Annozero, video ultima puntata. Santoro alla Rai: “Se volete resto: decidete!”

Annozero, video ultima puntata. Santoro alla Rai: “Se volete resto: decidete!”

Michele Santoro nell'anteprima dell'ultima puntata di Annozero fa alla Rai una proposta che 'non si può rifiutare': "Se volete resto a un euro a puntata

    Ci siamo, è in onda l’ultima puntata di Annozero: dopo 5 stagioni (la prima puntata andò in onda nel settembre 2006), il talk politico più contrastato e discusso lascia il palinsesto di RaiDue. E per il gran finale Michele Santoro non rinuncia al botto, rimettendo alla Rai l’ultima parola sulla sua uscita di scena: “Non ho ancora firmato con nessuno e sull’accordo fatto con la Rai è scritto a caratteri cubitali che posso continuare a collaborare con l’Azienda già da domani. Sono pronto a rifare Annozero a 1 euro a puntata. Quindi, presidente Garimberti, discuta col Cda e mi dica finalmente se volete in Rai una trasmissione come Annozero“. Una domanda che Santoro fa da anni senza ottenere risposta. E la puntata parte con un insolito “E adesso al diavolo Annozero, cominci l’Anno Nuovo“.

    Michele Santoro si rivolge direttamente al Presidente della Rai Paolo Garimberti nell’anteprima dell’ultima puntata di Annozero, in onda su RaiDue. Riesce ancora una volta a ribaltare la situazione, lasciando di fatto all’azienda l’ultima parola sul suo addio. Nell’accordo firmato con la Rai, infatti, non si escludono future collaborazioni tra Santoro e la Rai già a partire da domani. Per cui Santoro si rimette sul mercato da uomo ‘libero’, con un’azienda libera (che non l’ha mai riconosciuto come proprio membro), che può quindi decidere se tenerlo con sé ormai chiuse le vicende giudiziarie, cancellate proprio con l’atto di ‘separazione consensuale’, oppure no. E’ da un anno che Santoro fa questa domanda a Garimberti, da quando – esattamente 12 mesi fa – si iniziò a parlare di un suo addio, per il quale Masi stava ardentemente trattando. Senza ottenere risposta.

    Ma vediamo cosa ha detto Santoro, che innanzitutto ha rivendicato il suo essere ‘uomo Rai’: “Caro presidente Garimberti, se fossi in lei non mi preoccuperei di quello che sto per dire ma di quello che lei sta per fare per la Rai. Io sono artefice del mio destino, ma chi è artefice del destino della Rai. Io sono un giornalista della Rai: ho iniziato più di 30 anni fa in uno studio della Rai di Napoli. C’era un tecnico sempre in giacca e cravatta che voleva tutto a puntino e che diceva ‘Noi siamo della Rai’“.
    Scattano quindi i ricordi sull’orgoglio aziendalista che per decenni ha animato chi lavorava soprattutto dietro le quinte dell’azienda.

    Io sono della Rai - ribadisce più volte Santoro – ma il Cda è della Rai? All’annuncio del mio passaggio a Ti Media il titolo ha fatto un salto del 7%; sono stati seppelliti anche gli ascolti del programma per alimentare la macchina del fango. Ma io sono della Rai e sono orgoglioso di esserlo e sono anche il figlio di un macchinista delle Ferrovie, che è riuscito a mandare all’Università cinque figli. Per voi esistono i ricchi e i poveri, mentre nella mia visione del mondo esiste la dignità del lavoro che è la condizione della libertà. E quando si attaccano quelli come me, si attacca anche la possibilità per la gente come mio padre di seguire un sogno. Voi state togliendo anche un sogno a quelli come mio padre“.

    Rivendica la propria apperentenza aziendalista, calpestata dall’ostracismo della politica attraverso le lunghe mani dei vertici di Viale Mazzini. Santoro, infatti, aggiunge: “C‘è una cosa che più di altre ha urtato la mia sensibilità: dicevate che andavo in onda solo perché c’era una sentenza. E mentre io facevo ascolti, la Rai spendeva denaro per portarmi in tribunale. E poi minacce, discussioni interne, perfettamente coordinate con l’Agcom. Ma ci rendiamo conto che siamo l’unico paese in cui il Garante è controllato e lottizzato dalla politica?”

