Anna Maria Tarantola vieta la TV del dolore in Rai: che ne sarà dei programmi di punta?

Anna Maria Tarantola dice basta alla TV del dolore

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    Anna Maria Tarantola dice basta alla tv del dolore

    Anna Maria Tarantola dice basta alla televisione del dolore. La decisione del presidente della Rai potrebbe portare a un cambio radicale nei palinsesti televisivi della Rai, in una relazione inviata alla Commissione di Vigilanza, la Tarantola ha scritto: ‘Ogni singolo pezzo della nostra programmazione, quale che sia il mezzo per cui è stato pensato o attraverso il quale arriva al pubblico, dovrà comunque avere ben chiaro il marchio autorevole del servizio pubblico. Così la fiction, che è uno strumento importante con cui, attraverso la narrazione, si possono aiutare i cittadini a capire e a crescere. Così lo stesso intrattenimento che, mi sento di dirlo con chiarezza, non deve più indulgere nel sensazionalismo e nella tv del dolore. Sono convinta che in Rai vi siano risorse adeguate per cambiare, innovando con intelligenza e equilibrio‘. Più servizio pubblico e addio alla TV sensazionalistica e del dolore, ma come cambieranno così i palinsesti e alcuni dei programmi più seguiti della Rai?

    Pensate a Porta a Porta, che sarà del programma di Bruno Vespa senza i suoi adorati plastici? Come il giornalista avrebbe potuto raccontare alcuni casi di cronaca italiana senza questo ormai mitico supporto: il delitto di Samuele senza il fac-simile della casa di Cogne, l’omicidio di Sarah Scazzi senza la casa di zi’ Michele Misseri, il naufragio della Costa Crociere senza un modellino della nave mal capitanata da Francesco Schettino, il delitto di Chiara Poggi senza la bici uguale, ma proprio identica a quella del principale indiziato (poi prosciolto) Alberto Stasi. Bruno Vespa potrà continuare ad andare in onda, ma dovrà dire addio a tutti i suoi “artefici” per fare ascolti, non solo quelli di plastica, dimenticate il giornalista che sorvola i luoghi delle catastrofi: come ha fatto a suo tempo la sera dopo della tragedia della Costa Concordia.

    La missiva di Anna Maria Tarantola non colpisce però solo Porta a Porta. Come dimenticare Federica Sciarelli che aveva detto in diretta a Chi l’ha visto alla madre di Sarah Scazzi che la figlia era morta? Senza contare le varie ospitate che durante le indagini hanno fatto Sabrina Misseri, la madre Cosima e lo zio Michele. Dite addio a speciali sugli ultimi fatti di cronaca, o a servizi in esterna a La Vita in Diretta su questo o su quell’altro caso e non parliamo solo di Cogne, Garlasco, l’omicidio di Meredith, ma anche dei vari servizi strappalacrime dedicati alle Bestie di Satana o all’omicidio del piccolo Tommaso Onofri. La dichiarazione di Anna Maria Tarantola mette la Rai di fronte a un aut-aut: la televisione pubblica italiana deve rappresentare il ‘ruolo di volano della cultura televisiva che è proprio del servizio pubblico‘ (parole dello stesso presidente Tarantola). Addio a lacrime facili e servizi di tv di dolore (per altro sempre con la colonna sonora di Yann Tiersen, parleremo della salvaguardia dei brani del compositore bretone in un’altra situazione), addio a plastici e a un grandissimo pezzo di TV pubblica italiana.

    Una televisione senza spettacolarizzazione del dolore è possibile e questo potrebbe essere il modo giusto di fare televisione, ce lo sta insegnando tutti i giorni Cristina Parodi nel suo spazio live che in ogni puntata regala una bella storia di speranza, e non è forse meglio, soprattutto di questi tempi, donare un po’ di ottimismo? Ma la Rai riuscirà a vivere lontana dalla TV del dolore? Auguriamo alla nostra tv pubblica di riuscirci e di recuperare la valenza e il valore educativo che negli anni ha avuto: in poche parole più maestro Manzi e meno lacrime. Sappiamo che la missione per la Rai è quasi impossibile.

    E voi che ne pensate? Sognate anche voi una tv lontana dalla spettacolarizzazione del dolore. La Rai potrà fare a meno dei plastici di Vespa e dei suoi “cugini”?