Annozero infiamma Rai e politica

L’esordio di Michele Santoro sulla libertà d’informazione e sui ‘Farabutti’ ha anche scatenato le reazioni furiose di Scajola che deciso un’istruttoria contro Annozero, mentre Daniela Santanché (nel video in alto), appoggiata da Libero e il Giornale, lancia lo sciopero del canone, scatenando l’indignazione del Presidente della Rai, Paolo Garimberti

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    La prima puntata di Annozero ha infiammato ancor di più il dibattito politico sull’informazione e inaspito i toni dello scontro tra Rai e Governo. L’esordio di Michele Santoro sulla libertà d’informazione e sui ‘Farabutti’ ha sì raggiunto il 22,88% di share ma ha anche scatenato le reazioni furiose di Scajola che deciso un’istruttoria contro Annozero, mentre Daniela Santanché (nel video in alto), appoggiata da Libero e il Giornale, lancia lo sciopero del canone, scatenando l’indignazione del Presidente della Rai, Paolo Garimberti.

    Mettere ordine in questi giorni di furiose polemiche politiche che riguardano i media e l’informazione non è facile, soprattutto perché in Italia si tende sempre ad allargare il cerchio della discussione, finendo per confondere le acque e rendere impossibile capire contro chi o cosa si battaglia.

    Partiamo con le reazioni politiche alla prima puntata di Annozero dedicata ai Farabutti, ovvero a quella classe di giornalisti e operatori dei media che, a detta del premier Silvio Berlusconi, non fanno che gettare fango sulla sua persona, occupandosi di gossip infondati, e scatenano il panico nella popolazione, parlando di crisi economiche in realtà sotto controllo e auspicando di fatto la caduta del Governo. “Io governerò per sempre” è stata l’ultima dichiarazione del Presidente del Consiglio, volta probabilmente a ‘rassicurare’ gli italiani sulla tenuta del Governo in carica.

    Partendo dall’invettiva di Berlusconi contro i giornalisti lanciata a Porta a Porta due settimane fa, Michele Santoro ha fatto un viaggio, fedele alla sua linea ma a nostro avviso mai tanto ‘misurata’ come questa volta (accettiamo critiche), nel nostro giornalismo.

    Ma i toni e i contenuto non sono piaciuti al presidente del Senato, Renato Schifani, e al Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che ha deciso di aprire un’istruttoria contro Annozero per violazione del contratto di servizio della Rai e ha convocato i vertici di Viale Mazzini per la prossima settimana (tra il 7 e l’8 ottobre). “Nessuna intenzione censoria da parte del premier o del Governo – rassicura Scajola – ma personalmente mi augurerei di avere una tv pubblica con una maggiore qualità, maggior serenità nell’informazione, maggior pluralismo e maggiore equilibrio. Il mezzo televisivo ha una potenza che non ha nessun altro strumento di comunicazione: entra in tutte le case ed è visto dal bambini piccolo all’anziano. È evidente che è uno strumento di comunicazione da maneggiare con cura”.

    L’iniziativa di Scajola ha fatto infuriare il Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, che la considera un’indebita ingerenza del Governo in fatti che competono al Parlamento, editore di riferimento. Solo la Commissione di Vigilanza Rai, l’Agcom e il CdA di Viale Mazzini possono intervenire in merito a eventuali “sanzioni, soppressioni di programmi o licenziamenti”, non certo il Governo, dice Zavoli.

    Poteva a questo punto la politica della propaganda lasciarsi scappare questa ghiotta occasione di visibilità? Ovviamente no. Ecco quindi Daniela Santanché, leader del Movimento per l’Italia (che ricordiamo essere fuori dal Parlamento) approfittare di Annozero e cogliere l’occasione di un’ospitata a DomenicaCinque per lanciare un appello di ‘disubbidienza civile’, ovvero smettere di pagare il canone Rai (lo rivediamo nel video di apertura) a fronte di un uso così ‘discutibile’ della tv pubblica. Uno dei suoi cavalli di battaglia, inserito nel programma del suo partito, che torna con costanza nelle sue campagne politiche, come rivediamo anche in basso in un’intervista rilasciata a Klaus Davi circa un anno fa.

    Le hanno fatto immediato eco sia Vittorio Feltri (peraltro tra i protagonisti della puntata di Annozero) con l’editoriale di oggi de Il Giornale, e Maurizio Belpietro su Libero.

    Ecco l’attacco di Feltri: “Basta. Ho deciso di non pagare più il canone Rai. Mi ribello alla tassa inflitta a chiunque possegga un apparecchio televisivo. C’è chi va in piazza per difendere la libertà di stampa, che nessuno minaccia (semmai qualcuno ne abusa), e io sto a casa mia fermamente intenzionato a difendere la mia – la nostra – libertà di non finanziare le bischerate di Santoro e Floris. Per quale arcano motivo devo passare del denaro agli imbonitori della sinistra che insultano coloro i quali non la pensano come loro, li diffamano e li descrivono quali nemici della democrazia? Già l’idea in sé di un abbonamento imposto ai telespettatori è assurda in un mercato basato sulla concorrenza; se poi quell’abbonamento non è legato a una scelta – come è il caso di Premium o di Sky – bensì alla sola proprietà di un televisore, non ci sto. Non ci sto perché ci sono programmi che non voglio vedere né giustificarne la messa in onda contribuendo a finanziarli. Con il canone Rai acquisti in blocco tutto un palinsesto e non ti è permesso scartare le trasmissioni odiose, riducendo il prezzo, e opzionare quelle di tuo gradimento. Ciò non va bene, è disonesto. Non compro un prodotto a scatola chiusa. E se mi obbligano a farlo, protesto. Se la proposta è: o l’intero pacchetto o nulla, propendo per il nulla. Rinuncio anche a ciò che mi piace: le partite di calcio, Porta a Porta, i documentari storici. Pussavia, respingo il servizio pubblico perché pubblico non è. Desidero non essere complice di Santoro, di Fazio, Floris e Bignardi – per citarne alcuni – e reclamo il diritto a non retribuire il lavoro di chi offende e mi dà sui nervi”.

    Ovviamente vi invitiamo a leggere il seguito qui.

    Dal canto suo Maurizio Belpietro su Libero spiega anche come disdire l’abbonamento dopo un attacco molto simile a quello di Feltri. Scrive Belpietro (qui il prosieguo): “Addio Rai, non ti guardo più. C’è un modo solo per staccare la spina ai Michele Santoro, ai Marco Travaglio, ai Fabio Fazio, ai processi nelle piazze virtuali ai maldipiancia e alle offese patite dai teleschermi della tv di Stato: non pagare più il canone. Fate quel che volete, ma non in nome mio. E soprattutto non con i miei 107,50 euro all’anno. E si può fare in modo del tutto legale, spiegato per filo e per segno anche sul sito Rai dedicato agli abbonati, senza avere paura delle conseguenze. Basta avere un quarto d’ora di tempo, inviare una raccomandata alla Agenzia delle Entrate e attendere l’unica pena possibile: un finanziere che metta un sacco di iuta sigillato intorno alla vostra tv. Accade in un caso su dieci e normalmente dopo due o tre anni”.

    La campagna ha ovviamente indignato il presidente della Rai Paolo Garimberti, che l’ha definita “vergognosa”. Noi troviamo tutta questa polemica vergognosa: è proprio gettare funo negli occhi ai telespettatori. Con questi chiari di luna non possiamo che ricordarvi l’iniziativa di Current per l’informazione indipendente: riuscissimo davvero ad averla in Italia!