    Si può superare anche l’Agcom – continua Santoro – ma il problema è che non si può sempre resistere, anche quando il tempo della resistenza è finito. E penso che anche ‘l’anno zero’ è finito: lo dimostrano Napoli, Milano… la gente non vuole più fare da spettatore ma vuole partecipare. Io non voglio più andare in onda per una sentenza: e se in Cassazione avessi vinto – cosa di cui sono sicuro – nessuno avrebbe comuque riconosciuto in me un uomo della Rai, ma un figlio delle Toghe Rosse“.

    Poteva poi ignorare il buon Masi? “Noi siamo stati in mano a un direttore generale che non solo non era artefice del destino dell’azienda, ma neanche di fare un bicchiere (riferimento a una storica lite tra Masi e Santoro, l’ormai cult ‘Mavaffaunbicchiere’ n.d.r). Ora c’è ne è un altro (Lorenza Lei, n.d.r.) che deve risolvere il conflitto di interessi.

    Io preferisco andare via“.

    Ma qui la svolta, l’asso nella manica, la rimessa in gioco del suo già celebrato addio: “Ma Presidente, ho fatto un accordo che metteva fine alla vicenda giudiziaria e nel quale c’è scritto a caratteri cubitali che Santoro può continuare a collaborare con la Rai, già da domani. Allora Presidente, la facesse la discussione in CdA e vorrei finalmente capire se voi una trasmissione come questa la volete o no. E vorrei che questa posizione la prendesse finalmente, ora che siete liberi, ora che non ci sono giudici in mezzo. Io non ho ancora firmato nessun contratto con nessun altro. Sono disposto a rifare Annozero a 1 euro a puntata per la prossima stagione“.

    Ovviamente la Rai dirà di no: un modo perfetto quello di Santoro per sottolineare l’assoluta cecità nella gestione aziendale della Tv di Stato. Un’offerta del genere non la rifiuterebbe nessuno: ma qua, purtroppo, non si parla di logiche aziendali, di profitti, di bilanci, si parla purtroppo di politica. Spazio, quindi, alle serie tv…

    Ma vediamo la copertina dell’ultima puntata di Annozero e la prima parte del programma.





    Inevitabile che la consapevolezza dell’ultima puntata renda il clima particolarmente ‘rilassato’: si ha la sensazione dell’ultimo giorno di scuola, grazie anche soprattutto alla ‘spumeggiante’ presenza di Renato Brunetta, più volte protagonista di siparietti con Santoro, e di Antonio Di Pietro. Il pubblico in studio si libera dei legacci dei regolamenti Rai e applaude, ride, si diverte: fenomeno questo notato già nelle ultime settimane, diciamo da dopo il ballottaggio delle amministrative, come se fosse suonata una campanella.



    In basso l’editoriale di Travaglio nell’ultima puntata di Annozero parla del referendum sul legittimo impedimento.



    Per il gran finale, poi, c’è l’ennesimo videomessaggio di Beppe Grillo e una telefonata in diretta di Adriano Celentano, evocato da Santoro nell’anteprima. In basso il video di Grillo e la telefonata di Adriano Celentano.





    E durante la telefonata di Celentano, scatta la rissa tra Santoro e Castelli, che continua a sostenere la tesi non solo che i soldi del canone non debbano servire a far parlare Travaglio & Co, ma anche che la ‘causa’ della massiccia evasione del canone vada ricercata in ‘certe’ trasmissioni. Il clima si scalda, parte un tutti contro tutti che di certo farà discutere.

    In chiusura le vignette di Vauro e Santoro che saluta il pubblico con “Viva la Rai!“. La regia indugia qualche secondo in più del solito sullo studio, che riserva a Santoro una standing ovation. Beh, lui tornerà in tv, quanto meno a La7, per cui il suo pubblico è tranquillo: il problema è della Rai, che perde soldi e credibilità in una botta sola. Complimenti.
    In basso le vignette di Vauro.

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