Lucia Annunziata: ‘I funerali in chiesa di Lucio Dalla segno dell’ipocrisia, basta non dirsi gay’

Lucia Annunziata: ‘I funerali in chiesa di Lucio Dalla segno dell’ipocrisia, basta non dirsi gay’

Lucia Annunziata invita le associazioni gay ad In 1/2 h e parla dei funerali di Lucio Dalla: 'I funerali in chiesa di Lucio Dalla - dice - sono segno dell'ipocrisia, basta non dirsi gay'

    lucia annunziata

    A pochi giorni dalle dichiarazioni infelici sulla libertà di parola per Adriano Celentano, Lucia Annunziata rischia di finire di nuovo nella bufera, stavolta scatenata dai fan di Lucio Dalla: sulla sessualità del cantante – di cui, per la cronaca, non può fregarcene di meno, tantomeno adesso – si è a lungo discusso, così come dei suoi flirt (anche con alcuni cantanti da lui scoperti, si veda Samuele Bersani), ma la Annunziata si è spinta oltre e nel corso di In 1/2 H ha testualmente dichiarato che ‘I funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. È il simbolo di quello che siamo, c’è il permissivismo purché ci si volti dall’altra parte‘.

    Dopo le infelici dichiarazioni sui gay – ‘Avrei difeso l’intervento di Celentano a Sanremo – aveva detto Lucia Annunziata nei giorni scorsi – anche se avesse detto che i gay devono andare al campo di sterminio – la conduttrice di In 1/2 h (pur ribadendo di non sentirsi in dovere di scusarsi per ‘un’espressione chiaramente paradossale’) ha ospitato oggi su Rai 3 alcune associazioni gay e, vista la concomitanza del funerale di Lucio Dalla, ha lanciato il tema del suo mancato coming out, sottolineando come ‘i funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. È il simbolo di quello che siamo, c’è il permissivismo purché ci si volti dall’altra parte‘.

    Una dichiarazione veritiera ma un po’ forte [ed evitabile nel giorno dei funerali; molto meglio il ricordo di Vecchioni e Morgan], cui vale la pena di rispondere con le parole dello stesso Lucio Dalla: al di là delle chiacchiere da bar, il cantante era stato interpellato varie volte sui suoi gusti sessuali, ma nonostante quello che una giornalista ha detto nei giorni scorsi al TG La7 (durante un servizio il cantante è stato definito un ‘omosessuale che non nascondeva di esserlo‘, frase che ha scatenato le proteste di molti), non aveva mai fatto coming out. Ci piace ricordare che, intervistato nel 1979 dalla rivista Lambda, il giornale del movimento di liberazione omosessuale italiano fondato nel 1977, il grande cantante rispose: ‘La mia sessualità probabilmente è uguale alla tua come è uguale all’omosessualità di tanti altri.

    Cioè io non mi sento omosessuale, questo è il problema di fondo, hai capito? Ti ripeto, credo che ogni uomo, e l’ho anche detto e scritto in alcune canzoni, debba organizzare la sua sessualità per quello che sono le sue richieste; è in questo senso che credo nell’organizzazione; però non mi sento omosessuale e mi sembra imbecille che dica di esserlo e mi sembrerebbe ancora più imbecille se mi sentissi omosessuale e non lo dicessi. (…) Io sostengo, invece, da tempo, che sul piano dell’ortodossia dei propri sentimenti, della propria sessualità, ognuno deve comportarsi sempre correttamente secondo quella che è la sua organizzazione mentale, la sua organizzazione sociale, ma da qui a fare delle dichiarazioni di voto mi sembra ridicolo… Non appartengo a nessuna sfera sessuale…‘.

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    Festival di Sanremo 2017

     
     
     
     
     
     
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