di alcuni canali

Dura condanna dell'Antitrust nei confronti dell'Auditel, accusata di gonfiare i dati di ascolto di alcuni canali

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    Proprio nel giorno in cui Fiorello fa stappare lo champagne a Rai Uno per il record di ascolti registrato dall’ultima puntata di Il più grande spettacolo dopo il weekend, (ri)scoppia la polemica sull’Auditel: secondo l’Antitrust ci sarebbe una sovrastima dei dati sull’audience di alcuni canali.

    Dopo l’istruttoria per abuso di posizione dominante avviata dall’Antitrust nel 2009 contro il sistema Auditel, in seguito a un esposto di Sky, è ora in arrivo una dura condanna dell’autorità della concorrenza sui mercati nei confronti dell’Auditel (che, per chi non lo sapesse, rileva dati statistici – quindi soggetti ad errori – sulla base di un campione di 5.163 famiglie, corrispondenti a circa 14.000 individui, che coprono solo 2.090 degli 8.100 comuni d’Italia).

    Ecco cosa ha scritto l’Antitrust nella bozza di provvedimento trasmessa al Garante per le Telecomunicazioni e anticipata da Repubblica: Tra la seconda metà del 2009 e l’ottobre del 2010 l’Auditel non ha pubblicato i dati di ascolto per ciascun canale e per ciascuna piattaforma trasmissiva, come invece avrebbe dovuto. In questo modo l’Auditel non ha permesso di cogliere l’impatto – sulle performance delle diverse piattaforme trasmissive – delle profonde trasformazioni che stanno interessando il settore tv.

    Di fatto questo comportamento ha ostacolato lo sviluppo di nuove offerte da parte delle emittenti televisive già operanti e ha avvantaggiato Rai e Mediaset, che già detengono rispettivamente il 33% e il 26,67% delle azioni del soggetto in questione (l’Auditel).

    Nell’affermare che la produzione di dati di ascolto che sovrastimano la performance solo di alcuni canali (ed in maggiore proporzione quella dei canali più seguiti) costituisce un comportamento abusivo, l’Antitrust segnala inoltre che dalla prima metà del 2008 vengono erroneamente attribuiti i risultati della sua rilevazione anche alle famiglie italiane che non hanno un televisore, pratica questa considerata grave anche dal Garante per le Telecomunicazioni.

    In conclusione l’Autorità sostiene che i comportamenti di Auditel costituiscono violazioni gravi della disciplina a tutela della concorrenza anche e soprattutto perché opera in posizione dominante nel mercato della rilevazione degli ascolti televisivi in Italia.

    Si risolverà mai l’annoso problema dell’Auditel e della sua credibilità? E che fine ha fatto il Qualitel, l’indice di gradimento di cui si parla da tanto tempo?